Nella burrasca

Quando esce un nuovo albo illustrato da Sydney Smith, per me è una gioia per gli occhi. E non solo.

Nella burrasca è uscito nello scorso autunno. È un lavoro a quattro mani, con i testi di Brian Floca e le illustrazioni, appunto, di Sydney Smith. È edito da Orecchio acerbo, nella traduzione di Damiano Abeni.

Ed è un lavoro che ci porta al centro di una dimensione che dall’infanzia di oggi tendiamo, come società, a tenere fuori, per tante ragioni. Quella dell’esplorazione, del rischio e dell’avventura in autonomia.

Ci sono due bambini, probabilmente fratello e sorella, che vivono su un’isola. Li incontriamo affacciati ad una finestra, e poi sulla soglia di casa, che indossano gli stivaletti per uscire insieme. I due escono e camminano verso il mare. Non si sa se ne hanno il permesso, perché a quanto pare sta per arrivare una burrasca. La voce narrante è quella di uno dei due.

I due si avventurano sulla spiaggia, osservando la natura e le case che si preparano alla burrasca. Il vento che quasi si percepisce attraverso le tavole, la luce abbagliante e un po’ sinistra, il cielo che diventa antracite e si prepara a rovesciarsi sulla terra. I due annusano la paura e ci convivono, giocando con il limite, sfiorando il pericolo, mentre si spingono sempre un po’ più in là. Una vicina dice loro di tornare subito a casa. Ma loro, per mano, vanno avanti. Attraverso i prati, gli acquitrini, poi tra le case del paese, che mostra un volto diverso dal solito, più inquietante, le strade vuote, la gente già chiusa in casa, al riparo.

I due continuano a camminare, affrettando il passo quando il temporale inizia a scoppiare. La camminata diventa corsa. Corsa attraverso le strade e poi nel bosco. Il cielo e l’acqua si fanno più incombenti, il cuore batte forte, il buio e il rombo della tempesta che sembrano inseguirli.

Fino a che, sulla strada verso casa, viene loro incontro la mamma, con una torcia. L’avventura è finita, i bambini sono arrivati al sicuro.

In un epilogo inondato di luce, vediamo i fratellini, con la mamma, che tornano a giocare sulla spiaggia. Il vento soffia ancora, ma è diventato brezza. La tempesta è passata, tutto è quieto e luccicante.

Un’opera magnifica che mette al centro il punto di vista bambino, la complicità tra fratello e sorella e il bisogno dell’infanzia di incontrare, almeno qualche volta, il pericolo, il limite. Sfidarlo, girarci intorno. Un bisogno che a chi si prende cura di bambini e bambine mette spesso paura.


Nelle vite di molti di loro, specie quelli che vivono, oggi, nelle nostre città, lo spazio per il rischio è quasi inesistente. Per tanti motivi, anche comprensibili, li seguiamo e proteggiamo (e controlliamo) molto più di un tempo, e le occasioni di autonomia fuori casa arrivano sempre più tardi. Quelle di stare all’aperto dipendono molto dalle possibilità e dai tempi delle loro famiglie. E troppo spesso siamo tutti, grandi e piccoli, in deficit di natura.

Questi due bambini che corrono nel bosco possono richiamare, tra altri personaggi, un’altra coppia di fratelli quasi archetipici, Hänsel e Gretel. E le loro diverse reincarnazioni narrative, tra le quali mi vengono in mente Rose e Jack de Il tunnel di Anthony Browne. Due bambini piccoli e vulnerabili, che devono fronteggiare un ambiente ostile sapendo, però, di poter contare l’uno sull’altra. Poco importa se il pericolo se lo sono andato a cercare per gioco, o se è piombato loro addosso.

Dentro questo albo trovo anche un altro elemento: quello della relazione con l’ambiente naturale, anche nei suoi aspetti più minacciosi. Un tassello di esperienza che farà parte, inevitabilmente, delle vite dei bambini e bambine di oggi, arrivati in questo mondo in questa era di profondo cambiamento climatico in atto.

L’ambientazione su un’isola non è casuale. Da una parte possiamo intuire che i piccoli protagonisti vivano una dimensione privilegiata di maggiore contatto con la natura rispetto a molti coetanei. Dall’altra, vivere su una piccola isola significa per loro una maggiore esposizione, nel bene e nel male, alle forze naturali, forse una percezione più netta della vulnerabilità umana rispetto ad esse.

Muoversi tra le pagine illustrate da Sydney Smith è, come sempre, come immergersi in un quadro, in un mondo di luce e materia, tra fotografia e impressionismo. La componente visuale si amalgama bene, qui, con quella lirica e al contempo essenziale ed intensa dei testi.

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