Sapore di Natale, parte seconda

O più che di Natale, sapore di inverno e di quel tempo sospeso verso la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo. Stasera vi racconto di due libri di recente uscita in italiano, dal fascino indubbiamente invernale e accomunati da una vena dolcemente malinconica, quasi struggente.

Sorella di neve è un libro illustrato pubblicato da poco da Giunti, Se avete girato per librerie di recente, probabilmente lo avrete intravisto nelle pile di libri messi in evidenza per il periodo natalizio. Scritto da Maja Lunde e gloriosamente illustrato da Lisa Aisato, forse avrà attirato la vostra attenzione per le grandi dimensioni e per la stupenda copertina rossa, che evoca atmosfere vintage, avventure nella neve e qualcosa di misteriosamente natalizio. E la storia che questa copertina racchiude non delude le aspettative, anzi, ha il respiro e la consistenza di un nuovo classico del Natale, diviso non a caso in 24 capitoli e destinato, probabilmente, ad essere presto trasposto sugli schermi.

Incontriamo il protagonista, Christian, undicenne, pochi giorni prima di Natale. La sua è un’età di confine, tra l’infanzia e tutto ciò che viene dopo. Ma quello che sta vivendo è anche un anno di confine, anzi, un anno spartiacque, dopo il quale niente sarà più come prima. Pochi mesi prima la sua adorata sorella maggiore, Juni, è morta, e un’ombra pesante è scesa sulla sua famiglia, un dolore insopportabile grava su tutti loro. Christian amava il Natale, i suoi rumori, i suoi odori, i suoi rituali; ma i suoi genitori ora sembrano dei gusci vuoti, come fantasmi di se stessi. Hanno dimenticato di tirare fuori le decorazioni e il ragazzino si chiede se lo festeggeranno ancora, ormai. Il lutto è presente e tangibile come un velo tra Christian e la sua vita di prima; anche il suo migliore amico, John, è a disagio, non sa più come rapportarsi con lui.

Un giorno, in piscina, il nostro protagonista fa conoscenza con una frizzante ragazzina dai capelli rossi che dice di chiamarsi Hedwig e che vuole fortissimamente diventare sua amica. Nonostante un inizio un po’ burrascoso, il rapporto tra i due prende vita ed inizia a diventare importante per Christian, che finalmente ha di nuovo accanto a sè una persona con la quale sentirsi a suo agio e condividere momenti di calore e di leggerezza, nonostante il macigno che si porta dentro. Qualcosa in lui, insieme a questa bambina esuberante e un po’ eccentrica, scoppiettante di gioia, comincia ad aggiustarsi.
I due ragazzini si ritrovano spesso a giocare con la neve nel giardino di Villa Vischio, la bellissima casa dove Hedwig vive, e dalla quale i genitori di lei sono sempre assenti. Christian inizia ad avvertire che l’amica nasconde qualcosa. La casa, a tratti ha in sè qualcosa di inquietante e indefinibile, un vecchio signore si aggira nei suoi dintorni e consiglia bruscamente a Christian di starne alla larga.

Come Ebenezer Scrooge, questi due bambini devono fare i conti con i propri fantasmi, in un’amicizia ai limiti dell’impossibile che però riuscirà ad aiutare Christian – ed anche Hedwig – ad andare avanti. Il nostro piccolo protagonista, attraverso il tempo prezioso passato con l’amica, riuscirà a ricominciare a sentirsi vivo, a vedere un futuro nel quale potranno ancora esistere la gioia e la speranza, al di là dell’oscurità che ora lo avvolge.
Le illustrazioni di Lisa Aisato hanno uno stile unico, tra il vintage e l’onirico, ed accompagnano deliziosamente il lettore nell’immersione tra queste pagine intense.

Alle vil ha Maja Lundes julebok om sorg – NRK Kultur og underholdning

Il secondo libro di cui vi voglio raccontare è un albo illustrato che non ha a che vedere con il Natale, ma la sua atmosfera di vivido inverno urbano mi sembra particolarmente adatta a questo periodo.
Piccolo in città di Sydney Smith, da poco uscito per i tipi di Orecchio acerbo editore, ci porta attraverso una serie di stupende tavole illustrate dal taglio squisitamente fotografico a seguire l’itinerario di un bambino (ma potrebbe anche essere una bambina) tutto imbacuccato con un cappello a ponpon, stivaletti di gomma gialli a pois rossi e uno zainetto in spalla attraverso una grande città, che probabilmente è Toronto, ma poco importa. Il piccolo protagonista viaggia da solo in autobus, con l’aria pensierosa, malinconica. Scende ad una fermata, cammina nel traffico, poi segue un percorso che conosce. Ha un obiettivo, ma lo scopriamo lentamente.

Le immagini sono potenti, a tratti tengono da sole la scena, come in un silent book. Le parole iniziamo ad udirle dopo alcune pagine.

Io so che vuol dire essere piccoli in città.

Nel caos della metropoli iniziamo a sentire questa piccola voce: la gente non ti vede, i rumori possono spaventarti, tutto è gigantesco e chiassoso e potresti non sapere cosa fare, dice. Potrebbe essere una voce esterna, poi però la narrazione assume una connotazione diversa; ad un tratto capiamo che non solo stiamo ascoltando una voce interiore, ma un monologo rivolto a qualcuno.

Ma io ti conosco.
Ce la farai.
Se vuoi, posso darti qualche consiglio.

E il percorso del nostro protagonista inizia ad assumere un significato, e quello che poteva sembrare un bambino indifeso, vulnerabile, inizia a mostrare la sua agency: è piccolo ma sa dove sta andando, sa muoversi nel quartiere che conosce bene, ha un obiettivo. Ogni tanto lo vediamo attaccare ad un palo un cartello, per la ricerca del suo gatto scomparso. E intanto la sua voce interiore cerca di rassicurare il suo amico, ovunque sia. Gli suggerisce di evitare un certo vicolo, gli mostra un albero su cui nascondersi, un pescivendolo gentile che potrebbe regalargli un pesce, un angolino dove rannicchiarsi per trovare un po’ di calore, un altro dove accovacciarsi ed ascoltare qualcuno che suona il piano.

Nel frattempo ha iniziato a nevicare, e da grigia la città inizia a colorarsi di bianco. Avvertiamo quasi sulla pelle il vento, i fiocchi di neve, le sensazioni pungenti di questo pomeriggio che si fa lentamente sempre più buio, le sagome degli alberi, i contorni dei grattacieli che si fanno sfumati.

Ma casa è sicura e tranquilla.
Il tuo piatto è pieno e la tua coperta è calda.
Se vuoi, puoi tornare.

Anche il nostro viaggiatore torna verso casa. Fuori dalla porta lo aspetta un abbraccio, e forse (forse), dietro quella porta, una sorpresa che lo riempirà di gioia. Non lo sappiamo con certezza.
Di questo albo mi sono innamorata, e un mio piccolo amico lo riceverà per Natale.

Lunde, M., Aisato, L.(2020). Sorella di neve. Giunti

Smith, S. (2020). Piccolo in città. Orecchio acerbo editore.

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