Cinque tipi di libri che non sceglierò per mia figlia

Amiche e amici immaginari, oggi, invece di una recensione, vi propongo un post diverso e un po’ rompiscatole. Per scelta, di solito sul blog vi racconto di libri che mi sono piaciuti, che ho trovato interessanti, validi, belli, da condividere. Il tempo per leggere è poco, quello per scrivere ancora meno, e non mi interessa più di tanto criticare letture che non ho apprezzato, a meno che non si tratti di situazioni che mi fanno realmente indignare per qualche motivo.
Non ho intenzione di stroncare un titolo in particolare, ma vorrei condividere con voi le mie personali linee guida “minime” quando mi trovo a scegliere un libro da regalare a un bambino – o per Polpetta, da quando è arrivata. O meglio, le mie linee guida “in negativo”. In positivo, ci sono tanti elementi che entrano in gioco quando ho la possibilità di curiosare in libreria, a cominciare da quello che può interessare al bambino o bambina specifica in quel periodo. Poi naturalmente intervengono tanti fattori molto soggettivi: gli autori o illustratori che adoro, il tema o la prospettiva insolita di un certo albo che mi incuriosisce, e qualche volta – siamo esseri umani – l’elemento nostalgia che mi porta a scegliere un albo o un libro legato ai miei ricordi di piccola lettrice.
Invece, per esclusione, ci sono alcune tipologie di libri dai quali sto alla larga sempre, e sono queste qui.

1. I libri poco curati a livello estetico. Non è una questione solo soggettiva e non è snobismo. Quando un prodotto editoriale è realizzato alla bell’e meglio, con template triti e ritriti, con immagini stereotipate, dozzinali o francamente bruttine, quando si vede che non c’è un progetto con un po’ di respiro dietro, per me quell’editore non crede molto nell’importanza dei libri per bambini. Io invece ci credo molto, e se la veste grafica mi ispira poca fiducia, tendo ad aspettarmi un contenuto di non grande qualità. Non sempre è vero il contrario: a volte un libro può avere una bella copertina o belle illustrazioni, e un rapporto immagini/testo debole. Ma la prima impressione conta molto e sì, si può giudicare (in parte) un libro dalla copertina. Su questo tema vi consiglio di vedere l’interessante contributo di Roberta Favia del blog Teste Fiorite sul suo canale YouTube.

2. I libri con intenti didascalici o didattici che vengono resi in modo povero, banale.  In questo caso, ho in mente, prima di tutto, i tantissimi cartonati o ‘primi libri’ per bambini di 1 o 2 anni su temi come i numeri, i veicoli, gli animali, in alcuni casi addirittura l’alfabeto. Ne esistono alcuni molto curati ed originali, ma una buona parte di quelli che mi sono capitati tra le mani finora sono uno la copia dell’altro, privi di fantasia, ripetitivi e mossi (almeno, questa è la mia sensazione) solo dalla convinzione – datata – che il bambino debba principalmente imparare dai libri, “riempito” di nozioni fin da piccolissimo secondo logiche sempre uguali. La divulgazione per bambini e ragazzi esiste, come esiste quella per gli adulti; è un macro genere e al suo interno si trovano opere di alto livello e stimolanti (un esempio può essere, tra altri, il catalogo di Editoriale Scienza). Come nella narrativa, ognuno può sviluppare una sua sensibilità per scovare i titoli meno “pedanti” e più ricchi a livello di contenuti e di immagini. Andare a curiosare in una libreria specializzata in infanzia o indipendente – rispetto ad alcune catene di librerie o allo scaffale del supermercato – sicuramente può aiutare a trovare già da subito una varietà di testi più complessi e di qualità più alta. I libri costano, e quelli di una certa qualità, in particolare se sono albi illustrati, sicuramente hanno un costo più elevato di altri – anche per questo sono un regalo prezioso. Personalmente preferisco seguire il motto “pochi ma buoni” e per il resto, ci sono quei posti fantastici che amo e che spero riaprano presto, che si chiamano biblioteche. Una tessera della biblioteca può aprire alla vostra gnoma o al vostro nanetto dei mondi pazzeschi, per anni e anni, gratis. 🙂

3. I libri con palesi messaggi moralistici o con indicazioni comportamentali travestiti da narrativa. Esistono da quando esiste la letteratura per bambini, nei secoli scorsi ne costituivano una parte essenziale, ed esistono ancora. Il mio istinto da lettrice – e ora da genitore – “bastian contrario” o anticonformista mi tiene, in genere, alla larga da quei libri che rivelano immediatamente un’agenda, un valore o principio da trasmettere, o – peggio ancora – un comportamento da instillare e non sono supportati da una struttura narrativa complessa, articolata. Un conto sono, per me, i testi tematici: il libro che affronta dichiaratamente l’argomento del razzismo, o della povertà, o della tutela dell’ambiente, o altri. Questi li considero testi divulgativi, o talvolta a cavallo tra narrativa e divulgazione. Possono piacermi o meno, uno per uno, ma li considero trasparenti.  Quelli che mi irritano sono i libri che apparentemente sono di narrativa, ma in realtà sono unicamente costruiti intorno ad una morale esplicita. E quelli ideati, spesso in forma seriale, per educare i bambini piccoli a determinati comportamenti, dalle buone maniere, al non fare i capricci, all’addio al ciuccio, senza una vera trama, nei quali si sente chiaramente la voce dell’adulto. Dirò solo due parole: Topo Tip. 😀
Non voglio demonizzare in assoluto qualunque libretto – “manuale” che tocchi i temi quotidiani in modo semplice.  Diciamo che, quando hanno le caratteristiche di cui sopra, non li considero letteratura e neanche libri da regalare per rafforzare in un bambino il piacere della lettura condivisa.  Sui temi della vita quotidiana dei bambini, cercando un pochino di più, si possono trovare delle opere di maggiore valore artistico e che affrontano questi aspetti, invece che in modo prescrittivo, con umorismo o da punti di vista insoliti. Sull’argomento della nanna, per esempio, vi rimando a questa carrellata di letture che avevo consigliato qualche mese fa.

