Del diritto all’infanzia libera e selvatica.Almeno un po’

Questo albo dell’autrice svedese Emma AdBåge lo avevo intravisto su un catalogo francese e mi aveva incuriosito e poi, qualche settimana dopo, ho scoperto con piacere che è stato pubblicato da poco anche in italiano, da Camelozampa. Si intitola La buca e parla di libertà, di giochi all’aperto e anche di rabbia e incomprensione tra mondo bambino e adulto.

Non so voi, io ricordo chiaramente come a 4 o 5 anni a volte gli adulti mi sembrassero leggermente ottusi quando non capivano e  ridacchiavano tra loro del mio punto di vista, per quanto le mie spiegazioni fossero serissime. Ricordo di aver pensato, in età pre-scuola elementare, che io no, non sarei stata così, da grande, verso i bambini. Niente, non ho potuto evitare di crescere e non so se sarò all’altezza delle mie aspettative da nana. Ad ogni modo, quella sottile frustrazione la ricordo con chiarezza.

E la ritrovo in questo albo delizioso e provocatorio, che punta il dito sull’intricata ragnatela di ansie e aspettative che noi adulti proiettiamo, più o meno consapevolmente, sui bambini.

La storia è raccontata in prima persona da una voce bambina. Nel giardino della scuola c’è una grande buca un po’ fangosa, sorprendente regalo di un precedente cantiere. I bambini la chiamano La Buca. E la vivono intensamente, inventandosi mille giochi che chi lavora in educazione chiamerebbe destrutturati. Arrampicandosi sulle radici di un albero abbattuto, scivolando, correndo, scavando, raccogliendo rami e sassi. Tutte attività irregolari e sospette agli occhi di un piccolo ma preoccupato manipolo di insegnanti che li osservano dai bordi del magico cratere. Gli adulti vedono la buca come una minaccia alla sicurezza collettiva. Prima o poi qualcuno lì si farà male, qualcuno potrebbe morire, borbottano oscuri. Ma i bambini non ne vogliono sapere di tornare ai rassicuranti spazi e giochi predefiniti  dedicati a loro.

Stranamente nessuno degli scolari si fa male nella Buca. Ma un giorno una bambina inciampa nei lacci delle scarpe salendo le scale, e le sanguina il naso. Panico e paura: seguendo un filo logico discutibile, i grandi decidono prima di vietare la Buca (e i bambini allora si radunano a giocare sul bordo) e poi di tapparla, ricoprirla di terra, adiòs Buca. Sconcertati, i bambini un giorno trovano una piana là dove prima c’era la loro fossa preferita.
Ciondolano per un po’, con malcelata frustrazione, nell’ordinata area gioco, finchè scoprono il Mucchio: un mucchio, appunto, di terra e materiali lasciati lì dagli operai esecutori dell’infame copertura della Buca. E’ tutto pieno di sassi, di radici di alberi, di  scorribande in potenza. Ed ecco che, di fronte al disappunto degli adulti, ricomincia il gioco a base di pura immaginazione, il gioco selvatico all’aperto non inquadrato, non incasellabile in schemi definiti nè perbenino. Un corale gesto di ‘spallucce’ rivolto ai timorosi – e un po’ tristi- insegnanti, che rimangono a guardare.

Sono pagine scanzonate, lucidissime, liberatorie quelle de La buca, rese vive dallo stile realisticamente fumettoso, ricco di dettagli esilaranti, di questa illustratrice pluripremiata al suo esordio in Italia che adotta deliberatamente uno sguardo infantile. Pagine che mettono in evidenza, da una parte, quella fissazione per la sicurezza che ci accompagna sempre più in questi anni, diventando a volte paura irrazionale di tutto ciò che non è routine, che non è prevedibile e controllabile al cento per cento. Un atteggiamento che rischia di contaminare sempre di più anche le vite dei bambini contemporanei. Dall’altra parte, da queste tavole emerge – e viene implicitamente denunciata – una visione piatta e miope dell’infanzia; quella di chi vorrebbe che i bambini fossero, appunto, sempre prevedibili e controllabili. Che non uscissero dalle righe, dagli schemi dei manuali e dai recinti superattrezzati costruiti per loro. Mai spettinati, mai disordinati. Come se il potere dell’immaginazione, la capacità di vedere e toccare e divertirsi con ciò che non c’è o di trasfigurare il reale non fosse la sostanza stessa di cui è fatta l’infanzia. Come se il rischio (relativo), la sperimentazione, lo sporcarsi non fossero ingredienti importanti dell’avventura di crescere.

AdBåge, E. (2020). La buca. Camelozampa

Età consigliata: dai 5 anni.

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