Scatti da un dopoguerra bambino

Oggi vi propongo due titoli che, con tagli differenti, raccontano – con delicatezza e humour – un pezzetto del nostro passato comune. Non so voi, ma a me da piccola affascinava moltissimo sentire raccontare, da una delle mie nonne, “le storie della guerra”. Che erano, essenzialmente, aneddoti su come i civili vivevano, in anni molto lontani per la me bambina, in un paese della Valsusa, mentre c’era la guerra. Racconti privi di elementi truculenti, fatta eccezione per l’esistenza di Hitler e Mussolini di per sè, of course.

Questi due gradevoli albi illustrati ci portano in un’epoca vicina a quella che mi raccontava mia nonna: l’immediato secondo dopoguerra, nel nostro paese.

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Tre in tutto, testi di Davide Calì e illustrazioni di Isabella Labate, è uscito lo scorso 23 agosto, edito da Orecchio Acerbo. Stupende, potenti le illustrazioni a piena pagina, che sembrano richiamare fotografie in bianco e nero un po’ sfocate per il passare del tempo ma intense, emozionanti nel conservare il ricordo preciso di un’espressione del viso, del gesto di una mano. Questo albo racconta un episodio di solidarietà non così noto della nostra storia: quello dei “treni della felicità”, che nell’immediato secondo dopoguerra trasportarono in Emilia Romagna, Toscana e Liguria circa 70.000 bambini del Sud  – ma anche provenienti da centri urbani devastati dalla guerra, come Torino, Milano, Roma – per un affido temporaneo presso  famiglie locali. Un’iniziativa organizzata dall’Unione Donne Italiane e dalle donne del Pci, la cui storia è raccontata anche all’interno del documentario Pasta nera di Alessandro Piva, disponibile su Youtube.

“La guerra era finita e tutto era rotto”

Protagonisti di Tre in tutto sono due fratelli e il loro stupore. I paesi sconvolti dalle bombe, le macerie, la scarsità di cibo. Il lunghissimo viaggio in treno, dai cui finestrini compaiono il mare, una pianura senza fine, la neve. L’arrivo al Nord, le tante bandiere, l’incontro con le famiglie affidatarie condito dal sospetto di essere mangiati o trasformati in sapone, come minacciato dal prete del paese di origine. E il sollievo nello scoprire che no, il pentolone non era destinato a cuocerli ma era pieno di cibo, che si poteva mangiare a pranzo e a cena. I due fratellini vengono assegnati a due famiglie vicine di casa, ed inizia per loro una parentesi di vita fatta di giochi insieme ad un “terzo fratello”, di nuovi affetti, di gustosi tortellini, dell’incontro con una cultura per certi versi differente, fino al momento, malinconico anche se atteso, della separazione e del ritorno a casa. I due fratelli rimarranno in contatto con le loro madri affidatarie per tutta la vita, parte di un invisibile filo che ha contribuito a ricucire ed unire una nazione duramente colpita e divisa dal conflitto, che però non considerava “accoglienza” una parolaccia. Tre in tutto è il conteggio complessivo delle loro mamme.

Anche Il mio primo giorno in Italia e mi scappa la cacca (scritto da Maria Silvia e Raffaele Fiengo e illustrato da AntonGionata Ferrari, edito da Lo Stampatello) nasce da una storia vera. Il giovanissimo protagonista arriva a Napoli e in Italia per la prima volta dall’America: i suoi genitori sono emigranti italiani che hanno deciso di tornare a casa. E’ il 1949. La città e le persone mostrano ancora le conseguenze della guerra, dai vestiti neri agli edifici ancora da ricostruire, ma allo stesso tempo tutto è in movimento, tutto ribolle di vita e di rumore.

Il bimbo ha affrontato un lungo viaggio in transatlantico ed è pronto a sbarcare a Napoli e a conoscere i suoi “nuovi” parenti, quando arriva un richiamo della natura, inappellabile, ineluttabile, inarrestabile: gli scappa la cacca! Così, mentre, emozionati, i genitori piangono e riabbracciano i familiari dribblando la folla radunata al porto, il piccolo protagonista vive una corsa contro il tempo: deve andare in bagno subito, ma trovare il luogo e il momento giusti non sarà per niente facile. Nel percorso a ostacoli di questa prima ora in Italia, il bambino inizia a conoscere le zie, gli accenti, i paesaggi di questo paese che diventerà anche il suo.

Un albo adorabile, nel quale AntonGionata Ferrari ricrea con pochi tratti i colori, i volti, i rumori, le ambientazioni di un tempo ormai un po’ lontano, ma che ancora ci appartiene.

 

Calì, D., Labate, I. (2018). Tre in tutto. Orecchio Acerbo
Età consigliata: dai 6 anni.

Fiengo, M., Fiengo, R., Ferrari, A. (2014). Il mio primo giorno in Italia…e mi scappa la cacca”. Lo Stampatello.
Età consigliata: dai 4 anni.

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