Gnoma Uno e io abbiamo appena scoperto Maria Parr. Meno male! Perché Maria Parr ci voleva proprio.
Da millennial cresciuta con i classici angolamericani più o meno integrali e poi con Istrici, Battello a Vapore e Junior Mondadori, condivido con le persone della mia età appassionate di letteratura per l’infanzia un certo disagio nei confronti della narrativa contemporanea per la fascia di età della scuola primaria. Che è abbondante, ma spesso di bassa qualità.
I miei gnomi domestici potranno sicuramente assaggiare (un po’ abbiamo già iniziato) i miei personali mostri sacri, quelli che li aspettano sul mio scaffale preferito, quelli da salvare in caso di diluvio universale. Bianca Pitzorno, Roald Dahl, Eva Ibbotson, Astrid Lindgren. Una piccola scorta di Junior e Istrici misti. E poi qualche classico che affonda le radici più indietro nel tempo: Alcott, responsabile del mio imprinting da lettrice, Barrie, Burnett, Montgomery, che mi ha fatto conoscere mia moglie da grande.
Ma il panorama contemporaneo di quello che viene pubblicato per chi ha 7,8, 9 anni lo conosco meno, e trovo che sia più intricato da esplorare prima di trovare dei titoli-tesoro, di quelli che vale la pena proporre a giovanissimi lettori e lettrici. Perché credo che loro debbano leggere libri belli, non libri a caso pensati per essere venduti a manetta al loro target.
E allora, meno male che ogni tanto un’autrice o un autore contemporaneo mi strabilia e mi scalda il cuore.
In Oscar e io Maria Parr ci porta a condividere un anno della vita di Ida e Oscar, due fratellini che vivono in una piccola cittadina norvegese e che seguiamo nella loro quotidianità, tra giochi, amicizie, scuola, eventi familiari. Lo fa con una scrittura lieve, fresca e profonda, adottando uno sguardo empatico che sa davvero di infanzia.
La narrazione adotta come filo conduttore i “posti” di Ida e Oscar. Ogni capitolo è intitolato con il nome di un luogo che i piccoli protagonisti abitano e che fa da sfondo agli episodi raccontati: il corridoio, il salotto, il bosco, il fiume, la scuola, la casa degli zii e altri ancora.
La voce narrante è sempre quella di Ida, che all’inizio del romanzo ha 8 anni ed è legata al fratellino di 5 anni, quasi 6, da una classica relazione che fluttua dalla complicità all’irritazione, al senso di protezione quando Oscar è nei guai o mostra appieno la sua vulnerabilità di bambino piccolo.

Attraverso i mesi, seguiamo Ida e Oscar nelle loro piccole, piccolissime vicende che hanno però un sapore memorabile.
Tra queste pagine c’è tanto gusto per la vita. C’è uno sguardo che si sofferma con grande sensibilità sul cambiamento che percorre ognuno dei personaggi attraverso micro e macro trasformazioni, sul loro sentire, sul loro stare con gli altri.
Dall’influenza gastrointestinale che colpisce l’intera famiglia con risvolti epici, alle scorribande in bici dopo la scuola, alle feste che scandiscono l’anno, ogni episodio è reso avvincente da una scrittura che lascia deliziosamente spazio allo humour ma che sa anche restituire una gamma sofisticata di emozioni e di sfaccettature realistiche nelle relazioni umane.

Maria Parr non filtra le emozioni bambine accantonando o “risolvendo” velocemente quelle più problematiche. Ida è una bambina che vive in una rete familiare e sociale calda e protettiva, eppure anche lei, come tutti gli esseri umani, sperimenta tra queste pagine la rabbia, la voglia di crescere ma non troppo, il desiderio di indipendenza e la nostalgia per quella parte di infanzia che è già perduta, la tristezza e anche il lutto. Sì, perché uno degli eventi cardine di questo anno di vita di Ida e Oscar è la morte di uno zio molto amato. Un aspetto che viene esplorato con ricchezza di sfumature nel corso dell’arco narrativo, ed un tema che non è mai tabù ma che si integra nella vita dei bambini e della loro famiglia.
Come la morte, anche l’amore e la religione vengono intessuti con naturalezza nello scorrere dei giorni e delle relazioni.

L’autrice crea un posto per lettori e lettrici, un posto comodo e caldo con tanta aria e spazio per i pensieri, nel quale è davvero bello fermarsi. E personaggi che vorresti abbracciare, a volte, e non lasciare andare quando si chiude l’ultimo capitolo.
Per fortuna possiamo ritrovare Ida e Oscar in un secondo libro!

Oscar e io trova un ottimo completamento visivo nelle illustrazioni espressive di Åshild Irgens.
È edito da Beisler, nella traduzione di Alice Tonzig.