Di orsi e libertà

Nelle ultime settimane ho incontrato sulla mia strada di assaggiatrice di libri due albi splendidi ed intensi che hanno entrambi dei protagonisti grandi, grossi e pelosi ed al centro una traiettoria comune di ricerca della libertà.

1.Il viaggio di Oregon di Louis Joos e Rascal (Clichy edizioni, traduzione di Tommaso Gurrieri) è un classico della letteratura francofona, pubblicato per la prima volta nel 1993 e finalmente arrivato sui nostri scaffali lo scorso anno. La voce narrante è quella di un clown, siamo negli Stati Uniti probabilmente tra gli anni Cinquanta e i Sessanta del ‘900.

Il clown Duke e l’orso si conoscono allo Star Circus. Oregon ha il nome di un posto pieno di foreste. Un luogo che, evidentemente, ricorda nonostante abbia trascorso gran parte della vita in cattività – o forse il suo è un ricordo ancestrale? E una sera, quando il clown lo riaccompagna alla sua gabbia, l’orso chiede al clown di aiutarlo a raggiungere il grande bosco. L’uomo decide al volo, e i due si allontanano, silenziosi.

Inizia un viaggio lungo attraverso il paese con pochissimi soldi in tasca, tra autostop, corse clandestine in treno, campi di grano rossiccio da attraversare, notti in squallidi motel ed altre sotto cieli stellati. I due si lasciano alle spalle i paesaggi industriali e percorrono grandi distanze, uniti da una tenera complicità che deriva, forse, anche da vissuti per certi versi vicini – Duke perchè è una persona con nanismo che ha passato la vita dietro una maschera per far ridere il pubblico, Oregon perché è stato strappato alla natura e tenuto prigioniero per il divertimento degli umani. Via via che i due viaggiano, l’orso – che all’inizio vediamo prendere l’autobus con nonchalance – torna ad avvicinarsi sempre più alla sua identità di animale selvatico.

E quando finalmente arrivano a destinazione, sarà il momento anche per Duke di cercare una nuova strada.
Un albo dolce e struggente dalle illustrazioni magnifiche, che racconta la necessità di allontanarsi per poter vivere una vita più autentica, nel rispetto di sé stessi e della propria natura.

2.L’orsa maggiore, di Libby Gleeson e Armin Greder (Orecchio acerbo editore) è anche questo un classico, uscito nel 1999, e da pochissimo arrivato in Italia. Anche questo albo, che ci trasporta in un’ambientazione di tanti secoli fa, ha al centro la figura di un’orsa addestrata in cattività, che vive al seguito di un circo itinerante, chiusa in gabbia e costretta ad esibirsi tra urla e maltrattamenti.

Anno dopo anno, sera dopo sera, questo grande e intelligente animale sopporta la prigionia, le sassate, gli abusi, e danza a comando sotto gli sguardi di un pubblico dai tratti grotteschi. Un pubblico che sembra godere nel vedere una creatura così possente soggiogata dall’uomo.

Fino a che, una notte, in un paese di montagna, sotto un cielo stellato che sembra quello dipinto da Van Gogh, succede qualcosa. Qualcosa in lei si rivolta. Una rabbia profonda si riversa sulla folla. L’orsa fa qualcosa di totalmente inaspettato. E riconquista la sua libertà e il suo posto nel cosmo.

Un racconto potente e visionario che ipotizza l’origine della costellazione dell’Orsa Maggiore e al contempo mette in questione le iniquità della relazione tra umani ed animali. In un ambito specifico, quello dello spettacolo circense, che anche oggi rimane molto problematico sul piano dello sfruttamento e della crudeltà sugli animali selvatici. Ma anche più in generale, perché il rapporto che abbiamo con gli altri esseri viventi del pianeta è pieno di contraddizioni in tanti ambiti. Libby Gleeson ed Armin Greder, in queste pagine, restituiscono all’orsa la sua voce. E la sua voce è un fortissimo ruglio che sembra scuotere il cielo.

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