Non solo pecore:libri intriganti sulla nanna

La nanna. Momento dolce e complicato, al centro delle preoccupazioni e talvolta dello stress dei genitori, specie nei primi mesi e anni di vita dei piccoli umani.  Del sonno dei bambini si dice e si scrive tanto,  di tutto e il contrario di tutto.
Se cercate informazioni autorevoli sul sonno, naturalmente non le troverete qui: tra le tante possibili fonti mi viene in mente Uppa, che a noi non dispiace nel suo approccio pedagogico.  Quello che vi propongo è, invece, una breve carrellata (di sicuro non esaustiva) di libri dedicati proprio al tema della nanna.  Come è chiaro per chiunque si sia mai affacciato nell’area ragazzi di una libreria o una biblioteca, di pubblicazioni per piccoli su questo argomento ce ne sono a valanghe. Alcune belle, altre un po’ ‘fotocopiate’ o stereotipate.

Secondo me il momento della lettura condivisa prima di andare a dormire è importante e prezioso in sé. Non è fondamentale leggere un testo sulla nanna, a meno che non sia ciò che incuriosisce o di cui in qualche modo ha ‘bisogno’ il vostro piccolo umano, o voi stessi, in questo periodo. Si può leggere qualunque cosa vi stuzzichi al momento.

Quello di andare a dormire è un momento delicato per moltissimi bambini, per motivi più o meno inconsci. E’ un momento di distacco o di temuto distacco dai grandi, di perdita del controllo, di passaggio ad un’altra dimensione, per certi versi, che può generare un po’ di ansia o di resistenza, specie in alcune fasi di cambiamento o di crescita in generale.  Sul sonno, come su altri aspetti della cura dei bambini, coesistono anche nella nostra società culture e approcci diversi.  Personalmente, sono molto a favore del contatto e su quello che adesso si chiama co-sleeping non ho un’opinione rigida. Credo che ogni genitore o famiglia debba trovare il suo equilibrio, che cambierà nel tempo.

Che ci si addormenti nel proprio lettino, in un lettone a panino tra i genitori, su un’amaca o in una casetta sull’albero, sicuramente i rituali della nanna sono importanti, rassicuranti, servono a mettere la giornata in ordine e a rallentare il ritmo prima di abbandonarsi al sonno.
Ecco qui alcuni libri che possono accompagnare questo momento.

Iniziamo da un linguaggio che è un grande classico, quello dei versi, delle rime. Per i piccolissimi, una proposta piacevole che riprende il topos del “contare le pecore”: Dormi beeene! di Anna Lavatelli e Lucia Scuderi, edito da Franco Panini nella linea editoriale ZeroTre. In questo maneggevole cartonato con inserti di tessuto che evocano diverse consistenze di pelo, non è il bimbo a contare le pecore, ma sono le pecore a presentarsi, zompettando e belando vivacemente nella sua cameretta. Alla fine la pecora Arabella (anzi, Arabeeella) intimerà alle colleghe e colleghi di gregge di fare meno confusione e inviterà il pupo a salirle in groppa per andare nel mondo dei sogni.

 A letto, bambini! di Sylvia Plath, Mondadori è ormai un classico, difficile da trovare in acquisto, ma rintracciabile in biblioteca, almeno dalle mie parti. Il connubio tra la celebre poetessa e le favolose illustrazioni di Quentin Blake è grandioso in questo piccolo capolavoro che potrete condividere con bambini dai 4-5 anni in su.  Infilatevi sotto le coperte e partite alla scoperta di tutti i letti più insoliti e fantastici che esistano, da quello sottomarino, a quello per acrobati, passando per il letto elefante, quello perfetto per gli spuntini di mezzanotte, quello ideato per il letargo e vari altri.

Proseguiamo con due albi che riconoscono, in modi diversi, che l’andare a dormire è un avventurarsi in un luogo misterioso. Buon viaggio, piccolino di Beatrice Alemagna, Topipittori ha per protagonista un bimbo piccolo, ancora dalle forme leggermente tondeggianti, il cui outfit sono tutine e pannolino, che si prepara ad una missione importante attraverso una serie di passaggi precisi, aiutato dai suoi assistenti, mamma e papà. Gli oggetti quotidiani e gli elementi del rituale della nanna diventano parte di questi preparativi, che culmineranno…sotto le coperte. Il tratto delicato ed espressivo di Beatrice Alemagna ci accompagna lungo le tappe di un rituale amorevole e rassicurante. Vorrei abitare in una casa disegnata da lei con le matite colorate.

Nell’albo E’ ora di andare a nanna, di Helen Oxenbury e Timothy Knapman, edito da Mondadori, troviamo due fratellini, Alice e Jack, che giocano in giardino. Un suono strano proveniente dall’esterno li porta ad avventurarsi nel bosco vicino. Jack ha paura di incontrare il lupo cattivo, Alice vuole scoprire di che si tratta. Mentre i due bambini attraversano il bosco, si avvicina la sera. Una sorpresa li aspetta: niente lupo cattivo, bensì una lupa che canta la ninna nanna ai suoi cuccioli. E arriva anche per i fratellini il momento di tornare a casa e rifugiarsi sotto le coperte, cuccioli umani sotto un tetto. Se avete amato le illustrazioni di A caccia dell’orso e Dieci dita alle mani, dieci dita ai piedini probabilmente vi piacerà fare la conoscenza di Alice e Jack e ritrovare il tratto tenue di Helen Oxenbury.

