Trame arcobaleno dalla terra di mezzo

Se bazzicate queste pagine, sapete che scrivo spesso di libri con protagonisti queer o che toccano tematiche lgbt, non solo adesso che è il mese dei Pride. Ma non posso non condividere qualche lettura arcobaleno proprio nel mese dei Pride:-) Perché nei libri per ragazzi, io ci credo fermamente, è importante offrire occasioni a tutti i lettori di vedersi rispecchiati e rappresentati. E dall’altra, l’esposizione dei lettori ad esperienze di vita diversificate e differenti dalla propria è un ingrediente che può contribuire ad aumentare l’empatia e la capacità di leggere la complessità del mondo reale.

E allora ecco una mini carrellata di libri che hanno per protagonisti ragazzi che navigano la “terra di mezzo” della prima adolescenza; gli anni nei quali ci si osserva cambiare, ci si proietta, in un modo o nell’altro, verso il mondo esterno e si cerca di definirsi e di trovare degli spiriti affini.

Incominciamo da The Other Boy di M.G.Hennessey, edito in inglese da Harper. Anche se un paio di aspetti mi hanno lasciato perplessa, vi voglio raccontare di questo romanzo (intervallato dalle tavole a fumetti di Sfe R.Monster) perché offre un punto di vista ancora poco comune nella letteratura per ragazzi, e che è importante che abbia visibilità. Incontriamo Shane, che ha dodici anni, ama disegnare fumetti ed è molto dotato nel baseball. Lo seguiamo nella vita quotidiana, conosciamo il suo migliore amico, Josh, la ragazza per la quale ha una cotta, Madeline, e i suoi genitori separati, Rebecca e Adam. Shane sta per affacciarsi ad un momento cruciale della sua crescita: dopo aver assunto, per quattro anni, ormoni bloccanti dello sviluppo, si sente pronto ad iniziare ad assumere testosterone e vedere, così, il suo corpo cambiare come quello dei compagni. Shane si sente a tutti gli effetti un ragazzo, ne è consapevole da quando era piccolo e, con il supporto della mamma, ha iniziato alle elementari il suo percorso di transizione. Da quando si è trasferito con Rebecca a Los Angeles, ha iniziato a vivere assumendo un’identità maschile: una scelta che, da un lato, per lui è fonte di benessere perché rispecchia il suo modo di sentirsi, dall’altro lato, gli genera un senso di colpa e di scollamento rispetto agli amici e ai compagni ai quali non si sente ancora di raccontare il proprio percorso.

Libro The Other Boy di M.G.Hennessey

In The Other Boy vediamo Shane attraversare e navigare questa fase delicata, affrontare il disagio nella relazione col padre, che fatica ancora a processare il percorso del figlio, l’inizio della terapia ormonale, il bullismo scatenato da un compagno di scuola che fa outing, rivelando che Shane anni prima era una bambina, la paura, la sensazione di non essere al sicuro da nessuna parte. Ma anche gli alti e bassi nelle amicizie e nei primissimi approcci con le ragazze, la scoperta del calore che arriva dal supporto di giovani che condividono la sua esperienza, i sentimenti agrodolci che accompagnano il passaggio dei genitori a nuove relazioni sentimentali.

Hennessey costruisce un personaggio multisfaccettato con il quale è facile stabilire empatia, e conclude il libro, giustamente, spiegando che non esiste un solo modo di “essere trans”. Come accennavo, considero davvero importante dare spazio a questo tipo di esperienza nei libri per ragazzi, in un mondo che ancora è lontano dall’essere sicuro ed equo (non mi piace dire inclusivo, ultimamente) per bambini, giovani e adulti come Shane.

