Un’isola lontana da disegnare

Si può disegnare un ricordo che non ci appartiene? Un luogo che non abbiamo mai visitato? Certo che si può, è la risposta di Lola, simpaticissima protagonista di La mia isola lontana di Junot Dìaz e Leo Espinosa, edito da Mondadori. Un albo che è un’esplosione di colori e d’immaginazione, che avevo sbirciato in libreria e che sono stata entusiasta di trovare in biblioteca mentre curiosavo tra i libri natalizi.

Lola è una vivace studentessa delle elementari in  un quartiere dinamico e multiculturale, probabilmente in una grande città nordamericana. Nella sua classe ci sono bambini le cui radici spaziano in tutti i continenti. Un giorno la maestra dà alla classe il compito di fare un disegno che raffiguri il loro paese d’origine. Lola si rabbuia: lei era piccolissima quando ha lasciato l’Isola, non si ricorda niente di niente.
Nella sua famiglia e nel suo quartiere, però, ci sono tante persone che ricordano l’Isola: ecco l’idea giusta, Lola raccoglierà i loro racconti e li metterà insieme in un disegno che li unisca tutti!  Inizia dalla cuginetta di poco più grande, che della sua primissima infanzia nel paese d’origine ricorda pipistrelli enormi, dalle ali grandi come libri aperti.

Ogni persona intervistata da Lola aggiunge un particolare, quello che per lui o lei emerge tra tutti i variegati ricordi della terra ormai lontana. L’immagine che dell’Isola ognuno di loro si è portato nel cuore. Chi ha nostalgia del cibo, chi della luce, chi della musica che accompagna le giornate a tutte le ore e della gente che ha sempre voglia di ballare, anche mentre dorme, chi delle spiagge con tutti i colori dell’arcobaleno e delfini e balene che passano a salutare. Tutti aggiungono un dettaglio che arricchisce lo scenario immaginato da Lola, dipingendo un affresco meraviglioso e nostalgico di questa terra tanto amata che, per un motivo o per l’altro, hanno dovuto lasciare. Le tavole che seguono questa raccolta di ricordi sono entusiasmanti, cariche di colori e dettagli di una dirompente vitalità. In questa scena la nonna letteralmente porta con sè Lola nel suo ricordo, in un’incarnazione semplice ma potente dell’idea stessa di memoria e di narrazione.

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Solo una persona è reticente, non vuole, inizialmente, contribuire al disegno di Lola: è l’anziano portiere del palazzo. Dietro insistenza dell’abuela, Lola va a trovarlo a casa, e il suo quadro immaginario si complica con un elemento importante: sull’Isola c’era un mostro, che per trent’anni ha allungato la sua ombra dominando l’Isola e terrorizzando i suoi abitanti.
Lola si incupisce e chiede alla nonna e alla mamma di raccontarle qualcosa di più: anche loro la conoscevano, questa storia del mostro? Ed ecco che la sua famiglia, insieme al signor Mir, il portiere, le disvela un’altra parte, meno gioiosa ma lo stesso importante della sua storia, una parte di storia che doveva conoscere. Il mostro è rimasto sull’Isola molto a lungo, tanta gente è emigrata per sfuggirgli, ma qualcuno è rimasto e ha coraggiosamente dato via ad una battaglia che, alla fine, quel mostro lo ha sconfitto. Gli abitanti dell’Isola hanno fatto fronte comune contro il mostro e alla fine lo hanno scacciato.
E anche il mostro e la battaglia faranno parte del grande disegno che Lola porterà a scuola, e che conterrà, come un travolgente fiume in piena, tutti gli elementi di narrazione che ha raccolto nella sua personale ricerca. Tutti i pezzetti che compongono il puzzle delle sue radici.
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Il paese della famiglia di Lola è la Repubblica Dominicana, e il mostro è la dittatura di Trujillo. Ma potrebbe trattarsi di un altro paese, di un’altra vicenda storica. Quello che conta è il modo delicato ma appassionato con il quale gli autori toccano – senza essere didascalici, con l’abilità di passare da momenti umoristici ad altri commoventi – il tema delle radici culturali, delle complesse e composite identità che ci compongono, le domande che in tanti ci poniamo – che siamo migranti o meno – riguardo ai luoghi, alle storie e alle Storie ai quali apparteniamo.  La nonna di Lola le dice che “non è necessario che ricordi un luogo perchè sia parte di te”. Un’idea che, in modo probabilmente bizzarro, estenderei al tempo.  Sono tanti i luoghi e le storie che si sono mescolate nel tempo fino ad arrivare a creare l’impasto di quello che siamo, influenzandoci anche se non li abbiamo mai toccati in prima persona. Non sembra anche a voi, qualche volta, di aver vissuto brandelli di epoche passate attraverso i ricordi della vostra abuela o di altre persone significative della vostra vita? 

Dìaz, J., Espinosa, L. (2018). La mia isola lontana. Mondadori

Età consigliata: dai 5 anni.

 

 

 

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