Quattro viaggi perfetti per il 2021: nella vibrante Abidjan degli anni Settanta

Bentornati a bordo dell’agenzia di viaggi Immaginarie, amici!:-D
Dopo la nostra tappa che ci ha portato ad attraversare gli Stati Uniti con il giovane Charlie, ci spostiamo di continente con il suggerimento di lettura di oggi, che è una graphic novel, anzi, una serie di 6 graphic novel: parliamo della serie di Aya de Yopougon (nota anche come Aya of Yop City nella traduzione in inglese), scritta da Marguerite Abouet ed illustrata da Clément Oubrerie.
Io ho letto, per adesso, il volume che, nell’edizione francese di Gallimard, raccoglie i primi 3 fumetti.
In italiano so che i primi due sono stati pubblicati nella collana Rizzoli Lizard.

Abouet ed Oubrerie – che nella vita sono anche una coppia – ci trasportano ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, alla fine degli anni Settanta, ricreando per noi lettori un mondo vibrante e vivacissimo, in una storia corale che ha un ritmo da serie tv. Abouet, di origine ivoriana, si è trasferita in Francia nell’adolescenza e spiega di aver voluto rispecchiare tra le pagine del fumetto una parte del mondo nel quale è cresciuta; anche se l’opera è di finzione, svariati personaggi ed intrecci sono ispirati alle vicende di persone che ha realmente conosciuto nella sua infanzia.
La narrazione viene ambientata dalla fine degli anni Settanta ai primi Ottanta, in un periodo nel quale la Costa d’Avorio post coloniale stava sperimentando una fase di boom economico e crescente dinamismo sociale. Nello specifico, lo scenario nel quale si muovono i nostri protagonisti è quello del quartiere popolare di Yopougon, soprannominato dagli abitanti Yop City, e quello della loro fitta rete di legami di parentela, parentela elettiva e amicizia. Una rete a maglie strette che ha i suoi pro e i suoi contro, naturalmente. Qui incontriamo Aya, il personaggio titolare della serie: una 19enne con la testa sulle spalle, che desidera studiare medicina e la cui vita quotidiana si intreccia continuamente con quella delle sue migliori amiche Adjoua e Bintou e della sua famiglia estesa.

In questo primo volume, che raccoglie, appunto, i primi 3 capitoli della storia, Aya non ha una sua storyline particolarmente forte, ma interseca le vicende di molti personaggi secondari, in particolare delle sue due migliori amiche e di altri giovani che interagiscono con lei. Aya è l’amica razionale e affidabile a cui tutti si rivolgono per confidarsi o per chiedere aiuto e consigli. Lei e le sue amiche si affacciano all’età adulta in un contesto sociale in continua trasformazione, nel quale il sessismo spicciolo quotidiano e una visione tradizionale dei ruoli di genere si accompagnano ad una costante rinegoziazione dei ruoli ascritti da parte della giovane generazione (come accade ovunque nel mondo). Le protagoniste principali si pongono obiettivi diversi e si rapportano in modo differente alle aspettative di genere. Se Aya, contrariamente alle attese del padre che spera di farla sposare presto a un ragazzo benestante, è determinata a studiare, Bintou dichiara esplicitamente di voler fare un buon matrimonio e possibilmente emigrare in Francia. La sua ribellione nei confronti delle norme sociali si realizza nel suo vivere liberamente la sessualità e le relazioni, in aperto contrasto con il padre che la vorrebbe reclusa in casa o controllata a vista.
Adjoua si ritrova ad affrontare una gravidanza indesiderata e a crescere un bimbo – appoggiandosi alle amiche e alle tante “zie” del quartiere – senza sostanziale supporto da parte dello sfaccendato padre biologico.

Se il tono suggerito dai dialoghi salaci e dall’ironia nella raffigurazione dei personaggi (molto espressiva, in alcuni casi quasi caricaturale) è abbastanza leggero e non mancano momenti comici e di suspense teatrale, i temi sono variegati e talvolta tutt’altro che leggeri. Ci sono tra queste pagine tradimenti epici, cocenti delusioni sentimentali, difficoltà materiali, relazioni manipolatorie, situazioni di prepotenza normalizzata in famiglia, una storyline con protagonisti omosessuali che vivono un amore clandestino e si trovano ad affrontare una scelta difficile.
Nel complesso i personaggi maschili – non tutti, ma una parte consistente – non escono benissimo dall’affresco ricreato dagli autori. Nel migliore dei casi sono un po’ tontoloni o perditempo, nei peggiori sono dei bulli o dei donnaioli senza scrupoli morali. E’ da dire che anche i personaggi femminili – escludendo forse Aya, che è molto equilibrata – sono tratteggiati con molte sfumature. Vediamo le loro debolezze, le loro ingenuità, ogni tanto ci stupiamo per le fette di arrosto che sembrano avere sugli occhi.

Quello su cui ci affacciamo a Yop City è un mondo giovane e brulicante di relazioni e di vita – da quella notturna dei locali e dell’ Hôtel aux mille étoiles, la piazza del mercato dove si ritrovano i ragazzi ad amoreggiare con discrezione a quella diurna dei boulevard, dei vivaci mercati e dei ristoranti. Vibrante di musica e progetti. Una storia gradevole e ricca di humour ed una rappresentazione in netto contrasto con le narrazioni monodimensionali troppo spesso diffuse sul continente africano (un tema sul quale, ancora una volta, straconsiglio di vedere la TED talk The danger of a single story di Chimamanda Ngozi Adichie, che trovate qui o di leggere il testo Il pericolo di un’unica storia edito da Einaudi).

Abouet, M., Oubrerie, C. (2016). Aya de Yopougon. Intègrale 1. Gallimard Bande Dessinèe.
Ed. italiana: Aya de Yopugon, vol. 1 e 2, Rizzoli Lizard.



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