Aspettati sempre l’inaspettato

Amiche e amici immaginari, bentornati! Siamo arrivati all’ultimo (forse) appuntamento con le storie da brivido di ottobre. Il libro con cui vi auguro ‘happy Halloween’, in realtà, è un classico e non è così spaventoso, ma contiene una dose di magia e fantastico sufficiente per poter essere apprezzato dai lettori dai 7 anni in su. Magari insieme ad un adulto (non perchè faccia paura, ma perchè leggere insieme ad alta voce è una pratica bella che non è obbligatorio abbandonare quando i bambini imparano a leggere da soli), nella notte delle streghe…o in qualunque altro momento.

Quello delle scuole di magia è un filone molto ricco che, nella letteratura per ragazzi, non nasce con Harry Potter né si esaurisce con le storie del’amato maghetto occhialuto.

La turbinosa storia di Picco Uragano mi è stato regalato alle medie, ma è, secondo me, una lettura piacevolissima anche per lettori più piccoli, ideale per un primo assaggio della mirabolante Margaret Mahy. Nei suoi libri destinati ai bambini, l’autrice neozelandese crea miscele esplosive ed esilaranti di personaggi e situazioni, sempre con uno sguardo irriverente verso il mondo adulto.

Ad introdurci nella favolosa cornice di Picco Uragano sono due fratelli, Huxley e Zaza, che i genitori decidono di spedire in una scuola privata isolata perchè vengano ‘messi in riga’. Il difetto di fabbricazione dei figli, secondo loro, è la loro eccessiva creatività: Huxley ama scrivere storie a fosche tinte, e Zaza adora illustrarle. Per fortuna la Scuola Inaspettata non corrisponde affatto al loro immaginario, come i due fratellini scopriranno presto.

Per cominciare, la direttrice è scomparsa da quarant’anni nella tempesta circolare che sferza il Picco più volte al giorno. Il vicepreside è un mago, la caposorvegliante una gatta dall’accento spagnolo che coltiva una love story per corrispondenza, gli alunni non raggiungono il numero legale ma sono entusiasti della loro scuola. E non basta: dal curricolo brillano per assenza matematica e scienze e il motto della scuola è “Aspettati sempre l’inaspettato”. Due elementi sicuramente destabilizzanti per ogni genitore perbene – ma occhio non vede, cuore non duole, come dicevamo sopra: Huxley e Zaza sono felici e liberi di scrivere e disegnare quello che pare a loro.
Rispetto ad altre scuole di magia, questa sembra essere, in un certo senso, più democratica: gli studenti sono ragazzini comuni, non sembrano consapevoli di essere nati con poteri magici, ma possono imparare ad usare la magia.

L’uragano per lunghi anni ha tenuto lontani i temuti ispettori scolastici, ma se questi dovessero fare capolino, sarebbero guai. Senza contare che un miliardario ultramalvagio ha puntato i suoi occhi avidi sulla montagna dove sorge la Scuola Inaspettata, della quale vorrebbe sfruttare le preziose risorse minerarie, e da tempo cerca di fare pressioni per spazzare via la scuola stessa. Intanto, nella città di Farforca, anche una brillante scienziata (che ha in comune con il vice preside della Scuola Inaspettata un paio di graziose orecchie a sventola – non nel senso che hanno un orecchio a testa, ma che sono molto simili) deve sfuggire alle grinfie del cattivone – che vuole sposarla per appropriarsi della sua mente ricca di idee ed invenzioni – e decide di andare a fare smart working proprio a Picco Uragano.

Una narrazione splendida, brillante, brulicante di giochi linguistici, che riesce a coniugare il nonsense con la capacità di riflettere, indirettamente, un’idea liberatoria, quasi radicale di infanzia. Una storia ricca di sorprese, personaggi secondari esilaranti e dettagli surreali, che afferma la possibilità, per la magia e la scienza, di coesistere e non solo, di stabilire una sinergia. L’edizione della mitica collana Gl’Istrici Salani, è arricchita dalle divertenti illustrazioni di Wendy Smith. Molto ben riuscita la traduzione di Laura Draghi, che fa davvero delle magie con le parole.

Mi piace l’idea di tirare fuori dal sacco questo libro proprio in questi giorni. So che la situazione attuale pone enormi difficoltà a chi si è ritrovato a doverla gestire. Allo stesso tempo, sono molto delusa di vedere che, di nuovo, i ragazzi, la scuola e la cultura sono stati i primi ad essere sacrificati e che questo sacrificio viene narrato come necessario. Mi aspettavo che, dopo tutta la discussione emersa in seno alla società civile nei mesi del lockdown e in quelli successivi, e dopo il gran caos legato all’apertura e dell’implementazione dei nuovi protocolli di sicurezza, i governanti avrebbero cercato sul serio di tutelare la scuola e i servizi educativi. Invece ora si inizia a limitare o eliminare la frequenza per le superiori; le scuole dei gradi inferiori e i nidi sono ancora aperti, ovviamente non possiamo sapere ancora per quanto. Quello che sta succedendo fin qui mi fa comunque pensare che dietro alcune scelte ci sia, di fondo, una visione miope e triste dell’infanzia, un’idea povera di società in genere.

Mahy, M. (1993). La turbinosa storia di Picco Uragano. Salani

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