Storia di Giulia che non voleva vivere in un barattolo

Quanto pesano ancora gli stereotipi di genere sull’educazione di bambini e bambine?

Storia di Giulia che aveva un’ombra da bambino – testi di Christian Bruel ed illustrazioni di Anne Bozellee – è un albo illustrato pubblicato in Francia negli anni ’70, uscito in Italia nel 1978 e che la casa editrice Settenove ha ripubblicato nel 2015. Anche se le affascinanti illustrazioni di questo libro ci riportano ad un’estetica anni ’70, la sua storia si presta quanto mai ad essere ri-raccontata ai giorni nostri, nel mezzo degli accesi (e a tratti surreali) dibattiti sulla ‘teoria del gender’ e di quella “rigenderizzazione” dell’infanzia di cui ha scritto Loredana Lipperini, tra gli altri: il riemergere di insidiosi stereotipi di genere applicati ai prodotti, anche culturali, per bambini.

Giulia è una bambina come tante altre: vivace, curiosa, spettinata, stropicciata, sempre in movimento e non particolarmente portata per un ruolo di figlia ornamentale. Peccato che mamma e papà non riescano a “vederla” e ad abbracciarla (in senso letterale e figurato) così com’è. La vorrebbero più compita, silenziosa, ordinata e perbenino e la “riconoscono” solo quando riescono a ridurla, in superficie, alla loro idea di bambina. Di qui continui, esasperanti rimbrotti e critiche, tra cui quel “Sei un maschio mancato!” che risuona ossessivamente nella testa di Giulia. Che, una mattina, si risveglia con un’ombra da maschietto: un’ombra che la segue, imitando e motteggiando i suoi gesti fino ad angosciarla, come ad incarnare il disagio della bambina, la sua frustrazione, il contrasto tra la sua naturale personalità ed i limiti entro i quali i genitori vogliono farla rientrare.

Il malessere di Giulia culmina in una fuga al parco, dove l’incontro con un altro bambino che sta affrontando le sue stesse difficoltà – accusato di comportarsi da ‘femminuccia’ – la porta a riflettere e a ribellarsi all’idea che maschi e femmine debbano essere etichettati e inscatolati in barattoli separati come se fossero cetriolini. Il finale è aperto: quello che è certo è la nuova consapevolezza di Giulia, potenzialmente un germoglio di resistenza alle piccole e grandi discriminazioni che inevitabilmente continuerà a dover affrontare crescendo, a partire dalle mura di casa.

Difficile non pensare ad Extraterrestre alla pari di Bianca Pitzorno – pubblicato per la prima volta nel 1979, pietra miliare nell’ambito dei libri per ragazzi sull’identità di genere.

In Extraterrestre alla pari, protagonista è Mo, giovane alien* proveniente da Deneb, un pianeta nel quale il sesso delle persone si definisce solo in età adulta. Attraverso un programma di scambio intergalattico, viene accolto/a da una famiglia terrestre, e si scontra, così, con i forti pregiudizi e stereotipi di genere che caratterizzavano in molti casi l’educazione dei bambini negli anni ’70 (e non solo allora). Letteralmente sconvolti dal fatto di non sapere se il piccolo ospite è maschio o femmina, i genitori affidatari non sanno come rapportarsi con lui/lei, e cercano disperatamente – con improbabili risultati – di determinarne il sesso, per poi imporgli/le aspettative, giochi, regole e abitudini nettamente diversi, a seconda dell’esito.

Per la sua portata radicalmente critica, probabilmente Extraterrestre alla pari sta alla letteratura per bambini come Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti – prezioso saggio del 1973 dedicato al condizionamento sociale precoce nella formazione dei ruoli di genere –  sta alla pedagogia.

Anche voi avete letto Storia di Giulia o Extraterrestre alla pari? Secondo voi, quanto è cambiato lo scenario da allora? La mia sensazione è che il discorso pubblico sul contrasto degli stereotipi si sia molto diffuso (la letteratura per bambini dà un contributo importante a questo processo, così come, per esempio, gli studi sul sessismo nei libri di testo e il lavoro delle associazioni), ma che stia emergendo anche una tendenza – forse una resistenza al lento cambiamento in atto – che va nella direzione opposta (ne parlo anche qui).

“Buona fortuna, Cecilia!” è il grido con cui alcuni dei protagonisti del libro di Bianca Pitzorno salutano una bambina che decide di rimanere sulla Terra, anzichè trasferirsi su Deneb insieme a Mo. Un augurio che si può estendere a Giulia, al suo amichetto del parco e a tutti i bambini di oggi, sperando che possano, sempre di più, essere se stessi e basta.

 

Biemmi, I. (2011). Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari. Rosenberg & Sellier.

Bruel, C., Bozellee, A. (2015). Storia di Giulia che aveva un’ombra da bambino. Settenove
Età consigliata: dai 6 anni.

Gianini Belotti, E. (1973). Dalla parte delle bambine. Feltrinelli

Lipperini, L. (2007). Ancora dalla parte delle bambine. Feltrinelli

Pitzorno, B. (1979). Extraterrestre alla pari. Edizione recente: Einaudi (2003).
Età consigliata: dai 9 anni.

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