Sulla beneamata nanna, che a volte diventa oggetto di contrattazioni che neanche i negoziati di pace in Medio Oriente possono eguagliare, è anche sano poter fare due risate insieme! Ecco tre suggerimenti di gustose letture da condividere.

Dieci minuti e vai a letto di Peggy Rathmann, edito da Piemme, è fuori catalogo in Italia; io l’ho scoperto di recente nell’edizione francese, cartonata, de L’Ecole des loisirs, che vedete nella foto. Vi consiglio di cercarlo in biblioteca o di seconda mano. Surrealmente irresistibile, questo albo è un countdown dei 10 minuti prima di andare a dormire, in cui succede di tutto. Il criceto del piccolo protagonista, a quanto pare, ha pubblicizzato tra i suoi simili un tour di 10 minuti nella casa del suo padroncino. Questa viene, così, invasa da orde di criceti vacanzieri, che accompagnano ed amplificano con effetti assolutamente comici tutta la routine serale del bambino. Tutti in fila a prendere un biscotto, tutti nella vasca da bagno, tutti ad ascoltare una storia…Il divertimento sta nell’osservazione dei particolari più minuti: ogni criceto è un micro personaggio in sé. Alla fine sarà il bambino, stanco dell’entropia generata dai piccoli roditori, a mandare tutti a dormire.

A nanna di Dorothée de Monfreid, edito da Babalibri ha come ambientazione un dormitorio, stile collegio o colonia d’altri tempi, con due letti a castello a quattro piani. Otto cagnolini sono andati a dormire, ma uno di loro non riesce a dormire perché un altro russa troppo forte, allora si sposta nella brandina di un amico a leggere una storia. Con un pretesto o l’altro, tutti i cagnolini si alzano e fanno un’ammucchiata ronfante, nella migliore tradizione dei pigiama party tra amici.

Ancora!, di Emily Gravett, pubblicato da Mondadori ha per protagonista l’adorabile draghetto Cirillo (Cedric nell’originale), che ama farsi leggere una storia alla sera dalla mamma. E farsela rileggere ancora. E ancora. Finchè la mamma si addormenta, Cirillo si arrabbia e quel libro avrà un finale un po’…bruciacchiato.

Aggiungo a questo mini-blocco umoristico un albo che ho trovato a 99 pence in un negozio dell’usato a Bristol. Si tratta di Seriously, Just Go to Sleep di Adam Mansbach e Ricardo Cortes, edito da Akashic Books e sarei curiosa di sapere cosa ne pensate, perché sono un po’ divisa sulla sua valutazione.  Questo albo, ancora inedito in Italia, è la versione “per bambini” di un libro per adulti, un grande successo politicamente scorretto (nel titolo e in molte delle pagine ricorre la stessa parolaccia) dedicato a tutti i genitori che si sono trovati, almeno una volta, sull’orlo dell’esaurimento e della stanchezza estrema alla sera, al momento di mettere a letto un bambino che ha bisogno di dormire ma riluttante al sonno. Il libro originale faceva il verso con dissacrante ironia ai classici libri sulla nanna in rima. Questo riprende la stessa struttura, senza il turpiloquio.
Le illustrazioni surreali di Ricardo Cortes, che rappresentano bambini sveglissimi o dormienti nei contesti più diversi, accoccolati tra animali selvatici, in volo o in viaggio nel loro lettino su un fiume,  sono ciò che mi ha attratto di questo albo; secondo me sono davvero molto belle. Il tono è al limite del sarcastico e la voce, senza dubbi né ambiguità, quella di un genitore il cui bambino cerca di allontanare il momento del sonno con tante richieste. Un adulto un po’ alla frutta. Se lo si legge alla lettera, il tono è asciutto ma, a mio vedere, il tutto funziona proprio se letto, al contrario, in chiave giocosa.
Potrebbe essere una lettura divertente e ‘sdrammatizzante’ da condividere con un bambino grandicello, dai 7-8 anni in poi, interpretandolo con  tono di voce e mimica adeguati a rispecchiare il crescente esaurimento delle forze del genitore protagonista (che finisce per addormentarsi prima del figlio). Magari addirittura facendo leggere direttamente al bambino, in un’inversione di ruoli, spiegando che chi parla è una mamma o un papà brasato alla fine della giornata che non sa più cosa inventarsi per aiutare il piccolo a prendere sonno. Sempre sano, a mio vedere, far capire ai bambini che i genitori sono esseri umani imperfetti e che hanno anche loro bisogni pratici e momenti di stanchezza da conciliare con il ruolo di mamma o papà. Nell’ambito di una relazione in cui ci sono, di base, ascolto e attenzione per quello che può esserci dietro alla richiesta del centesimo bicchiere d’acqua, un filo di ironia condivisa credo che non guasti.

