No, così non lo sto viziando!Pagine su contatto e rivoluzione

Breve rant della blogger

Quando si diventa – ma anche quando si sta per diventare – genitori di un cucciolo di sapiens sapiens, molto spesso si viene travolti. Non solo dalle emozioni (di tutti i tipi), dagli ormoni, dalle tante cose nuove da imparare, dalle conseguenze fisiche del postparto per chi ha partorito, dalla fatica fisica delle notti e dei giorni e dei nuovi, mutevoli ritmi, dall’impegno totalizzante del conoscere e cercare di capire questa persona sconosciuta che ha totale bisogno di voi. Ma anche dai consigli e dalle critiche che arrivano da chiunque. Parenti, amiche, colleghi, vicini di casa, passanti che si sentono in diritto di dire la loro mentre ti incrociano attraversando la strada.
Se l’aiuto pratico (quando richiesto) e il sostegno morale sono sempre i benvenuti, spesso consigli, critiche e giudizi sono la goccia che fa traboccare il vaso del girotondo di ovaie al culmine di una giornata all’insegna dell’equilibrismo emotivo e materiale.


Questo continuerà, credo, per molti anni, ma nei primi mesi del primo figlio la situazione può essere un pochino più intensa. Da una parte ci siete voi, che state cercando, e ci vuole tempo e pazienza, di capire quali sono gli approcci, le pratiche, le routine che vi fanno stare meglio insieme al vostro gnomo, anche in base ai vostri valori. Dall’altra, innumerevoli altre persone con innumerevoli altre esperienze, che, in buona fede, vogliono consigliarvi di fare quello che hanno fatto loro (2 o 35 anni fa) e/o quello che ritengono giusto.
Spesso lo ‘scontro’ si gioca tra la cultura pedagogica nella quale si riconoscono i neogenitori e quella, più datata, dei loro genitori. Ma attenzione: dall’altra parte può esserci il fuoco amico. Se da un lato hai tuo padre che ti fa capire non troppo velatamente di considerarti una hippie scriteriata perchè tieni a lungo in braccio tua figlia di 6 mesi e la fai dormire nel lettone, dall’altro puoi beccarti l’amica o la conoscente che aggrotta le sopracciglia perchè hai concluso (serenamente) l’allattamento ai 14 mesi dello gnomo o perchè usi il marsupio e non la fascia come ha fatto lei (quindi non sei abbastanza hippie!).

Tutto questo, anche quando arriva da persone che hanno le migliori intenzioni, è faticoso. Personalmente credo che non debba essere una gara a tappe né crescere come bambini, né crescere come genitori. Non è una gara a chi cammina o parla prima, non è una gara a chi dorme prima da solo. Ci sono infinite sfumature nel modo di essere mamme o papà, difficilmente incasellabili in una check list compilata la quale si diventa testimonial perfetti di un determinato stile genitoriale. L’aggettivo ‘perfetto’ bisognerebbe proprio eliminarlo dalla mente.

Nessuno fa una strada esattamente uguale ad un altro, o vive la stessa esperienza allo stesso modo. L’apprendimento, il cambiamento, gli errori e i tentativi non finiscono mai e sarebbe bello potersi confrontare con gentilezza, ascoltare senza che il giudizio abbia il sopravvento. Senza dare per scontato che le proprie scelte siano le migliori e si debbano applicare a tutti. Senza presumere di sapere come l’altra persona si senta o debba sentirsi rispetto a una determinata situazione.
Da tutta questa lunga premessa, mi sposto al punto dove volevo arrivare. Cioè questo, in cui vi accenno a qualche piccola suggestione che mi sento di condividere su un tema ampio e importante.

I bisogni dei bambini non sono vizi

Un elemento che per me e mia moglie è diventato tangibilmente sempre più importante nella vita con Polpetta – perchè ci veniva istintivo e anche pratico, perchè crediamo che sia positivo e soprattutto perchè è quello che lei fin da microscopica voleva fortemente – è quello del contatto. Che racchiude in sè e si lega a tutto un paradigma della cura dei piccoli sapiens sapiens che si pone, per molti versi, in una posizione di discontinuità rispetto a quello nel quale sono cresciuti molti adulti di oggi. Questa idea che i bisogni dei bambini non sono “vizi”, dopo alcuni mesi di vita a tre con la nostra piccola umana, ha iniziato a risuonarmi in testa molto spesso. E forse l’ho detta ad alta voce troppo poco, ma spero di stare mettendola in pratica per quanto mi è possibile.

Una rivoluzione non così piccola, secondo me, quella di privilegiare il tatto, la vicinanza pelle a pelle e corpo a corpo, le coccole prolungate, l’attenzione anche fisica rassicurante, la prossimità rispetto alla filosofia del distacco “così non si vizia” e del lasciar piangere a lungo un neonato in una stanza da solo, apposta, perché diventi ‘autonomo’ (cioè smetta di piangere perché tanto non viene ascoltato).

