“I vecchi bambini”: smontare qualche tabù sulla terza età

I vecchi bambini, Bramy - Guillerey - Edizioni Clichy

Si avvicina la festa dei nonni, il 2 ottobre, e questo nuovo albo edito da Clichy può sicuramente diventare un regalo tenero e divertente da condividere con i nonni, ufficiali oppure onorari, dei vostri cuccioli di sapiens sapiens.

I vecchi bambini, testi di Élisabeth Brami e illustrazioni di Aurèlie Guillerey, non ha paura di usare la parola “vecchi”, per cominciare (che poi, cosa vuol dire vecchio? Quando si smette di preciso di essere giovani? E gli anni nel mezzo?). Non parla solo di nonni, ma, in generale, di persone che hanno vissuto una vita molto lunga.
Si snoda attraverso una galleria di istantanee deliziose, accompagnate da due voci che riflettono, in versi, alcuni aspetti – dai più prosaici ai più profondi – della quotidianità di chi ha già visto molte primavere, e autunni, e altre stagioni.

Un primo verso racconta i vecchi da un punto di vista esterno; il secondo, in corsivo, è la voce dei vecchi stessi. Dalla necessità di camminare piano, agli acciacchi e alle dentiere scomode, la terza età ha indubbiamente le sue seccature. I vecchi (almeno quelli di questo libro) vedono nello specchio e sentono nelle ossa i segni dell’età, ma il tempo non li spaventa e sanno anche resistere con caparbietà (per esempio, facendo ginnastica in tutine colorate).

Il tempo porta via molte cose, questo purtroppo è vero, e a un certo punto, porta via a chi vive a lungo anche molte persone care. I vecchi, per non sentirsi troppo soli, a volte scelgono la compagnia di un animaletto, e se hanno figli e nipoti, aspettano con trepidazione di vederli spuntare. Ci sono vecchi che sono al verde e cercano, con dignità, di cavarsela da soli: per aiutarli, bisogna giocare d’astuzia.
Alcuni vedono il mondo tutto nero e passano il tempo che rimane loro a lamentarsi. Altri conservano nelle rughe di espressione la traccia di tanti sorrisi e hanno ancora la capacità di vedere il lato luminoso delle cose.

Alcuni vecchi non possono più vivere da soli e devono lasciare le loro case, con la paura di essere trattati, per giunta, da babbei. Spesso sanno raccontare storie emozionanti, e pazienza se perdono il filo ogni tanto. Sono persone ancora vive, che hanno bisogno di affetti, di gioie quotidiane e relazioni per andare avanti, come tutti gli altri. Qualcuno di loro, se chiude gli occhi, per un attimo si sente ancora giovane e ha voglia di iniziare nuovi progetti: può accogliere un nuovo amore, può seguire una nuova passione. Un altro tempo, altre possibilità rese più preziose dal sapere che non si ha più ‘tutta la vita davanti’.

L’albo si conclude con un invito ai bambini a non aver paura di crescere e diventare, un giorno, anziani, dolce e visionario in una società nella quale l’invecchiare è ancora un po’ un tabù. Suggerendo, a partire dal titolo, che l’esperienza umana è un ciclo e un continuum. Che ogni persona vecchia porta in sé la propria versione bambina e insieme tutte le altre, e che invecchiare non vuol dire per forza abbandonare ogni scintilla di amore e di gusto per la vita.

Brami, E. , Guillerey, A. (2021). I vecchi bambini. Edizioni Clichy

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