“Migrando”: potere alle immagini

Sono passati 8 anni da quando ho preso in mano Migrando di Mariana Chiesa Mateos per la prima volta, e la forza gentile di questo silent book, la sua intensità mi emoziona ogni volta. Come se una folata di vento e di odore salmastro si sprigionasse dalle sue pagine. Migrando si può leggere iniziando da un lato o dall’altro del libro, fino ad arrivare al centro, nel quale le due narrazioni si incontrano e si fondono. Una storia prepotentemente attuale: quella di chi raccoglie il proprio coraggio, o la propria disperazione, e cerca un altro destino al di là del mare.  Ieri, oggi. Scappando dall’Europa, come i bisnonni dell’autrice emigrati in Argentina, o verso l’Europa, come i migranti che oggi partono “su piccole barche, fragili gusci di noce”, come spiega Chiesa Mateos nella sua introduzione. Il mare è diventato una parola amara, constata l’autrice, ma oggi come ieri, nelle terre di partenza la parola “migrante” vuol dire – ancora – coraggio, speranza, futuro.

 

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Migrando è popolato, per la sua maggior parte, da personaggi-ombra o i cui lineamenti sono appena tratteggiati – la cui presenza ‘scenica’ nondimeno è incisiva e intensa –  contornati da uccelli migratori, alberi, valigie. Protagoniste assolute, le immagini si estendono per tutta la pagina, la inondano. E il mare, al centro, a dividere e ad unire quello che è stato da quello che potrebbe essere, il mondo conosciuto da quello ancora da scoprire, la paura da tutto ciò che riserva il domani.

Ci sono numerosi punti di osservazione e varie possibili storie intrecciate tra loro all’interno di questo libro; ogni lettore può riconoscerle ed interpretarle a suo modo. Tra di queste, la storia a effetto matrioska (una storia dentro l’altra) della nonna della protagonista, che racconta la fuga da un’Europa in guerra, un lungo viaggio in nave sull’oceano, l’approdo in una terra dove le stagioni sono al rovescio ma c’è la pace, genti diverse che costruiscono quel nuovo paese, e attraverso di esso il loro futuro. Quella, accennata ma potente, delle  separazioni e degli intensi ricongiungimenti che segnano la vita di chi ha i propri affetti divisi tra due continenti; e quella di una barca di migranti che approda sulle rive di un lido del Mediterraneo. Non c’è un finale. Passato e presente sfumano l’uno nell’altro ri-narrandosi potenzialmente all’infinito: le persone continuano a partire, a spostarsi oltre mari e oceani. Lasciando ineluttabilmente una parte di sé alle proprie spalle, alla ricerca di ciò che può essere, e che sarà altrove; perché anche le persone, come suggerisce l’autrice, appartengono “alla specie migratoria”.

Migrando è edito da Orecchio Acerbo, con la partecipazione di Amnesty International.
Potete vedere il booktrailer qui.

 

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Chiesa Mateos, M. (2010). Migrando. Orecchio Acerbo, Roma.
Età consigliata: dai 7 anni.

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