Pagine d’inverno, di attesa, di festa

Care amiche e amici immaginari, come state? Chi mi conosce bene sa che ho intrattenuto a lungo una relazione di amore e odio con tutto quello che gira intorno al Natale. Da qualche anno, mi sono ammorbidita. Adoro le feste del solstizio d’inverno, se e quando significano un tempo di sospensione della routine, dolce far niente epicureo con le mie persone preferite, calduccio (o avventure nel fango) e convivialità. Mi affascinano, tra l’altro, le radici precristiane di queste celebrazioni. Molto meno la retorica mielosa e il consumismo.

Mi piace anche immergermi nei libri con ambientazione invernale o natalizia o entrambe le cose. Quest’anno mi sono contenuta e ve ne racconto solo cinque. ;-)(Se cercate altri spunti di lettura, ne trovate una piccola valanga qui, qui, qui, e anche qui)

Iniziamo con un albo che si colloca proprio nei giorni cruciali dell’arrivo dell’inverno – Piccola orsa non vuole dormire di Amy Hest e Lauren Tobia, edito da Fatatrac.

E’ arrivato l’inverno e un’orsetta piena di vita deve arrendersi alla necessità di andare in letargo. In un serrato dialogo con la madre, esprime la sua resistenza a lasciare

andare tutto quello che ama per cedere al sonno – le stelle, la luna, le colline sulle quali rotolarsi, anche la mamma. E in una lunga contrattazione – che comprende anche una favolosa uscita notturna nella neve – viene rassicurata sul fatto che tutto ciò che ama la aspetterà al risveglio, in primavera.

Se il letargo si fa metafora – esplicita – del sonno in generale, ciò che la dinamica tra le due orse racchiude non è per niente banale. I lunghi rituali, i capricci, le mille richieste dei piccoli umani al momento di andare a dormire sono tante sfaccettature di una riluttanza ad abbandonarsi all’incoscienza, che è anche paura della separazione, di un abbandono permanente.

Una storia dolce, calda, morbida che contiene le ansie – di perdersi qualcosa di più interessante, di perdere tutto – e che è anche una celebrazione della bellezza calma e misteriosa della natura in inverno.

Ci trascina con sé in una dimensione intensamente invernale e notturna anche Mentre tutti dormono di Astrid Lindgren, illustrato da Kitty Crowther, portato in Italia da Il gioco di leggere.

E’ notte, una notte solennemente silenziosa e ferma come sono le notti in alta montagna. Già dalle prime pagine possiamo annusare l’aria gelida che odora di terra ricoperta di neve; possiamo sentire il vento che scuote le cime degli alberi. Mentre tutti dormono, in una fattoria antica le cui origini si perdono nella memoria, solo lui è sveglio: il tomte, lo gnomo guardiano della tradizione svedese, che dorme in un angolo del fienile per risvegliarsi con le tenebre. Tranquillo e gentile, il tomte si aggira intorno alla fattoria con una piccola lanterna, lasciando sulla neve minuscole impronte. Visita la stalla, la scuderia, il pollaio, la cuccia del cane, le camere da letto dove dormono grandi e bambini. Gli animali lo conoscono, aspettano le sue carezze, le sue attenzioni e le sue parole rassicuranti, pronunciate nella lingua degli gnomi. Una lingua semplice e silenziosa che le mucche, i cavalli, le galline, le pecore, i cani e i gatti comprendono e che anche i bambini – se capitasse loro di svegliarsi e incontrare il tomte – potrebbero capire.

Il ritmo è lento, l’atmosfera ovattata, le parole dello gnomo si ripetono come una nenia o un incantesimo che parla di innumerevoli stagioni vissute, di estati e inverni che ritornano ciclicamente in un cerchio senza fine.

Ritmi e riti sono al centro anche di un albo che ho regalato a me e Polpetta quest’anno, e che mi dà i brividi (in senso positivo): The Shortest Day, tratto da una poesia di Susan Cooper, con le illustrazioni di Carson Ellis, edito da Walker Books.

