Un tuffo nella notte con “Luca la luna e il latte”

Anche voi in queste settimane di quarantena – nei ritagli di tempo tra il lavoro e le attività di manutenzione della casa e dei suoi abitanti, cioè di solito molto poco – avete iniziato a spulciare negli scaffali scovando vecchi e nuovi classici da assaggiare con i vostri gnomi domestici?

In questi giorni ho tirato fuori dallo scaffale un classico di Maurice Sendak, meno noto qui da noi de Nel paese dei mostri selvaggi ma altrettanto intrigante e che ha generato, in passato, altrettanto scalpore nel pubblico benpensante o tradizionalista. Si tratta di Luca la luna e il latte, in originale In the Night Kitchen, pubblicato per la prima volta nel 1970 e idealmente concepito dall’autore come parte di una trilogia che comprende anche Nel paese dei mostri selvaggi e il conturbante Outside Over There. Io ho in casa l’edizione Babalibri del 2000, nella traduzione di Selene Maltini che, in alcuni punti, diverge sensibilmente rispetto all’originale. Al momento questa edizione è difficile da reperire, a parte nel giro dell’usato; io l’ho trovata, con un colpo di fortuna, nel punto bookcrossing della mia biblioteca preferita.

Come le altre opere di Sendak, gigante della letteratura per l’infanzia, anche questo albo illustrato è denso, intricato, complesso, ricco di simbologia, oltre che di richiami alla cultura pop e la sua lettura può essere affrontata attraverso molteplici punti di vista; cercando nella rete, potrete trovare letture in chiave psicanalitica, ad esempio.Non ho la formazione per scandagliare il testo in quest’ottica, ma provo, invece, a raccontarvelo a livello di contenuti, in caso abbiate voglia di “esplorarlo” con (o senza) i vostri bambini.

In the Night Kitchen è una narrazione onirica dal fascino surreale, inscenata in un mirabolante paesaggio notturno nel quale sfuma il confine tra la casa del piccolo protagonista e un favoloso, scintillante ambiente urbano.
Sendak ci accompagna, tra tavole che rientrano nel linguaggio del fumetto, sequenziali e con i dialoghi inseriti nei balloon, nel sogno di Mickey (in italiano, Luca), un bimbo apparentemente sui 3 o 4 anni, dagli ispidi capelli neri e dalla pelle bianca come il latte.

Mickey sta dormendo nel suo lettino, quando viene risvegliato da una serie di rumori provenienti dalla cucina. Grida chiedendo chi sia a produrre quel baccano, ed ecco che, come Alice nella tana del Bianconiglio, inizia a precipitare, galleggiando nell’aria, verso la cucina, scivolando, nel processo, fuori dal suo pigiamino. A quanto pare, questo è il motivo di tante controversie e vere e proprie azioni di censura che hanno accompagnato questo albo per decenni: la nudità, e conseguente (agli occhi di bibliotecari ed educatori di stampo puritano) “sessualizzazione” del piccolo protagonista.  Mickey/Luca passa (nell’originale in inglese è sottolineato) dal buio alla cucina illuminata. Una cucina che – come spesso accade nei sogni – si trasfigura in qualcos’altro, assumendo i contorni di una città notturna illuminata dalla luna, dalle stelle e da tante luci artificiali. Luca atterra dritto dritto in una scodella, dentro all’impasto della focaccia. Ad accoglierlo – e impastarlo con entusiasmo, scambiandolo per latte – sono tre grossi cuochi che hanno il volto di Ollio (Oliver Hardy) e che continuano imperterriti il loro lavoro, mescolando e cantando con energia. Dall’impasto, però, spunta, contrariata, la testolina di Luca. I cuochi non se ne accorgono e lo infornano in un forno giocattolo di Topolino. A metà cottura, giustamente, il bambino, rivestito di impasto mezzo cotto, salta fuori dal forno gridando “Sono bianco come il latte ma sono Luca, non il latte!”.  Senza portare rancore, con la pasta che gli è rimasta appiccicata addosso (una parte della quale si è trasformata in una tutina che ricorda il travestimento di Max nel Paese dei Mostri Selvaggi) Luca costruisce un aeroplanino e decolla, volando sulla città illuminata per andare in cerca del latte, quello vero. E qui Sendak ci dà la possibilità di osservare più da vicino questo singolare paesaggio urbano, tutto composto da contenitori e attrezzi di cucina: i palazzi sono enormi vasetti di marmellata, cartoni di panna, confezioni di sale, lievito, caffè ed altri prodotti popolari, alternati a bottiglioni di vetro, sacchi di farina, lattine di frutta sciroppata e di carne. Tra gli edifici spuntano mazzi di asparagi come alberi e dalla skyline si intravedono cavatappi, frullini, uno scolapasta che diventa una cupola, uno schiaccianoci, un grande bollitore, un macinacaffè  altri oggetti trasfigurati in elementi di architettura industriale. Luca vola sempre più in alto, fino alla Via Lattea, per poi atterrare sulla sommità di una gigantesca bottiglia di latte. Sotto lo sguardo tra il dubbioso e lo speranzoso dei cuochi, il bimbo si tuffa nella bottiglia,  al cui interno la sua tuta di focaccia si dissolve lasciandolo nuovamente nudo, e al grido di “Latte di Luca luna di latte – Luca di latte latte di luna!” (in originale “I’m in the milk and the milk’s in me. God bless milk and God bless me!”) versa giù con il suo bricco una cascata di latte nella grande ciotola dei cuochi, che riprendono ad impastare, giocondi e sornioni. La luna sta tramontando e Luca, dopo aver intonato verso il cielo il canto del gallo – come un Peter Pan newyorkese con il bricco sulla testa – scivola, “pieno di sonno” giù fino al suo letto, dove si riaddormenta. Nell’edizione italiana, lo lasciamo intento a sognare l’avventura appena vissuta, mentre la versione originale si chiude con una chiosa che ci spiega che è grazie a Mickey/Luca che abbiamo la torta (divenuta focaccia in italiano) al mattino, ricollegandosi all’inizio dell’albo, che in inglese si apre con “Conoscete la storia di Mickey…?”.

