Non una recensione, ma dei pensieri sparsi.
Oggi è la Giornata della Memoria, e arriva in un mondo che sembra tragicamente sempre più privo di memoria. Tutto quello che è successo nell’Europa degli anni Trenta e Quaranta sta succedendo adesso.
A Gaza continua ad essere in corso un genocidio, perpetrato da Israele con il sostegno e la connivenza di molti altri governi, tra cui quelli che stanno per radere tutto al suolo per costruire dei resort. Negli Usa la milizia di Trump fa rastrellamenti, rinchiude adulti e bambini nei centri di detenzione, uccide e terrorizza persone disarmate per la strada. Il volto più feroce del progetto colonialista ed imperialista occidentale si sta mostrando senza filtri in tanti paesi del mondo.
Tutto in uno scenario nel quale l’umanità dovrebbe, invece, unire pacificamente le forze per arginare il disastro ambientale dietro l’angolo. Stiamo in una botte di ferro, insomma.
Ha senso in questo momento la Giornata della Memoria? Io credo che dovrebbe averne tanto, soprattutto se accanto alle letture o ai film dedicati al periodo della Shoah si affianca, appena possibile e con un linguaggio adatto alle diverse età, l’informazione e la discussione su quello che sta accadendo adesso, davanti ai nostri occhi.
Qui sotto ho raccolto qualche spunto di lettura condiviso negli anni scorsi, ma non è una bibliografia esaustiva.
Se cerchi una bibliografia ragionata per lavorare su questo tema con la tua classe, ti consiglio prima di tutto il portale Teste Fiorite. Roberta Favia è una voce autorevole e particolarmente competente su questo ambito, oltre che su molti altri.
Di narrazioni con dentro questo tema ne ho incontrate molte di più, specie da ragazzina, e mi hanno segnato l’immaginario profondamente, ma non li ho mai riprese in mano metodicamente in questi anni di blog. Tra quelle indelebili c’è Quando Hitler rubò il coniglio rosa di Judith Kerr.
Questa foto è dell’edizione che avevo letto alle medie, forse in biblioteca. Per fortuna è sempre disponibile nel catalogo Rizzoli.

Quella di Anna, la piccola protagonista, è una storia tutto sommato a lieto fine. Hitler ha un impatto enorme, sì, sulla sua vita, perché la costringe a lasciare la sua casa e tutto ciò che conosce e a fuggire attraverso l’Europa. Ricordo di aver seguito con il massimo della tensione i capitoli nei quali la famiglia riesce, per un pelo, ad uscire dalla Germania nazista, col terrore di venire fermata. Ma Anna, suo fratello e i loro genitori si salvano, riescono a scappare prima di venire travolti dall’ondata nera, prima di vedere il mostro negli occhi.
La sua è la storia di una piccola rifugiata che fa i conti con la nostalgia, con nuove lingue da imparare, con i problemi di una persona sradicata in fretta e furia dal suo paese e che ha già fatto i conti con tante paure. Ma la sua storia avrebbe potuto essere molto diversa.

Vivo, in questo momento, una vita privilegiata, al sicuro. Quando uno dei miei bimbi mi si addormenta addosso, spesso penso all’orrore delle madri e i padri di Gaza (e di altri genocidi e guerre) che vediamo attraverso i media stringere corpi di bambini che non respirano più.
Penso a tutto quello che rimane dopo una specifica ondata di orrore. Macerie, generazioni intere traumatizzate, famiglie lacerate.
Penso con impotenza ai bambini che hanno visto il mostro negli occhi. Come Liam, il bambino con il cappello da coniglio, rapito sulla strada di casa. A quelli che a Gaza sono sopravvissuti e a cosa si portano dentro, a quanto li segnerà il marchio della violenza impressa sul loro popolo fin dai primi anni di vita.
Penso che servano 365 Giorni della Memoria, ma anche che non dovrebbero rimanere sulla carta, e diventare giorni, mesi di rivolta contro tutto quello che è orribile, disumano e inaccettabile, come lo è stata la Shoah, nel nostro presente.
Qui sotto qualche mio post degli anni scorsi.