4 motivi  e 4 libri per parlare ai bambini del Pride

Siamo nel pieno della stagione dei Pride, la manifestazione cardine nel calendario delle comunità LGBT+.

Un appuntamento  che racchiude al suo interno sia una dimensione rivendicativa – per mettere il focus sui diritti che mancano e sui problemi ancora da risolvere – ed una identitaria – è un momento chiave nel quale si afferma, in una cornice collettiva, il diritto ad essere chi si è, ad amare chi si ama, al di là di stereotipi e pregiudizi.

Perché parlarne a bambini e bambine, e perché andare alla manifestazione insieme?

Parlo proprio di bambini. Per ragazzi e ragazze adolescenti si trova parecchio materiale (anche nel piccolo di questo blog potete trovare parecchie recensioni di narrativa, fumetti,ecc.). Ed esistono opere anche di divulgazione mirate e di buon livello. Ma penso proprio ad una fascia di età più bassa. Quella che sempre più viene tagliata fuori da proposte di educazione affettiva e sessuale. Quella che viene indicata retoricamente come da proteggere dagli attacchi delle (inesistenti) “teorie gender”, e che invece diventerà sempre più vulnerabile se non le diamo strumenti di conoscenza adeguati all’età, se lasciamo tanti argomenti nel non detto.

Ecco 4 buoni motivi per andare al Pride con i bambini (o per utilizzarlo come occasione per aprire una conversazione), accompagnati da qualche titolo che può essere di aiuto nell’attraversare questi temi!

1)Perché al centro dei Pride ci sono i diritti e la libertà di tutte e tutti di essere ed amare

Diritti che sono stati conquistati, e sui quali il rischio di tornare indietro c’è sempre. Una libertà di esistere, mettere radici e fiorire in ogni dimensione della vita, a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che viene ancora messa in questione da una parte della società, e da una parte della politica che semina attivamente odio e oscurantismo per raccogliere consenso.

In questo senso, il Pride è un’occasione per aprire o approfondire una conversazione su questi temi, a qualsiasi età, con il linguaggio adatto. E partecipare di persona è un gesto di attivismo civico: se proteggiamo i diritti di tutti e tutte, siamo tutti e tutte più forti. Che ci riguardino in prima persona o meno.

Un libro per cominciare >> ‘Twas the night before Pride di Joanna McClintick e Juana Medina, edito da Walker Books.

Un titolo nuovo e per certi versi analogo, già disponibile in italiano, è Pride di Eric Huang (Lo Stampatello).

2)Per trasmettere a tua figlia o tuo figlio l’idea che tutte le possibilità sono aperte, e che va bene così

Se tuo figlio o tua figlia (o tuo/tua nipote,ecc.) è ancora lontano dall’adolescenza, sapere che esistono tante possibilità e forme di amore, di relazione, di famiglia, contribuirà a mantenere il suo orizzonte più ampio e a sviluppare anticorpi verso i pregiudizi che incontrerà, presto o tardi, tra i pari o in altri contesti.

Tra qualche anno, potrebbe prima o poi sperimentare anche lei o lui delle emozioni difficili da incasellare. Sapere fin da piccolo o da piccola che da parte tua ci sono apertura e assenza di stigmi verso le identità LGBT+ potrebbe essere un elemento protettivo per il suo benessere mentale futuro. Ed è anche più probabile che diventi un buon alleato o alleata di eventuali amici e amiche che faranno coming out tra qualche anno.

Quando ero adolescente negli anni 90, avrei avuto tanto, tanto bisogno di due chiacchiere con qualcuno più grande che mi dicesse che sarebbe andato tutto bene, che io ero ok, che il mondo non sarebbe finito perché ero lesbica. Oggi per fortuna le persone giovani possono contare su molte più risorse informative e visibilità, ma sapere che nella loro famiglia o rete affettiva c’è apertura può essere comunque una svolta.

Un libro per cominciare>> Il grande grosso libro delle famiglie di Mary Hoffman e Ros Asquith (Lo Stampatello)

3) Perché parlare dei temi del Pride vuol dire affrontare anche gli stereotipi di genere

Le tematiche legate ad orientamento sessuale, identità di genere, diversità del forme di famiglia sono strettamente intrecciate con quelle che hanno a che vedere con gli stereotipi di genere. Non è un caso che i movimenti di liberazione omosessuale siano nati, nei paesi del nord del mondo, in stretta relazione con quelli femministi di seconda ondata, dagli anni Sessanta in poi. Movimenti che hanno messo in questione la “naturalità” ed immutabilità dei ruoli di genere tradizionali e dei modelli di coppia e di famiglia che ne derivavano.

Basta scavare un attimino ed è naturale passare dal parlare di identità LGBT+ al toccare temi legati alle aspettative di genere in senso più generale. Cosa significa, per esempio, parlare di giochi da maschi o da femmine? Esistono modi di comportarsi da maschi o da femmine? Gli stereotipi di genere sono tanti e insidiosi, perché spuntano fuori da tutte le parti. Provare a decostruirli si può, e se si inizia da piccoli a ragionare e non dare nulla per scontato, è molto meglio.

Un libro per cominciare>> Rosa, blu e tu! Domande per bambinə sugli stereotipi di genere di Elise Gravel e Mykaell Blais (BeccoGiallo)

Qui trovi info su questo albo e molti altri

4) Perché il Pride può offrire un’occasione per parlare dei corpi e della loro diversità

Uno degli argomenti (piuttosto inconsistenti) che spesso vengono espressi contro i Pride è che sarebbero “una carnevalata”.

Chi lo dice chiaramente non conosce o sceglie di ignorare la storia e il senso di questa manifestazione. E punta il dito contro qualcosa che gli o le crea disagio, come ad esempio persone in costumi esuberanti, drag queen o in generale persone con un’espressione di genere che viene percepita come una rottura della norma – non abbastanza maschile o femminile, ad esempio – e quindi come una provocazione o un pericolo.

Fare un pezzetto di un corteo del Pride con i bambini e le bambine potrà, probabilmente, attivare in loro curiosità e domande. Può essere un’occasione come un’altra per dare spazio a chiacchierate sulla diversità dei corpi, su come non esiste un solo modello di corpo maschile o femminile a cui conformarsi, ma ci sono tante sfumature possibili, sulla necessità di sentirsi a proprio agio nei propri panni al di là di standard imposti dall’esterno, e tanto altro ancora.

Un libro per cominciare (per bambini e bambine dagli 8-9 anni in su)>> Il tuo corpo e gli altri di Katharina von der Gathen e Anke Kuhl (Galileo)

Puoi considerarlo un investimento prima dell’adolescenza!

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