4. Se avete già navigato un po’ nel blog lo sapete già: quello degli stereotipi di genere è un tema che mi sta molto a cuore. Dal punto di vista ‘negativo’, cerco di stare attenta ad evitare libri che siano incentrati su modelli stereotipati o che si propongano espressamente, a livello commerciale, come libri “per maschi” o “per femmine”. Un esempio classico – per me raccapricciante – è la coppia Paroline per i bimbi  (esempi: cane, robot) e Paroline per le bimbe (esempi: cagnolino, dolcetto) pubblicata alcuni anni fa da EdiBimbi. Altri esempi sono i libri dedicati a mestieri e professioni concepiti, in modo ripetitivo, secondo visioni datate e senza una riflessione a monte sulla necessità di spaziare un po’ oltre i soliti clichè. E ancora, i libri che rappresentano i ruoli genitoriali rigorosamente divisi per genere, stile anni Cinquanta, senza il minimo sforzo di contaminazione tra attività e compiti, di cura e non, attribuiti a mamma e papà. Una tendenza che può sembrare innocua,  ma non lo è, perchè i libri che leggiamo da piccoli vanno a costruire il nostro immaginario e possono contribuire a rafforzare stereotipi e pregiudizi, se non c’è particolare attenzione o sensibilità dietro.

Negli ultimi anni si stanno moltiplicando gli editori che propongono libri mirati a prevenire o  decostruire – in modo intelligente e creativo, nell’ambito di opere che hanno uno spessore  e un respiro a livello narrativo e visuale indipendentemente dal tema – i più diffusi stereotipi di genere. Tra le case editrici che seguo di più e che adottano questa prospettiva ci sono Settenove, Lo Stampatello, la collana Sottosopra di Giralangolo EDT, ma anche altri editori stanno muovendosi in questa direzione. Come dicevo nel punto precedente, anche su questo tema, per me, un libro è di valore se ha una sua struttura, una sua forza narrativa intrinseca, al di là dell’argomento su cui propone una riflessione.

Un discorso analogo a quello degli stereotipi di genere andrebbe fatto sul tema della rappresentazione etnica/razziale nei libri per bambini, un argomento importantissimo sul quale però, nel panorama italiano non mi sento ancora di avere una vera visione d’insieme, per cui continuo a studiare …to be continued!

5. Ultimo punto che può sembrare più fumoso, ma che riassume un po’ tutti gli altri: i libri adultocentrici.
Nella letteratura per bambini è intrinseco un rapporto diseguale: le storie sono (tranne in casi rarissimi) scritte da adulti per i bambini, quindi inevitabilmente chi scrive si trova in una posizione – per vissuti, esperienze, conoscenze pratiche e teoriche sul mondo – molto lontana e differente da quella del lettore. Questo gap è inevitabile, ma ci sono autori e illustratori – bravissimi – che sanno ritrovare punti di vista bambini,  fare un salto percettivo e vedere la realtà con un altro sguardo, forse perchè più sensibili oppure più consapevoli della loro parte bambina o più in sintonia con essa. Viceversa, altri autori, magari talentuosi in altri ambiti, non riescono ad eliminare lo sguardo adulto nelle narrazioni. Questo può trasparire nel linguaggio o nel tono un po’ paternalistico, nei punti di vista infarciti di giudizi, o in altri aspetti, ma chi ama immergersi nella letteratura per ragazzi se ne accorge, lo percepisce.
Probabilmente quest’idea la spiegano molto meglio di me Emy Beseghi e Giorgia Grilli nell’Introduzione a La letteratura invisibile. Infanzia e libri per bambini [Carocci, 2011]

[…] si può forse considerare come letteratura per l’infanzia quella letteratura che, anzichè porsi come obiettivo la trasformazione dei bambini in adulti e anzichè intendere i bambini semplicemente come consumatori a cui proporre prodotti commerciali, tenta di offrire nelle proprie trame e attraverso particolari metafore rappresentazioni della vera natura dell’infanzia, una natura vista e mostrata come diversa, altra, irriducibile e spesso contrapposta al modo d’essere degli adulti.

C’è un’altra categoria di libri che di solito circumnavigo senza fermarmi quando sono in modalità “zia Natale” (o compleanno), e sono le serie legate ai personaggi dei cartoni del momento, alle famigerate (non sempre così colpevoli) principesse Disney e simili. Questi ultimi…mah. Non li considero letteratura, ma essenzialmente oggetti di merchandising e di solito mi oriento su altro. Credo che se Polpetta attraverserà una fase monomaniacale su qualche cartone o personaggio non glieli vieterò in toto: in fondo anche noi adulti ogni tanto leggiamo qualcosa di trash o pop, no? Però mi assicurerò che ogni librino “commerciale” sia circondato da almeno 5 libri di vera letteratura per bambini 😀

Queste sono alcune delle mie idiosincrasie. Quali sono le vostre?

 

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