Quasi ninna, quasi nanna di Mariana Chiesa, edito da Orecchio acerbo, lo tengo per ultimo, perché tra i libri che ho sfogliato di recente su questo tema è forse il più intrigante e il più difficile da raccontare. Di questa autrice mi aveva già emozionato – molto – Migrando, pubblicato dalla stessa casa editrice. E anche questo è un libro che mi ha dato i brividi. E’ un viaggio profondamente onirico, dagli echi ancestrali, nella dimensione del sonno, del sogno, dell’inconscio. Il punto di partenza è una mamma che legge al bambino, sicuro nel suo abbraccio. Anzi, no. E’ questa premessa dell’autrice.

Quando canto a mia figlia, canta mia madre, cantano le nonne, e io aggiungo altre voci.
La ninnananna è meticcia e viaggiatrice.
Dal Mediterraneo all’Atlantico, dalla lingua madre a quella acquisita.

La ninnananna possiede un doppio incanto:
è tagliente e tenera, è dolcezza e crudezza, senso e nonsenso.

È un dialogo con mia figlia, e insieme con me stessa, con la terra e con la notte.
Come fossi un animale dalle multiple sorgenti, che offre il suo latte nel canto,
prima di dar le spalle al mondo e andarsene.

In un continuo viavai a un’altra riva, fino alla grande casa del sogno.

Iniziamo, dicevo, da un bambino, o bambina,  in braccio alla mamma che legge una storia. Sul tavolino intravediamo libri di Sendak, Munari, Lionni. E da qui voliamo da un luogo all’altro, da un’immagine mentale ad un’altra. Ci affacciamo su un bosco, su una serie di scene notturne e selvatiche che rappresentano, forse, alcune delle paure del bambino –  la paura dell’abbandono, della solitudine. Senza soluzione di continuità, scivoliamo in un’altra sequenza di tavole che ci portano, probabilmente, nella mente della mamma, a sbirciare alcune delle sue battaglie passate e presenti, trasfigurate in disegni vividi e al contempo surreali.  La mamma, poi, si rivolge al bambino; lo invita ad abbandonarsi al sonno, al mondo misterioso della notte, nel quale si rimescolano, oltre alle paure, proiezioni e speranze di futuro, tradotte in immagini oniriche, particolarmente intense nell’accennare alla sfera del desiderio, dell’amore e della sessualità, meraviglie misteriose che fanno parte della vita. Una vita che è complessa, nella quale il cucciolo umano dovrà crescere, fare delle scelte, accettare di trasformarsi e andare verso l’ignoto, ma nella quale

se ascolti attentamente
c’è bellezza c’è splendore.

E qui il sogno, il sonno si fanno metafora potente di un altro viaggio, di un altro passaggio da una dimensione all’altra. Quello che accompagna l’inizio della vita stessa. Il bimbo che dorme nell’utero, la mamma, divenuta lupa, che lo trova, piangente, nella foresta. È un po’ donna e un po’ lupa la mamma che ritroviamo nelle scene finali. Il piccolo si è addormentato tra le sue braccia, lei lo adagia nel letto, con delicatezza, senza far rumore. E lo lascia andare, galleggiare “nelle lunghe onde della maga notte”. Lo ha accompagnato in questa dimensione misteriosa, altro da lei e dalla familiarità del mondo di giorno, e lo lascia libero di esplorare ciò che è nell’ombra.

In un’ultima serie di tavole estremamente suggestive, troviamo il bambino dormire raggomitolato in un nido nel bosco notturno, vegliato da animali e creature amiche. Lo vediamo dormire mentre galleggia in un guscio di noce, in acque placide sulla cui superficie quel bosco si rispecchia, vegliato da sirene  e altri esseri acquatici. Lo ritroviamo addormentato abbracciato al suo orsetto tra i fili d’erba, con le lucciole ad illuminarlo e una luna tonda, un po’ animaletto selvaggio, un po’ bosco lei stessa, che gli sorride con dolcezza.

Nella nanna profonda
la notte è rotonda
quando t’addormenti
misteriosamente
e vai, mio tesoro,
nelle lunghe onde
della maga notte.
Nelle piccole ore
che annunciano l’alba.

Non sono sicura di saper rendere giustizia a quest’opera stupenda, quindi vi lascio, come approfondimento, il link alla recensione, secondo me molto bella,  pubblicata nel 2013 dal blog Libri e Marmellata.

Quali sono i vostri libri sulla nanna preferiti?

 

Alemagna, B. (2013). Buon viaggio, piccolino. Topipittori

Chiesa, M. (2013). Quasi ninna, quasi nanna. Orecchio acerbo

Lavatelli, A., Scuderi, L. (2011).  Dormi beeene! Franco Panini

Gravett, E. (2014). Ancora! Mondadori

Knapman, T., Oxenbury, H. (2016). E’ ora di andare a nanna. Mondadori

Mansbach, A., Cortes, R. (2012). Seriously, Just Go to Sleep. Akashic Books

Monfreid, de, D. (2016). A nanna. Babalibri

Plath, S. (1994). A letto, bambini! Mondadori

Rathmann, P. (2002). Au lit dans10 minute. L’école des loisirs

 

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