Una rivoluzione perchè porta con sè uno sguardo puntato sui bisogni del piccolo mammifero, prima che sulla comodità dei ritmi adulti. Perchè prende atto del fatto che siamo anche corpo, non solo psiche o intelletto, e abbiamo bisogno degli altri anche fisicamente. E che l’autonomia per svilupparsi ha bisogno di una base di sicurezza, che non ha niente a che vedere con l’iperprotezione.

Il librino che vedete in alto, A fior di pelle, è un cartonato della Lapis edizioni che abbina belle foto in bianco e nero (a cura di Massimiliano Tappari) di dettagli di un corpo bambino a brevi testi in poesia di Chiara Carminati, che sto iniziando a scoprire e che per adesso mi piace molto. Un piccolo percorso coccoloso che racconta varie parti del corpo di un bimbo, pretesto per momenti dedicati a carezze, solletico e giochi pelle a pelle. I bimbi anche piccolissimi in genere amano ascoltare filastrocche e testi ritmati o in rima, e anche questo, secondo me, fa di questo libro un regalo simpatico per neonati e neogenitori.

Un altro libro che è un regalo favoloso (anche per adulti) è Abbracci di Jimmy Liao, tradotto da Silvia Torchio nell’edizione italiana di Edizioni Gruppo Abele.
Liao per me è un genio e le sue opere sono arte allo stato puro. Ad un leone solitario cade sulla testa un pacchetto, che contiene proprio il libro Abbracci: un catalogo, appunto, di abbracci, i più disparati, ognuno uno scrigno che racchiude una storia a se stante. Seguiamo alternativamente il punto di vista del leone, che sfoglia ed ‘entra’ nello stesso libro che il lettore ha in mano, e le micronarrazioni che si sprigionano da questa collezione di abbracci. All’inizio disgustato per la stucchevolezza delle prime pagine, il leone si immerge sempre più nella lettura, fino ad esserne completamente avvinto e a sperimentare, lui stesso, una sorta di rivoluzione.

Amazon.it: Abbracci - Liao, Jimmy, Torchio, S. - Libri



Ne ho già parlato in uno Spuntino di lettura, ma ve lo ricordo anche qui: Snug di Carol Thompson, edito da Child’s Play International. Non esiste una traduzione univoca di ‘snug’, che rimanda alla sensazione di sentirsi comodi, in un luogo accogliente e, possibilmente, avvolti da qualcuno di amato. ‘Snug as a bug in a very old rug’, inizia questo piccolo albo cartonato in rima, con l’incipit di un classico scioglilingua. E prosegue con scene di cuccioli di varie specie. I neonati che dormono in una cesta tonda come gli uccellini nel nido, il bimbo che si crea con una coperta una tana morbida come quella della talpa, scavata nel terriccio, e così via. Per finire con una serie di abbracci, probabilmente la cosa più “snug” che ci sia.

Snug : Carol Thompson : 9781846435140

Per finire, uno spunto di lettura per mamme (ma anche papà) che si trovano a fronteggiare critiche e intromissioni più o meno benevole, soprattutto ma non solo dai familiari e da persone più anziane, su tutte quelle pratiche che hanno a che fare con il contatto con bimbi piccolissimi (lo tieni troppo in braccio, devi metterla giù, ancora con sta tetta, ma come, 8 mesi e dorme ancora insieme a voi?!).
Si intitola E se poi prende il vizio?, è di Alessandra Bortolotti e lo trovate edito da Il leone verde. Come tutti i libri sulla genitorialità, naturalmente non va preso come un manuale di istruzioni, nè fornisce ricette magiche universali. Secondo me, però, propone un discorso importante e puntuale su questa sorta di scontro culturale sull’accudimento dei bambini piccoli che molti neo genitori sentono di stare sperimentando nella loro quotidianità. E che a volte può essere laborioso da gestire anche a livello emotivo, in alcuni casi, quando scatta il confronto tra come si è stati allevati e come si vorrebbe allevare il proprio figlio e la differenza è significativa.
Lei è una psicologa perinatale e per me – al netto di tutte le singole scelte pratiche che dipendono molto dagli equilibri del singolo nucleo familiare – fa un’analisi che coglie nel segno e inquadra con chiarezza i termini della questione. Questo non l’ho ancora regalato ad amiche neomamme, per non essere invadente a mia volta…ma lo consiglio a chiunque avverta dell’inquietudine sentendosi dire per l’ennesima volta “Così lo vizi” quando si sta dedicando a normali pratiche da mammiferi.

E se poi prende il vizio?: pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili  dei nostri bambini (Il bambino naturale Vol. 21) eBook: Bortolotti,  Alessandra: Amazon.it: Kindle Store

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