On the Come Up: ritorno a Garden Heights

On the Come Up, libro di Angie Thomas, Rizzoli

Tra un isolamento e una quarantena, in questo gennaio estremamente avventuroso ho recuperato qualche libro lasciato in sospeso. E finalmente, così, ho letto il secondo romanzo di Angie Thomas, autrice di The Hate U Give (di cui avevo scritto qui).

On the come up ci riporta nel quartiere fittizio di Garden Heights, collocato probabilmente nella periferia di Jackson, Mississippi, e ci restituisce di nuovo un quadro multisfaccettato e vivido delle relazioni e delle traiettorie di vita degli abitanti di questo microcosmo, con un focus su un piccolo gruppo di adolescenti afroamericani.

La sua protagonista, Brianna, parte da una situazione familiare più difficile di quella di Starr, protagonista di THUG. Il padre, leggenda dell’hip hop urbano, è morto quando lei era piccola a causa delle violenze tra gang. Jay, la madre, si è rialzata, con impegno e determinazione, dopo anni nella morsa della dipendenza da crack; ora è una presenza forte nella vita di Bri e del fratello, ma la famiglia fa fatica a stare a galla sul piano economico. Nel quadro ci sono anche i nonni paterni, che si sono occupati per anni dei nipoti e che temono una ricaduta della loro madre. E una zia materna giovane, che al contempo sta molto vicino alla nipote e le crea preoccupazioni, immischiata com’è in un giro locale legato allo spaccio di droga.

Bri, come Starr, è una sedicenne che attraversa un periodo difficile, e che vuole e deve trovare la sua voce. La sua passione è il rap e il suo sogno è quello di sfondare come rapper e poter sostenere la sua famiglia. La zia Pooh la aiuta a trovare spazi nei quali mettersi alla prova, e quando Bri registra un suo primo brano, lei stessa è sbalordita dalla velocità con la quale questo si diffonde sul web e nella comunità che frequenta.

Parentesi: tradurre questo libro dev’essere stata una sfida appassionante, data la centralità dei testi rap – dalle battaglie in versi a cui Bri partecipa, ai testi di canzoni e performance in freestyle – e la forte connessione di questi testi con la cultura di riferimento. Chapeau, quindi, a Giuseppe Iacobaci, traduttore di On the Come Up.

La canzone di Bri diventa rapidamente virale, dicevamo. In questo testo composto al momento stesso della registrazione, ha messo tutta la sua rabbia e amarezza non solo per gli episodi di discriminazione subiti a scuola – come Starr, anche Bri frequenta una scuola superiore nella quale i ragazzi di colore rappresentano una minoranza – ma, più in generale, per le tante contraddizioni e complessità che vive e respira intorno a sé, come cittadina afroamericana negli anni di Trump presidente e della crescita del movimento Black lives matter.

Gli stereotipi che vedono ogni ragazzo o ragazza del “ghetto” come un potenziale delinquente, la concreta scarsità di opportunità e risorse che spinge molti giovani tra le braccia delle gang e nei circuiti dello spaccio per trovare una rete di sicurezza e sostegno, la violenza dei gruppi rivali che tragicamente fa parte della quotidianità, la paura sempre presente del razzismo nelle istituzioni.

Bri compone un testo che viene percepito come problematico – i teenager lo adorano, i genitori bianchi allarmati raccolgono firme per censurarlo – perché solo pochi ne colgono la vena sarcastica. È un testo che – gli amici più stretti, il fratello e la zia la mettono in guardia – non la rappresenta davvero, perché, fermandosi ad un livello superficiale di interpretazione, la rappresenta come una giovane gangster, rafforzando gli stereotipi che vorrebbe smontare.

La strada che Bri si trova a percorrere da qui in avanti non è semplice. Dovrà fare via via delle scelte che avranno delle conseguenze, sbattendo sempre e comunque contro il muro di pregiudizi e i doppi standard che la società le riserva, e in un momento in cui la sua vita personale e familiare sembra stare cadendo a pezzi tra molte, diverse difficoltà.

Intorno a lei, tante persone stanno combattendo ognuno la propria battaglia, sui piani più diversi.

Thomas riesce nuovamente a dare vita, attraverso una scrittura solida, con realismo ed empatia, ad un grande affresco di personaggi imperfetti e credibili ai quali è facile affezionarsi. Senza mai il timore di chiamare le cose con il loro nome o di mettere in luce ipocrisie e problemi strutturali della società che in queste pagine viene rispecchiata.

Dopo The Hate U Give, un altro romanzo prezioso per avvicinarsi alla complessità del contesto sociale statunitense contemporaneo.

Thomas, A.(2019). On the Come Up. Rizzoli

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