Black kids. La primavera che cambiò ogni cosa

Continua il Black History Month, e dopo I Rise di Marie Arnold, di cui vi ho raccontato dalle pagine di Teste fiorite, ritorno con un altro young adult intenso, al cui centro si intersecano linee narrative legate a identità, famiglie, classe sociale, adolescenza, razzismo istituzionalizzato e altro ancora, sullo sfondo di uno specifico contesto storico del quale è fin troppo facile trovare echi nel presente.

Siamo a Los Angeles, è la primavera del 1992, quella segnata dalla Rivolta di Los Angeles: una drammatica serie di scontri e proteste, scatenatisi dopo l’assoluzione dei quattro poliziotti che avevano picchiato brutalmente il cittadino afroamericano Rodney King durante il suo arresto l’anno precedente.

Mentre molti romanzi per ragazzi di autori e autrici neri contemporanei mettono al centro delle loro opere lo sguardo di giovani persone della comunità nera impegnate in battaglie per i diritti, o comunque molto consapevoli delle dinamiche sociali nelle quali vivono immerse (è il caso di I Rise, come anche di The Hate U Give di Angie Thomas), in Black Kids. La primavera che cambiò ogni cosa l’autrice, Christina Hammonds Reed, fa una scelta di segno opposto.

Qui la protagonista è Ashley Bennett, una diciassettenne nera cresciuta in un contesto privilegiato, benestante, molto schermato e protetto rispetto alla realtà vissuta da molte altre persone afroamericane. Ashley, per scelta dei genitori, professionisti di successo, è cresciuta in una bolla di benessere quasi artificiosa (quartiere alto, scuola di elite, cerchia di amiche bianche e posh) e quindi consapevole in misura molto parziale del razzismo e dei problemi sistemici con i quali le persone nere si confrontano quotidianamente.

Avendo letto poco prima, appunto, I Rise, nel quale la voce narrante e la protagonista è una quindicenne fin troppo matura e consapevole per la sua età, fare la conoscenza di Ashley mi ha fatto uno strano effetto. L’autrice delinea la voce di una quasi diciottenne che a tratti si può percepire come piccola per la sua età, a riflettere la vita molto protetta che ha condotto. Arriva però anche per lei il momento in cui lo sguardo si posa, necessariamente, oltre il recinto di casa, ad instaurare una relazione più complessa e profonda con il mondo al di fuori della famiglia e della solita cerchia.

Hammonds Reed costruisce efficacemente questo arco narrativo. Per la prima metà del libro e oltre, seguiamo lentamente Ashley nella sua quotidianità di ragazzina un po’ viziata, tutto sommato comoda nella sua bolla. La nostra protagonista sta finendo l’ultimo anno di liceo e passa il tempo con il suo gruppetto di amiche, che frequenta fin dall’infanzia e di cui minimizza le microaggressioni razziste e la tendenza a cacciarsi nei guai. In modo sotterraneo, in lei è già radicata la consapevolezza di dover stare sempre più attenta delle compagne e dei compagni. Ogni trasgressione (dalle droghe ricreative in su) che viene facilmente minimizzata se a compierla sono giovani bianchi rischia, infatti, di avere conseguenze molto più serie per una ragazza o un ragazzo nero. Un sistema di doppi pesi e misure si intravede nettamente nella sua comunità scolastica, e si fa ancora più evidente quando ad Ashley capita di dover interagire con la polizia.

Quando in città scoppiano i riot legati alla notizia dell’assoluzione dei poliziotti che avevano aggredito Rodney King, inizialmente le notizie arrivano un po’ attutite a casa Bennett. Ma presto rimanere scollegati dalla realtà diventa impossibile. La sorella più grande e inquieta di Ashley, Jo, è andata a vivere fuori casa, in un quartiere più popolare, ed è vicina alla causa dei manifestanti, mentre in città lo zio Ronnie si trova a dover difendere in prima persona il negozietto di riparazioni ereditato dalla nonna.

Mentre Ashley e i suoi genitori sono costretti a guardare sempre più da vicino quello che sta succedendo – superando una sorta di razzismo interiorizzato per il quale tendenzialmente cercano di dissociarsi da queste battaglie – anche il gruppo di amicizie storiche della protagonista inizia a sgretolarsi ed Ashley inizia, letteralmente, a guardare più intenzionalmente al di fuori della bolla, a conoscere altre persone o a connettersi più profondamente con la sorella e la cugina, a mettere in questione alcune proprie scelte o azioni compiute con leggerezza.

La sera del prom, l’atteso ballo di fine anno scolastico, coincide con il culminare di diversi eventi che fanno sì che la bolla scoppi del tutto, inglobando il caos, il cambiamento, la città. Ashley dovrà fare i conti con storie dolorose rimosse del passato familiare, con un rischio reale che corre sua sorella nel presente, con il ridefinirsi di tutte le sue vecchie amicizie, ma soprattutto con la messa a fuoco della sua identità come giovane donna nera, collegamento tra le radici del suo passato e i rami ancora da gettare nel futuro, in una società ancora profondamente iniqua e violenta verso le persone nere e brown.

Hammonds Reed restituisce organicamente questo processo di evoluzione a lettrici e lettori, dando a questo personaggio, inizialmente un po’ bidimensionale, tutte le sfumature e la profondità necessarie e mettendolo in relazione con una varietà di altri personaggi realistici e non stereotipati, sullo sfondo di una città ed una società scosse da un necessario tumulto. Una fotografia non banale della traiettoria di una giovane e del suo bisogno di conoscere e toccare le sue radici per proiettarsi in ciò che vorrà diventare.

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