Come la migliore letteratura per l’infanzia, questo albo può essere letto e goduto a più livelli da lettori diversi. Se ne possono apprezzare la trama surreale e gli aspetti visivo-artistici. Se ne possono cogliere aspetti interessanti a livello pedagogico: il protagonista affronta l’ignoto, finisce in pericolo, se ne libera e ribalta la situazione con creatività, inventandosi una soluzione con la logica perfettamente surreale propria del sogno. Altri ancora, come accennato, potranno leggere segni e temi interpretabili in chiave psicologica o psicanalitica.

Sicuramente il cibo rappresenta un mondo a sè, carico di valori,  significati e valenze sia soggettivi sia culturali e non privi di possibili ombre, e a me sembra un elemento centrale in Luca la luna e il latte.
L’idea del bambino che cade nell’impasto e rischia di essere mangiato dagli adulti richiama elementi arcani di alcune fiabe classiche. Nel linguaggio dell’affetto spesso ci capita di dire a un bimbo piccolo che lo mangeremo (di baci, solitamente), un’espressione che riflette un istinto fisico, quasi di tenera fusione con il cucciolo in questione.
Ma il venire mangiato, appunto, in alcune fiabe tradizionali come nell’epos occidentale e non solo, è anche simbolo di un potenziale sopruso, di una grande violenza o sopraffazione compiuta sui bambini, oppure ancora del genitore che fagocita emotivamente il figlio, mantenendolo dipendente, legato morbosamente a sè a discapito della sua autonomia.  Pensiamo a Cappuccetto Rosso, mangiata dal lupo insieme alla nonna, ad Hansel e Gretel, abbandonati dai genitori e poi imprigionati dalla strega che li vuole mangiare dopo averli attratti con l’illusione di dolci e cibo; a Pollicino che rischia di essere divorato, insieme ai fratellini, dall’Orco; a Crono che sbrana i suoi figli per non venire spodestato da nessuno di loro.
Anche in Nel paese dei mostri selvaggi sia Max verso la mamma, sia i mostri verso di lui esprimono il desiderio di mangiare l’altro…in senso benevolo, o aggressivamente benevolo. Il cibo, poi, spesso viene interpretato come simbolo dell’amore e delle cure materne. In questo albo ha un ruolo centrale il latte, con il quale Mickey/Luca viene inizialmente confuso e nel quale, infine, si tuffa sicuro di sè, mescolandovisi ma senza fondersi con esso e senza rimanere intrappolato nella bottiglia. L’avventura del piccolo protagonista si potrebbe – in una delle tante visioni possibili – leggere come una prova attraverso la quale il bambino sperimenta i propri confini e le proprie capacità, affermando in modo sano la propria autonomia.

E a voi questa storia che cosa racconta?

Sendak, M. (2000). Luca la luna e il latte. Babalibri
Età consigliata: dai 4 anni.

Riferimenti:

Indick, W. (2014). Ancient Symbology in Fantasy Literature: A Psychological Study. McFarland

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...