Sul prendersi cura

Le galline di Sonya, Natura e cultura - Un seme di carota, Topipittori

Uno è un classico, uscito nel 1945 negli Stati Uniti e arrivato da noi da pochissimo.

L’altro probabilmente lo diventerà, un classico.

Ve li racconto insieme perché intravedo almeno due elementi in comune tra questi due albi, a parte l’essere preziosi e molto belli. Entrambi toccano, hanno dentro di sé l’idea del prendersi cura come esperienza chiave, anche e soprattutto nell’infanzia. Ed entrambi contengono moltitudini, hanno in sé impliciti, ma rilevanti discorsi sul senso del nostro stare nel mondo.

Il potere di prendersi cura, anche da piccoli

Un seme di carota ha più di 75 anni e nasce dalla straordinaria coppia artistica che sono Ruth Krauss e Crockett Johnson. Un libro di piccolo formato, dal testo essenziale (intorno alle 100 parole) e dalla palette di colori altrettanto essenziale, tutta giocata su poche tonalità intense di giallo ocra e marrone, con tocchi di arancione e verde. Inconfondibile il tratto di Johnson, figure umane che non hanno realmente bisogno di un fondale o di oggetti di scena per emergere, scoppiettanti di vita.

Quello che succede è qualcosa di apparentemente semplice. Un bambino pianta un seme di carota. Uno solo. Sua madre, suo padre, suo fratello grande gli consigliano di lasciar perdere, il seme non germoglierà. Il bambino non dà retta ai consigli, e continua, flemmatico e senza clamore, a strappare le erbacce e innaffiare il semino.Fino al giorno in cui spunta una enorme, gigantesca carota, proprio come aveva previsto.

Una trama esile solo in superficie, naturalmente, perché a seconda del proprio momento e luogo nella vita, sono tante le direzioni nelle quali il testo potrà portare i lettori.

Chi è teso a osservare le relazioni tra mondo adulto e bambino potrà vedere quelle dinamiche che Maria Polita ha individuato con precisione nella sua recensione su Scaffale Basso. Il pessimismo prudente, di default,dei genitori che, forse, vogliono prevenire la delusione del bambino e prepararlo ad essa. Le potenziali conseguenze di questo atteggiamento – una crescente sfiducia del bambino in se stesso, nelle proprie capacità, nei propri desideri – magicamente non si verificano in questa storia. Anzi, il nostro protagonista quell’approccio pedagogico che punta a scoraggiare invece che a stimolare la sperimentazione, a bloccare gli sforzi in partenza in caso si possa fallire, lo mette in questione.

Nel periodo successivo alla pubblicazione, questo libro, piccolo solo nelle dimensioni, è stato accusato di sfidare l’autorità, perché il piccolo protagonista – orrore!- non dà troppo peso alle indicazioni dei grandi e continua ad innaffiare il suo semino. Seguendo le orme, insomma, dei protagonisti dei grandi classici della letteratura per l’infanzia.

Per molti l’essenza di questa storia sarà riconducibile all’idea del perseverare nel perseguire un obiettivo o un sogno, per quanto il risultato possa apparire incerto.
Un aspetto che mi sembra emergere con altrettanta chiarezza è la dimensione del prendersi cura. Di un semino che diventerà una pianta, come potrebbe essere, in altre circostanze di una persona, un animale, un progetto, un’attività, un luogo. Di se stessi.

I grandi non solo non danno valore alla sua iniziativa, ma sembrano non vedere il piacere che il figlio trae dal coltivare la sua carota. Le dimensioni del rischio (minimo, certo una carota non è una creatura pericolosa), dell’ignoto, l’attesa di una sorpresa, la percezione di sè come persona competente, capace di cura, il bambino le sperimenta e le assapora. Il pessimismo dei genitori e del fratello, il fatto che non lo considerino abbastanza capace lo sfiorano solo. Il piacere del fare da solo, del “generare” in qualche modo qualcosa, è più forte. Quindi lui continuerà a provarci.

Prendersi cura: gioie e difficoltà

Anche ne Le galline di Sonya di Phoebe Wahl – autrice e illustratrice dallo stile incantevole e potente – troviamo al centro l’elemento della cura. Sonya, una bambina che vive, probabilmente, in una piccola fattoria, riceve dal papà un regalo e un incarico preziosi: tre pulcini di cui occuparsi, proprio lei da sola. Sonya prende questo impegno sul serio, ci mette entusiasmo e costanza, e veder crescere le sue tre gallinelle – che iniziano, ad un certo punto, a deporre le uova – la riempie di orgoglio e di meraviglia.

Una sera, però, il pollaio riceve la visita di una volpe dal bosco vicino. La bimba è costretta a confrontarsi con la rabbia e la tristezza della perdita di una delle creature di cui si prendeva cura. Ma anche con i cicli della natura, con la catena alimentare. Nell’elaborare il tutto viene accompagnata dai suoi genitori, con semplicità ed empatia. Anche grazie al loro incoraggiamento, Sonya continua a dedicare tempo e attenzione alle due galline rimaste, e proverà grande gioia quando, un giorno, vedrà un uovo dischiudersi.

Rispetto ai personaggi corrispettivi ne Un seme di carota, qui vediamo gli adulti giocare un ruolo opposto. Il papà e la mamma di Sonya mettono il prendersi cura al centro del loro approccio, lo presentano ai bambini (nella pratica) come un valore, incoraggiano l’autonomia nella figlia con compiti adeguati alle sue capacità, le danno fiducia. Lasciano sbocciare in pace le sue competenze rimanendo a portata di mano o di abbraccio quando si rende necessario un aiuto.
E anche in quel caso, le lasciano sentire e provare quello che sente e prova, perchè anche la preoccupazione, la frustrazione o la tristezza a volte fanno parte del pacchetto, quando ci si prende cura di qualcosa o qualcuno.

Se vi interessa il lavoro di Phoebe Wahl, vi consiglio di dare un’occhiata anche qui, perchè anche la piccola strega Hazel potrebbe entrare tra i preferiti sul vostro scaffale o sul comodino dei vostri bambini. Non è ancora arrivata in Italia. Un caro amico, che ci ha regalato Le galline di Sonya, proponeva di attivare un comitato per portarla anche da noi. Ci state? 😉

Krauss, R., Crockett, J. (2021). Un seme di carota. Topipittori

Wahl, P. (2018). Le galline di Sonya. Natura e Cultura Editrice.

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