Tre motivi per leggere “La Giovanna nel bosco” nel 2021

Libro "La Giovanna nel bosco", Cristina Lastrego - Francesco Testa - Gallucci

E’ vero, sicuramente parlare adesso di personaggi o libri che, come dicono qui le mitiche Galline Volanti “ti sono rimasti stampati dentro” perché li hai incontrati quando eri piccol@, non è una garanzia di grande oggettività. Ma d’altra parte, ritrovare personaggi e storie con gli occhi e gli occhiali di oggi può essere interessante. E quando mai si è parlato di totale distacco e oggettività su queste pagine, in ogni caso?;-)

La Giovanna, insieme al suo cagnolino Ciccio e al drago Tommasone, suo amico, nasce dal talento di Cristina Làstrego e Francesco Testa ed è protagonista, dalla fine degli anni Settanta in poi, di albi illustrati e altri materiali, come libri di attività creative e, molto più recentemente, cartoni animati.

Nel 2015 Gallucci ha scelto di ripubblicare La Giovanna nel bosco, in un bel formato grande che valorizza a dovere questo albo a fumetti. Un albo che non nasconde la sua età: apritelo e precipiterete in un punto impreciso, ma delizioso tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta. E al contempo è riuscito a non invecchiare per niente, rimanendo una scelta validissima per i bimbi dei Ruggenti anni Venti de noartri.

Vediamo, in ordine sparso, perché.

Uno. Protagonisti strepitosi.

Ok, non sono una fan dei personaggi costruiti a tavolino per abbattere stereotipi. La Giovanna decisamente non è tra questi: è una bambina a tutto tondo, con una gamma di emozioni e reazioni variegata, che ribalta stereotipi semplicemente con il suo modo di essere. Coraggiosa e determinata ma non temeraria (ha i suoi momenti di paura e sconforto), dallo spirito vivacissimo, empatica, impaziente, sempre pronta a ribattere con uno scherzo e ad arrabbiarsi per le ingiustizie con tutta l’energia dell’infanzia. Non ha poteri magici, ha la licenza di sbagliare, sa chiedere aiuto.

Ritrovandola da adulta, mi viene da soffermarmi anche sulla fisicità della Giovanna: una bambina robusta, lontana dagli standard della maggior parte delle principesse ed eroine dei cartoni animati, lontanissima da quegli standard tossici che poi sarebbero dilagati negli anni ’90 tra le giovanissime.
Giovanna ha il nasone (come tutti gli altri personaggi, è da dire), capelli rossi con taglio stile Truciolones.
Ha braccia forti e mani grandi e vestita da dama medievale è buffissima e allo stesso tempo convincente. Perchè è una bambina che sprizza sicurezza da tutti i pori, compiaciuta della propria crescente autonomia e neppure sfiorata da complessi sul suo corpo. Un corpo con il quale sa nuotare, correre, saltare e anche (in sogno) volare con piena confidenza nelle proprie capacità.


Ciccio, il cagnolino della Giovanna, ha una sua personalità spiccata e aggiunge uno spiritoso controcanto – talvolta pensando, talvolta parlando a Giovanna che lo capisce – a molte delle scene.

Se Giovanna incarna (senza nessuna sfumatura didascalica) una dama piuttosto schietta e indipendente, il drago Tommasone è un personaggio affabile e amabile, goloso e protettivo, lontanissimo dal topos del drago spaventoso. Anzi, sarà solo in una situazione di estremo pericolo che saprà tirare fuori le sue capacità di sputafuoco. Oggi Tommasone potrebbe gestire un delizioso cottage in mezzo al bosco dove si servono brunch da favola…con qualche specialità affumicata.
Non sarebbe preciso dire che è la fanciulla a salvare il drago, in questa storia, perchè in realtà entrambi i protagonisti (con il supporto del piccolo Ciccio) intervengono in vari modi a salvare l’altro. Sicuramente la Giovanna gioca un ruolo chiave nell’empowerment di Tommasone, ma anche lui è pronto a difenderla.

Due. Una favolosa ambientazione da fiaba

Lastrego e Testa adottano il sogno come espediente per trasportare la Giovanna e Ciccio nella dimensione fiabesca che fa da contenitore alla narrazione. La Giovanna si addormenta sperando di fare un bel sogno e si ritrova nel bosco, a due passi dalla tana del drago Tommasone.
Il sogno, come una matrioska, contiene a sua volta un altro sogno, strumento attraverso il quale i protagonisti riescono a trovare la soluzione ad un ostacolo cruciale.

L’impianto narrativo è quello della fiaba; l’ambientazione richiama elementi classici dell’immaginario fiabesco e fantastico, in una declinazione al contempo accogliente e ipnotica, ricca di dettagli che aggiungono tridimensionalità alla narrazione.

Ho voluto far incontrare a Polpetta (che attualmente ha 2 anni, quasi 13) l’universo della Giovanna perchè mi piace l’idea che questi paesaggi, proprio così come sono stati disegnati da Cristina Làstrego, e questi personaggi dalla parlata colorita entrino a far parte fin da ora del suo personale immaginario.



Favolosa la tana del drago, scavata all’interno di un grande albero con un susseguirsi di stanze sotterranee, e la sua credenza dalla quale esce ogni sorta di leccornia. Il bosco del titolo è un luogo misterioso e quasi protettivo, che non incute timore e nel quale incontriamo la prima dei diversi ‘aiutanti positivi’. I nostri protagonisti incontrano, infatti, nel corso delle loro eroiche peripezie, diversi personaggi dai tratti magici (la vecchina che vive sola nel bosco, probabile strega, i nanetti) che prestano loro oggetti indispensabili per proseguire, e la loro impresa diventa, in un certo qual modo, corale.
La voce del narratore (esterno, onnisciente) si fa sentire, di tanto in tanto, ad anticipare o a riepilogare per i lettori determinati passaggi dell’intreccio.

Tre. Una storia universale

L’impianto al quale gli autori si ricollegano, dicevamo, è quello della fiaba. Un sistema nel quale vengono inseriti Giovanna, bambina moderna dalle tante risorse, e Tommasone, un drago decisamente sui generis, per raccontare, con humour e senza didascalismi, una storia dai tratti universali – e quindi anche contemporanea e necessaria. Quella della resistenza contro i prepotenti (incarnati qui dall’arrogante Barone Gualtiero) e contro le ingiustizie. E insieme, quella dei personaggi presunti “piccoli” o deboli che uniscono le loro energie e capacità, trovando le risorse per ribaltare la propria situazione.

Giovanna e i suoi amici contano l’uno sull’altro e riescono a cavarsi dagli impicci, non senza ribadire con forza i loro valori. Tra cui, tra l’altro, quel “I bambini non si picchiano mai” che in Italia probabilmente sa di avanguardia educativa poco meno che negli anni Settanta.



Unico avvertimento: se leggete questo libro a stomaco vuoto, il finale – quando la merenda interrotta a casa di Tommasone si trasforma in una gloriosa e vivida colazione post-vittoria contro i cattivi – potrebbe mettervi all’improvviso un certo appetito!

Làstrego, C., Testa, F. (2015). La Giovanna nel bosco. Gallucci editore.


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