Alcune sfumature un po’… meh: Shane sembra aver fatto propria un’idea di maschilita’ un po’stereotipata, della quale è però, in parte, consapevole. Si sente poco virile quando piange perché sa che dai maschi ci si aspetta che non piangano. Trae molto del proprio senso di identità dal contesto sportivo, dall’idea di essere bravo e forte. Non a caso, come in tanti libri e film statunitensi, il momento finale di rivincita e ridefinizione di sé, il momento di svolta nel suo empowerment coincide con una partita nella quale dà il massimo. Certo, non si tratta solo di questo: il supporto della squadra, proprio nel momento in cui pensava di dover abbandonare il baseball dopo l’episodio di outing, diventa per lui una bellissima sorpresa e un tassello prezioso per iniziare a costruire speranza nel futuro.

Shane è un ragazzino fortunato, perché ha accanto a sé poche, ma fondamentali persone che lo supportano incondizionatamente, e frequenta un ambiente scolastico che ha degli strumenti per tutelarlo. Attraverso altri personaggi, entriamo in contatto con storie diverse, con ragazzi che affrontano ostacoli ancora maggiori.

Mi ha lasciato perplessa un pensiero abilista che l’autrice attribuisce a Shane, quando riflette sull’accettazione del proprio corpo confrontando la sua situazione con quella di ragazzi con disabilità fisiche. Devo ancora inquadrare bene questo aspetto; subito mi ha colpito il modo in cui il personaggio esprime questo concetto, in un libro per ragazzi del 2016. Dall’altra parte, in una visione più ampia, il pensiero di Shane si può leggere come il punto di vista di un ragazzino che deve ancora crescere e maturare, non come una visione ideale da condividere. È comunque un nodo che l’autrice non scioglie, che rimane lì.

Mentre The Other Boy ha un’ambientazione contemporanea, gli altri due testi di cui vi racconto hanno in comune un’ambientazione vintage. Entrambe le trame si svolgono a fine Novecento, con la differenza che il primo è stato pubblicato nel 1997, mentre il secondo, autobiografico, è fresco di stampa ma è ambientato a fine anni Novanta. In entrambi i casi incontriamo un* protagonista nell’estate dei 13-14 anni, quella che precede l’inizio della scuola superiore. Un tempo che può essere eccitante per alcuni, un limbo a cui si affacciano dubbi e insicurezze per altri, o tutto questo insieme, naturalmente.

Il primo è The House You Pass on the Way, della pluripremiata autrice Jacqueline Woodson, disponibile in inglese nell’edizione Puffin (Penguin Books). Questo breve romanzo fotografa un passaggio cruciale nella crescita della 13enne Staggerlee Canan, e ce lo racconta in forma retrospettiva. E’ inverno nella cittadina fittizia di Sweet Gum, nel Sud degli Stati Uniti. Siamo alla fine degli anni ’80. Staggerlee (nome che la protagonista ha adottato al posto del più tradizionale Evangeline) ha ricevuto una lettera, il cui contenuto la scuote e la fa ripercorrere tutto quello che è successo nell’estate precedente.

Libro The House You Pass on the Way di Jacqueline Woodson


Non succedono molte cose in questo romanzo, ma Woodson è maestra nel tratteggiare luoghi e sensazioni.
Al centro della narrazione c’è un incontro cruciale, quello tra Staggerlee e la cugina Trout (anche questo un nome elettivo). Una reunion che segna il riavvicinarsi della famiglia della protagonista con la famiglia di origine del padre, dopo un silenzio di 20 anni. Quando muore all’improvviso una delle sorelle del padre, la sorella superstite gli scrive, scossa dal lutto, per proporgli di rimettersi in contatto, e per chiedergli di ospitare per l’estate la propria figlia adolescente. Staggerlee istintivamente decide che deve incontrare la cugina, e spinge i genitori ad accettare.

