Momo: attimi vibranti di infanzia

Nel nome ricorda il famoso personaggio nato da Michael Ende, e allo stesso tempo questa graphic novel francese è un omaggio, nelle sue linee e nella sua ispirazione, al mondo del fumetto giapponese.

Momo di Jonathan Garnier e Rony Hotin è arrivata in Italia nella collana Tipitondi di Tunuè, pensata per i lettori più piccoli, ma può affascinare lettori di tutte le dimensioni.
A me ha subito ricordato un’altra bambina del fumetto francese, sia per il carattere, sia un po’ per il contesto familiare e sociale nel quale si muove: Mamette di Nob, anche lei approdata sui nostri scaffali nella stessa collana (ve ne avevo parlato qui).

Momo è una bimba di 5 anni che vive gran parte del tempo in una casetta sulla costa normanna, insieme ad una nonna molto vecchietta che adora. La mamma se n’è andata, il papà lavora in mare e torna solo ogni tanto.
Lei è un concentrato indomito e tenerissimo di caparbietà, curiosità, energia. Una castagna dolce dalla buccia un po’ pungente, sostanzialmente in cerca di amore e di una rete di affetti nella quale crescere.

Nella sinossi di questo libro si dice che gli autori ‘ricompongono l’indimenticabile fragranza dell’infanzia’, e trovo che sia vero, ma non solo in un senso idilliaco, da paradiso perduto.

Senza dubbio, Momo ha in sé tutto il potere magico del suo essere nuova nel mondo: la capacità di meravigliarsi e divertirsi con le piccole cose, quella di stabilire legami senza sovrastrutture mentali.

Dell’infanzia, però, nella sua storia vediamo anche gli altri aspetti – naturali – ma meno idealizzabili. Come il fatto di dipendere in tutto e per tutto dagli adulti, ed essere in balìa degli eventi e delle scelte di altri quando succede qualcosa di grosso. L’ avere bisogno acuto e intenso di amore, attenzione e cura come dell’aria e del cibo, e il fatto che trovarne di più o di meno sia una pura questione di fortuna. Il non poter minimamente determinare dove, come e con chi vivere. Tutto questo fa parte inevitabilmente dell’essere bambini, e tutto questo Momo lo vive sulla sua pelle.

Con altri personaggi della letteratura classica occidentale per ragazzi, questa piccola bambina tenera e cocciuta incarna il topos dell’orfana (o quasi) che si fa amare un po’ da tutti. Che fa amicizia facilmente, in un modo o nell’altro, e a tutti regala qualche scintilla della sua spontanea vitalità. Insomma, come “Pollyanna che con la sua dolcezza regala tenerezza e il cuore ti aprirà” della sigla di Alessandra Valeri Manera.

Allo stesso tempo, come tante orfanelle della nostra infanzia letteraria, e come la Mamette che a me ricorda, è una bambina che ha tanta rabbia e dolore da affrontare, con cui convivere. Ne ha all’inizio della storia, e la nonna riesce a darle uno spazio di amore sufficiente a contenere tutto quello che Momo ha dentro. Ma poi qualcosa di brutto succede, e il dolore è crudo e acuto e si espande come una macchia di petrolio sull’acqua.

L’arco narrativo di questo fumetto fotografa un periodo di transizione cruciale, quello nel quale la vita di una piccola serie di persone del villaggio viene sfiorata da Momo. E di loro chi può, con quello che ha – non tanto in senso materiale – cerca di esserci per lei, con lei e rendere questo tempo sopportabile, cucendo qualche strappo. In attesa che il papà ritorni sulla terraferma.

Ne viene fuori un affresco corale, composto di più persone che cercano di guarire piccole o grandi ferite, qualche volta insieme. Sullo sfondo di questo scorcio di infanzia, c’è l’oceano con i suoi spazi infiniti, la sua luce, i suoi odori e suoni. Durezza e bellezza, asprezza e consolazione insieme.

Un ritratto di infanzia che di questa età cattura luci e ombre, e una protagonista che vorrete abbracciare e tenere con voi.

Garnier, J., Hotin, R. (2018). Momo. Tunué

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