Queste pagine racchiudono un viaggio che ci riporta a ritroso nei millenni, in un’Europa dagli inverni glaciali. I popoli di questo mondo lontano non sapevano ancora spiegare tutti i fenomeni naturali dai quali la loro vita era governata, ma cercavano – come sempre ed ovunque i sapiens sapiens – delle narrazioni e dei rituali per darsi delle spiegazioni, e per esorcizzare ciò che della natura li intimoriva. Come il ridursi delle ore di luce all’avvicinarsi dell’inverno. E così nascono tanti rituali per celebrare il giorno più breve dell’anno e anticipare la gioia del ritorno delle giornate più lunghe e luminose.

Danze intorno al fuoco, luci per decorare gli abeti, ghirlande ottenute intrecciando piante sempreverdi. Echi e simboli di quei giorni, e della festa di Yule, li ritroviamo in molte delle celebrazioni religiose che, nei secoli, sono andate a sovrapporsi nel calendario a questi rituali. Feste che hanno al loro centro concetti legati alla rinascita, alla speranza, alla luce che sappiamo che ritornerà anche nel tempo più buio.

Se la vostra famiglia è laica – o wiccan, o di un’altra fede – ma vi interessa proporre ai vostri bambini una lettura sulla storia alla base del Natale cristiano nella sua essenza più umana, se vogliamo universale, il mio consiglio va sempre su Natale nella stalla di Astrid Lindgren e Lars Klinting (Il gioco di leggere), che secondo me è un capolavoro e ve l’avevo raccontato qui.

Torniamo ai giorni nostri (o quasi, insomma) con un libro uscito da poco. Quando arrivi è Natale di Barbara Ferraro e Serena Mabilia, edito da Lupoguido, ha al suo centro un legame intenso nel quale molti bambini ed ex bambini potranno rispecchiarsi, quello con il giocattolo o pupazzo preferito.

Tobia è pronto a partire con i genitori per andare a passare il Natale dai nonni: un viaggio lunghetto e una vacanza molto attesa, con i suoi colori, i suoi profumi, le sue consuetudini. Ma per un imprevisto alla Mamma ho perso l’aereo, il suo migliore amico, Junior, rimane da solo a casa. Quando se ne accorge, ormai troppo lontano, Tobia si dispera – è il primo Natale che passeranno separati – ma Junior è un orso dalle mille risorse. E con l’aiuto di un nuovo, imprevisto amico, affronterà un viaggio estremamente avventuroso per raggiungere Tobia. Un racconto delicato che parla di attesa – della festa, ma soprattutto di chi sa scaldarci il cuore.

Questa stagione ha visto spuntare in libreria varie riedizioni e riscoperte di preziosi testi vintage legati all’atmosfera natalizia.

Boscodirovo.Storia d’inverno di Jill Barklem (Edizioni EL) non è così antico, ha solo una quarantina d’anni, ma ha tutto il fascino di un classico che trae ispirazione dai paesaggi della campagna inglese (date un’occhiata anche solo a questa splendida copertina: non vorreste essere lì ad abbrustolire fette di pane?).

Ritroviamo in questo volume gli indaffarati topolini che abitano nelle radici e nei tronchi del Boscodirovo. Arriva l’inverno, i topolini più piccoli scoprono con delizia il ritorno della neve ed hanno inizio i preparativi per un grandioso Ballo della Neve che coinvolgono tutta la comunità di roditori. Non è una storia d’azione, come potete immaginare, ma un racconto intessuto di tanti minuziosi dettagli che, nel complesso, ricreano delle atmosfere calde, accoglienti, nelle quali viene voglia di sostare. Ditemi se non vorreste fermarvi un po’ in queste tane favolose.

Per concludere, una diapositiva di come la blogger vorrebbe trascorrere gran parte delle feste del solstizio d’inverno.

Immagine tratta da Boscodirovo. Storia d’inverno di Jill Barklem

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...