Questo incontro la segnerà profondamente. Perchè in Trout, finalmente, la ragazzina trova qualcuno in cui rispecchiarsi, qualcuno con il quale sentirsi se stessa e capita, il che che non succede di solito con i suoi coetanei. Sarà perchè Trout è considerata un maschiaccio dagli adulti, sarà perchè ha il coraggio di parlare senza troppi filtri, sarà che anche lei ha una relazione complessa con le diverse dimensioni della sua identità, alla ricerca inquieta di definizioni e di qualcuno che la possa amare esattamente per chi è. Tra i nodi principali che emergono nel rapporto tra le cugine c’è la ricerca di una definizione di sè, dei propri desideri, di quella che sarà la loro sessualità. In un momento chiave, le cugine si dicono che entrambe sono attratte dalle ragazze, si sono innamorate di una ragazza. Sono consapevoli di essere molto giovani, e che questo potrà cambiare crescendo, ma è estremamente liberatorio potersi dire questa cosa, in un contesto familiare e sociale nel quale percepiscono di non potersi confidare o dichiarare apertamente.

Questa componente della loro identità non è, naturalmente, l’unico aspetto con il quale sentono di definirsi. Entrambe devono confrontarsi con altre inquietudini e altre battaglie (interiori o meno). Trout è stata adottata e vive una fase conflittuale nella relazione con i genitori, che sembrano molto preoccupati di farla rientrare in precisi canoni di comportamento e ‘femminilità’. Si sentiva compresa e amata dalla zia Hallique, e la sua morte prematura la fa sentire ancora più sola.
Staggerlee vive sulla propria pelle la difficoltà di essere nata da una coppia mista e di crescere in una comunità prevalentemente nera. I suoi genitori sono abituati a sfidare i pregiudizi; il loro matrimonio, 20 anni prima, era stato il motivo dell’allontanamento da parte delle sorelle del padre, colpevole, ai loro occhi, di aver sposato una donna bianca. Staggerlee ha 3 fratelli, ma sente di essere l’unica a fare fatica nel fronteggiare la diffidenza, le battute dei coetanei, la sensazione di non essere nè carne nè pesce. Lei e Trout hanno anche una sorta di eredità morale comune, cresciute all’ombra del mito (in un certo senso) dei nonni, attivisti per i diritti civili uccisi 20 anni prima in un attentato. Un’eredità non sempre semplice da gestire, in una comunità piccola come Sweet Gum.
Che cosa scrive Trout a Staggerlee in questa lettera che arriva nel cuore dell’inverno? Questo lo potrete scoprire leggendo The House You Pass on the Way. Staggerlee ne è colpita, ma è importante fino a un certo punto, perchè quello che l’incontro con la cugina le ha lasciato, nessuno potrà portarlo via: una maggiore sicurezza che nasce dalla consapevolezza di dover aspettare di crescere, aspettare il momento in cui poter essere pienamente se stessa in tutte le sue sfaccettature.

L’altro libro di cui vi volevo parlare è Flamer di Mike Curato, edito da poco in Italia da Tunuè e tradotto da Diego Bertelli. Curato sceglie la forma della graphic novel per accompagnarci indietro nel tempo, all’estate dei suoi 14 anni. E’ il 1997 e il giovane Aiden Navarro trascorre l’estate, come sempre, al campo scout. Aspetta con ansia l’inizio delle superiori e teme di stare per passare dalla padella alla brace. I bulli del liceo saranno meglio o peggio di quelli che l’hanno tormentato alle medie?

Libro Flamer di Mike Curato

Da un punto di vista, diciamo, antropologico, questo romanzo a fumetti contiene l’equivalente di una puntata di Quark dedicata alle forme della maschilità tossica nella prima adolescenza. Perchè diciamocelo, questa è un’età nella quale si raggiungono punte notevoli di bassezza becera nelle vessazioni alle spese dei coetanei. Aiden è abituato ad essere preso di mira sia a casa, dove l’ambiente è tutt’altro che sereno e sicuro, sia a scuola, dove i bulletti in carica lo perseguitano da anni per i motivi, ovviamente, più gratuiti: è cicciottello e poco atletico, poco virile per i loro standard, la sua famiglia è di origini filippine. Il campo scout gli offre, con le sue routine e i suoi ritmi sempre uguali, un’oasi di prevedibilità in questo momento di incertezza. E anche una parentesi di respiro lontano da casa, dove le scenate violente del padre sono all’ordine del giorno e Aiden non sa come fare per proteggere sua madre e i fratellini.

