Thornhill: un noir sulle tracce del Giardino segreto

Perturbante e familiare, oscuro ed intimistico. Thornhill di Pam Smy, edito da Uovonero, è un libro dalla fisicità accattivante e magnetica, nel quale si intrecciano diversi linguaggi narrativi e il cui contenuto è forte quanto l’impatto visivo e sensoriale dell’involucro che lo racchiude.
Pam Smy ci porta in un sobborgo urbano inglese, per raccontarci, alternando due piani temporali, le storie di due ragazzine e l’incontro tra le loro solitudini.

La vicenda di Ella, che vive nel 2017, si dipana esclusivamente attraverso le immagini – superbe, in bianco e nero, dal taglio cinematografico. Dopo la morte della madre, Ella si è trasferita con il padre in una nuova casa; la finestra della sua camera si affaccia su una lugubre villa in decadenza, disabitata e circondata da un giardino ormai inselvatichito, all’interno di alte mura.
Un giardino nel quale vede muoversi, furtiva, la figura di una ragazza della sua età, con lunghi codini biondi e profonde ombre sotto gli occhi, dallo sguardo diffidente, inquietante, simile ad un animale selvatico ferito. Ella si inoltra nel giardino attraverso una fenditura nascosta nel muro – come la Mary Lennox del giardino segreto – e si avventura intorno alla casa abbandonata.

Nel frattempo conosciamo un’altra Mary, attraverso le pagine del suo diario. Mary vive a Thornhill, la grande casa ora diroccata, che nel “suo” tempo, il 1982, è un orfanotrofio prossimo alla chiusura. E’ una preadolescente molto sola, isolata anche dal mutismo selettivo che le impedisce, non solo metaforicamente, di tirare fuori la sua voce. Non ha amicizie nè a scuola nè nel centro dove è ospite e trova serenità solo nella sua camera,  dove lavora continuamente alla creazione di pupazzi e bambole di creta: un mondo a parte nel quale canalizza i suoi desideri e le sue emozioni, ricreando interi gruppi di personaggi ispirati ai libri che legge, tra cui Il giardino segreto. Il suo arco narrativo si dispiega in un crescendo di tensione e poi di vera e propria angoscia, intervallati da fugaci momenti di calma apparente. A Thornhill è tornata Lei, la fonte senza nome di tante paure di Mary. Un’adolescente emotivamente disturbata ed instabile, probabilmente vittima di gravi abusi, che ha bullizzato Mary in passato ed ora, reduce dall’ennesimo affidamento finito male, è pronta a tormentarla ancora. “Tormentare” è la parola più appropriata. Non solo Lei contribuisce ad isolarla ed umiliarla di giorno, attraverso innumerevoli dispetti man mano più crudeli, sempre impuniti, messi in atto dalla sua cerchia di fedelissime, ma ogni notte si siede fuori dalla camera di Mary, graffiando e battendo alla sua porta, lasciando la ragazzina in uno stato di perenne allerta e quasi di terrore. Il tempo passa e la situazione di Mary è sempre più sull’orlo dell’esplosione. Gli educatori che dovrebbero occuparsi di lei non si accorgono di ciò che sta succedendo; solo la cuoca, una signora di mezza età, le trasmette un po’ di calore umano e cerca di allertare il personale sul suo malessere. Nel frattempo, la struttura si avvia alla chiusura: le ospiti vengono man mano trasferite, il gruppo delle residenti si assottiglia di giorno in giorno, anche il personale si riduce all’osso e la cuoca amica di Mary deve andare via. Rimangono solo Mary e Lei, le ragazzine più problematiche, “cattive” come Mary Lennox perchè sgradevoli per gli adulti, destinate ad essere trasferite insieme in un altro centro. La solitudine e la tensione di Mary diventano sempre più opprimenti e insopportabili. Un giorno, qualcosa in lei esplode e reagisce urlando alla sua nemica tutto quello che pensa di lei. Ma le conseguenze non saranno liberatorie.

Nel 2017, neanche Ella sta tanto bene. Il padre lavora molto e lei si ritrova sola nella casa silenziosa la maggior parte del tempo, preda di una tristezza nera e senza fondo, sicuramente legata alla perdita della mamma e alle difficoltà di ambientarsi in un posto nuovo, lontano dai luoghi della sua infanzia. Il silenzio della sua solitudine sembra riecheggiare il silenzio autoimpostosi da Mary, quel silenzio che turba gli adulti e che permette alla sua giovane aguzzina di agire senza attendersi una reazione.
Tra le sue letture c’è Il giardino segreto, ed è proprio nel giardino di Thornhill che Ella si avventura sempre più spesso, inseguendo senza paura l’ombra di Mary che ogni tanto fa capolino e scompare. E’ nel giardino – unico luogo dove Mary amava rifugiarsi a lavorare ai suoi pupazzi – che il legame tra le due giovani protagoniste inizia a materializzarsi sempre più forte. Ella ha trovato il diario di Mary, ha letto su un giornale locale della sua tragica scomparsa negli anni ’80, ed ora, nel giardino abbandonato, trova i resti – creepy che metà basta – di alcuni pupazzi distrutti. Pazientemente, Ella inizia a ripararli e riportarli nel giardino, perchè Mary li possa ritrovare. Un lento avvicinamento che porterà le strade delle due ragazze a convergere, in un drammatico picco di tensione finale, attraverso un inquietante scherzo del destino.

Thornhill è un’opera densa, spietata e compassionevole al contempo nel mettere a nudo l’infelicità senza attenuanti, le emozioni crude di due adolescenti dai percorsi diversi ma accomunate da una profonda solitudine. Al centro, il tema del bullismo nelle sue forme più indirette e spiazzanti; il tragico reiterarsi della crudeltà da parte di chi ha subito violenza e malvagità a sua volta; la drammatica assenza di adulti sintonizzati davvero sui giovani di cui sono responsabili, capaci di accompagnarli, di mediare, di proteggerli dai lati più taglienti della realtà.

Lo stile adottato da Smy richiama le opere di Brian Selznick, nella commistione indissolubile di immagini e testo. L’atmosfera è familiare perchè al suo interno, oltre all’omaggio a F. H. Burnett che attraversa in una declinazione noir l’intera narrazione, ritroviamo alcuni topoi sia della letteratura per ragazzi (le due protagoniste orfane, la ragazzina che ha appena traslocato in una casa nuova, l’incontro tra personaggi che vivono in epoche diverse), sia delle ghost stories e dei racconti del mistero (i fantasmi, la villa abbandonata con le pareti ricoperte di tetre foto di orfane), con una strizzatina d’occhi all’horror.
Anche se l’orrore vero che l’autrice pone al centro della scena non ha nulla di paranormale: è il pozzo nero dentro la mente umana, è la sofferenza che siamo capaci di provare e di infliggere agli altri – soprattutto chi di noi si porta dentro ferite mai risanate.

Una lettura intensa, da brividi e al contempo estremamente coinvolgente a livello estetico.

Smy, P. (2017). Thornhill. Uovonero.
Età consigliata: dai 13 anni.

Burnett, F.H. (2017 – prima edizione 1911). Il giardino segreto. Feltrinelli.
Età consigliata: dai 9 anni.

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