“Io dentro gli spari”: un bambino, due vite e la mafia

Dal 1996 Libera promuove, il 21 marzo, la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Per ricollegarmi a questa celebrazione (sulla quale potete trovare maggiori informazioni qui), vi presento Io dentro gli spari di Silvana Gandolfi, romanzo edito da Salani nel 2010, che avevo letto alcuni anni fa e ho riscoperto in questi giorni.

Il libro si snoda attraverso due voci narranti. Quella di Santino, che ha 6 anni e mezzo ed è cresciuto in un paesino siciliano, in un ambiente intriso di cultura mafiosa, e quella di Lucio, che ha quasi 12 anni, vive a Livorno ed è un ragazzino troppo sveglio – quasi innaturalmente sveglio – per la sua età.  Inevitabilmente le due voci si intrecciano e si fondono nel tessere le trame di una storia violenta e dolorosa che, purtroppo, è una tra tante simili e che è importante raccontare.

I familiari di Santino vivono di espedienti; non sono parte della cosca locale, ma vivono ai suoi margini, facendo lavoretti, ottenendo favori, stando attenti a non commettere qualche “sgarro”.  Spesso il padre di Santino lo porta con sè quando deve incontrare misteriosi ‘amici’, ancora fiducioso nel vecchio codice mafioso per cui in presenza di un bambino non gli verrà fatto del male. Ma le cose sono cambiate – come le mezze stagioni, nemmeno la mafia è più quella di una volta.
Un giorno Santino accompagna il papà e il nonno materno in uno dei loro incontri, in un borgo abbandonato. Si allontana dall’auto per accarezzare una capretta, e in pochi secondi si ritrova ‘dentro gli spari’. Il padre e il nonno sono stati uccisi, la loro auto è un’esplosione di sangue, e un uomo, accortosi della sua presenza, lo insegue e riesce a colpirlo. Per un miracolo, Santino si salva e si risveglia, settimane dopo l’accaduto, in ospedale. Nonostante la sua giovanissima età, si ritroverà a dover fare i conti non solo con la perdita e il lutto personali, ma con una scelta difficile, da grandi. Lui conosce il nome dell’assassino di suo padre, lo ha visto in volto, e la sua testimonianza può essere determinante. Mentre lo zio gli intima di non parlare e non diventare ‘un infame’, la mamma lo spinge a cercare di ricordare quello che può.  Santino fa amicizia con Francesco, il magistrato che segue il suo caso, e dopo un lento avvicinamento, lascia crollare le sue barriere e racconta quello che ha visto, rivela i nomi dei colpevoli. Uno dei due si dà alla latitanza, ma Francesco continuerà a cercarlo, lo promette a Santino.
Per il bambino e sua madre è un salto nel buio, è l’inizio di una seconda vita. Lontano dagli affetti, da tutto quello che conoscono, malinconicamente sradicati dalla loro terra, ma anche lontani da chi di loro si vorrebbe vendicare. Nel caso di Santino, anche lontano da quella rete a maglie strette che probabilmente lo avrebbe fagocitato, in mancanza di altre risorse.

Lucio è Santino, cinque anni dopo. E’ un ragazzino cresciuto in fretta, che la madre malaticcia e autoreclusa responsabilizza molto nei confronti della sorellina Ilaria, nata dopo il loro trasferimento in Toscana. Ilaria è cresciuta conoscendo solo la storia ideata dal Programma di protezione dei testimoni: crede che il papà, che non ha mai incontrato, viva in Venezuela. E’ ancora troppo piccola per sapere la verità; mantenere l’equilibrio tra la sua vita passata e quella presente, invece, è un peso costante sulle spalle di Lucio, che per la sorellina inventa una ragnatela intricata di bugie sui genitori. Strappato da tutto ciò che conosceva, ha gettato nuove radici, resiliente, con il supporto di una psicologa. Ha scoperto la passione per la nautica e ha un amico immaginario, il Cacciatore, a cui scrive lettere che poi lancia in mare. Il suo equilibrio tutto sommato regge, finchè un imprevisto non lo getta nel panico più totale, spingendolo a prendere una nave notturna per Palermo insieme ad Ilaria. Solo il Cacciatore, cioè Francesco, lo può aiutare a sbrogliare la situazione nella quale si trova.

Credo che questo sia un buon punto di partenza per parlare di mafia con studenti delle medie o anche delle superiori.   Gandolfi porta il lettore nella mente di Santino e di Lucio con una scrittura tersa e sferzante che non edulcora la realtà, bensì la restituisce attraverso una voce che favorisce l’empatia e l’immedesimazione.
La parte finale, con la fuga a Palermo e i fatti che si susseguono rapidissimi per il piccolo protagonista, mi ha lasciato un po’ perplessa. Credo che l’autrice abbia voluto introdurre una componente ‘avventurosa’ alla trama –  con Lucio che unisce in sè elementi di ingenuità e abilità da detective in erba – e allo stesso tempo dare al lettore uno scioglimento positivo. Il finale apre uno spiraglio di speranza in più sul futuro di Lucio, che potrà andare avanti, lasciandosi alle spalle alcune delle paure che lo legavano al passato.

Gandolfi, S. (2010). Io dentro gli spari. Salani

Età consigliata: dai 12 anni.

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