Ma è l’estate dei suoi 14 anni e niente, anche in vacanza la pubertà arriva con il suo carico di drama. Anche tra gli scout c’è chi lo tormenta per puro divertimento, partendo alla carica quotidianamente con gli insulti più tradizionali della maschilità tossica, appunto, quelli legati a una presunta omosessualità e quindi mancata virilità di Aiden. Mentre si destreggia con i bulli, Aiden riesce comunque a ritagliarsi degli spazi di gioia e leggerezza; ama le attività a contatto con la natura, come il canottaggio, e le chiacchierate notturne in tenda con Elias, uno dei ragazzini più amichevoli e sensibili del gruppo. Proprio questa amicizia, però, lo spingerà ad addentrarsi in una serie di pensieri e questioni che lo scuotono profondamente, portandolo ad interrogarsi sui suoi veri sentimenti e desideri. Desideri che Aiden autocensura sul nascere: lui fa il chierichetto, è cresciuto in un ambiente molto cattolico e non accetta neanche l’ipotesi di incarnare un qualcosa di contrario rispetto ai dogmi nei quali vive immerso. Eppure con quei pensieri, con quella consapevolezza che lentamente si fa strada, deve fare i conti con il dolore e la paura del futuro che quella consapevolezza porta con sè. Siamo nel 1997 e, dall’altra parte dell’oceano, la me 15enne stava attraversando un’estate molto simile, e piuttosto angosciante, a dirla tutta. Il senso di soffocamento, di estraneità verso questa parte inaccettabile di sè che prova Aiden, e che Curato rappresenta molto bene, li ho conosciuti bene. Non avevamo intorno una rete che ci facesse sentire al sicuro, una cultura in cui vederci rappresentati; non saranno stati gli anni ’50 ma il mondo per un adolescente gay in un ambiente cattolico, ecco, non era il massimo per l’autostima e la serenità. Quindi ti capisco, Aiden Navarro, anche se chierichetta non lo sono stata mai (alla tua età mi ero già insubordinata alla cresima).
La paura, la pressione dei bulli e della situazione a casa, il senso di solitudine ad un certo punto creano un mix esplosivo, che porta il nostro protagonista sulla soglia di un gesto estremo.
“Questo libro salverà delle vite”, dice la citazione di Jarrett T. Krosoczka riportata sulla copertina dell’edizione italiana. Sembra una sparata con finalità di marketing, ma non lo è. Potrebbe essere vero, perchè viviamo in un mondo che non è ancora del tutto sicuro e accogliente, non dappertutto e non sempre, per i ragazzini come Aiden, Staggerlee e Shane. Penso ai paesi dell’est europeo dove la tutela dei diritti delle persone lgbt+ si sta riducendo sempre di più, ma anche ai tanti fatti di cronaca delle nostre città: aggressioni, insulti urlati per strada, abusi da parte dei genitori. Penso ai tanti ostacoli che sta incontrando una legge contro l’omotransfobia, il sessismo e l’abilismo che propone di introdurre tutele basilari. Ci sono ancora molti giovani che potranno riconoscersi, in qualche modo, nella storia che Curato ha scelto di condividere, e che potranno trovare uno spiraglio di sollievo tra queste pagine, lasciarsi riscaldare un pochino dal fuoco che in Aiden non ha smesso di bruciare. Delicata, ricca di sfumature e toccante la rappresentazione dell’amicizia tra adolescenti: un legame importante, che può cambiare la vita e che può salvarla.

Curato, M. (2021). Flamer. Tunuè

Hennessey, M.G. (2016). The Other Boy. Harper

Woodson, J. (1997). The House You Pass on the Way. Puffin (Penguin Books)

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