“Lanterne a Milano”: un tuffo nei nostri travolgenti anni ’70

Finalmente è uscito Lanterne a Milano! Scritto da Maria Silvia Fiengo e illustrato da Desideria Guicciardini, questo è il secondo volume della serie “Il mio primo giorno in Italia” de Lo Stampatello, pubblicato interamente attraverso il crowdfunding.

Del primo “Primo giorno” abbiamo già raccontato qui. Questo secondo, prezioso “capitolo” nasce da un’altra storia vera. Quella di Shao Shang Chu, di origine cinese, che nel 1978 è emigrato da Taiwan a Milano per vivere con il fratello più grande, lasciando la mamma, a causa dell’instabile situazione politica.

Una delle caratteristiche che apprezzo de Lo Stampatello è la visione ampia e trasversale che si respira attraverso i suoi titoli. Oltre ai libri che raccontano la pluralità delle forme di famiglia e che sono al cuore del suo catalogo, questa piccola casa editrice propone titoli di qualità che toccano vari altri temi, spesso legati alla contemporaneità, sempre nell’ottica di quel “parlare in stampatello” ai bambini, con un linguaggio accessibile ma senza tabù, della realtà che li circonda e li riguarda.

Gli anni Settanta sono una delle epoche in cui non sono vissuta (per poco) di cui ho più nostalgia. E Lanterne a Milano ci trasporta esattamente lì, sul finire di questo decennio esplosivo nel quale sembrava che tutto fosse possibile, e tante cose sono cambiate davvero,  in una grande città che ribolle di colori, slogan, luci e movimento.

Un luogo e un tempo che esploriamo attraverso gli occhi del piccolo protagonista: occhi curiosi, aperti a nuove scoperte. Il nostro protagonista, cresciuto in una metropoli asiatica, osserva tutto da piccolo cittadino del mondo. Tutto è nuovo, diverso, tutto è una potenziale avventura.  Dalla nebbia che magicamente avvolge le strade e le persone, agli slogan politici che risuonano in bocca ai grandi, riflesso delle grandi trasformazioni in corso. Ironicamente, si rende conto di essere emigrato per scappare dai comunisti, per ritrovarsi in un ambiente e un periodo storico nel quale la parola “comunista” ha un’altra connotazione e un altro peso (questa differenza è spiegata brevemente ma accuratamente nei risguardi  di copertina del libro).

Al centro di tutto, la scuola,  a sua volta un riflesso del grande dinamismo sociopolitico di quegli anni: una scuola con un approccio fortemente sperimentale, coloratissima, movimentata, nella quale i bambini possono vivere moltissime esperienze formative non convenzionali.

Rispetto al fratello maggiore, che probabilmente è emigrato da grandicello e frequenta solo la comunità cinese, il nostro piccolo protagonista è in quell’età in cui imparare un’altra lingua non è troppo faticoso e fare amicizia è facile quasi come respirare. Si immerge fin da subito, perciò, con entusiasmo nella relazione con i compagni di classe e nelle fantasmagoriche attività scolastiche, che includono anche la costruzione di “macchine inutili” sulla scia di Bruno Munari e Jean Tinguely e la messa in scena di uno spettacolo chiaramente ispirato a Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak.

L’atmosfera che si respira in questa classe è parecchio diversa da quella rigidamente formale della scuola di Taiwan. Banchi modulari per fare i lavori di gruppo, insegnanti che incoraggiano ad uscire dalle righe, “atelier di volo” nel quale costruire lanterne volanti e ali, cineforum. Non è tutto un gioco: è richiesto molto impegno, ma il nostro piccolo esploratore si lancia a capofitto nell’avventura di imparare e di scoprire il suo nuovo paese, facendo proprio il motto “Se puoi pensarlo, puoi farlo”.

Nell’ultima tavola lo ritroviamo  in una scena che riprende simmetricamente la prima. Nelle prime pagine vediamo il piccolo Shao Shang Chu sul terrazzo della sua casa di Taiwan, sullo sfondo un mare azzurro ed un altro mare di tetti a pagoda e lanterne colorate. Nelle ultime, lo ritroviamo da grande, abbracciato alla mamma che, alcuni anni dopo, è riuscito a far arrivare in Italia. Il cielo ha gli stessi colori fiabeschi della prima scena, ma la skyline è quella di Milano. E’ una bellissima giornata autunnale, e tra i tetti delle case milanesi, in alto, come ad abbracciare la città, spunta il  balcone del loro appartamento, graziosamente decorato con tante lanterne rosse e gialle. A rappresentare i due mondi del protagonista, armoniosamente uniti.

Fiengo, M. S., Guicciardini, D. (2018). Lanterne a Milano. Lo Stampatello.

Età consigliata: dai 5 anni.

 

 

 

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