“Rifugi”: luoghi del corpo, della mente, dell’anima

Era da un mese che non scrivevo su Immaginarie. Un mese in cui, tra le altre innumerevoli cose che possono succedere in un qualsiasi, rispettabile mese di maggio, ne è successa una straordinaria – beh, straordinaria ad un livello molto intimo e individuale e personale. La creatura piccola ma compatta, morbida ed esigente che di qui in seguito chiameremo La Polpetta è arrivata nella mia vita, e nella vita della persona che amo. E  ho come la sensazione di essere inguaiata forever, innamorata di questi occhi, di questo naso e di queste fossette da piccola gnoma venuta dallo spazio.
La Polpetta e questo blog, per quanto siano creature intrinsecamente piuttosto diverse, si sono originati nello stesso periodo: ho pubblicato il primo articolo il giorno dopo aver saputo che La Polpetta era in viaggio verso di noi. Quindi è come se questo lento ruscello di inchiostro virtuale avesse accompagnato l’attesa del suo arrivo.

E restando in tema di nidificazione – in senso lato – interrompo il silenzio stampa raccontandovi di una illustratrice e pittrice svizzera che ho scoperto di recente attraverso uno dei suoi intriganti albi illustrati. Si tratta di Emmanuelle Houdart e del suo Rifugi, edito da Logos.

Credo che Houdart potrebbe essere indicata come esempio per illustrare l’idea che gli albi non sono quasi mai necessariamente solo destinati ad un pubblico bambino, come se le arti visive fossero qualcosa di limitato agli anni dell’infanzia.

Rifugi, come i migliori albi illustrati, è un’opera d’arte a tutto tondo, preziosa e ricca di simbologia, che potrebbe incantare il vostro vicino di casa sessantenne come la vostra bambina di 5 anni. Ne ricaverebbero sensazioni e viaggi mentali diversi, perchè un bel libro “per bambini” si può leggere a più livelli, e in fasi diverse della vita.

Il concetto alla base di questo albo è confortante: ognuno di noi ha, oppure può trovare nella propria vita, un rifugio o dei  rifugi. Che non sono necessariamente luoghi fisici, ma anche persone amate, luoghi della mente, angoli dell’anima nei quali siamo completamente a nostro agio.
Il primo rifugio fisico – ma non solo – è la pancia della mamma, la cui evoluzione sono, nella maggior parte dei casi in cui le cose vanno bene, le braccia della mamma. Un rifugio può essere un fratello o un amico fraterno: qualcuno che ti sa consolare, con cui sai che farai la pace, comunque, alla fine. Un amico più grande, come un nonno con cui sperimentare avventure spericolate senza paura. O un amico più piccolo, come un nipotino attraverso il quale continuare a crescere, nel senso di scoprire, stupirsi, provare.
E’ rifugio il gruppo di amici che ti conosce, con i quali puoi essere te stesso e recuperare le forze.    Ma può essere rifugio anche un tempo di solitudine, un personale “giardino segreto” che ci permette di rinascere quando ne abbiamo bisogno, secondo i nostri ritmi, lasciando fuori i rumori. Uno spazio per ritrovare noi stessi coltivando le nostre passioni, come nella suggestiva tavola che rappresenta un’adolescente abbarbicata su un cuscino all’interno di una pianta avvolgente, forse marina, ai cui rami sono appesi i simboli di ciò che ama o di ciò che alimenta la sua mente e la sua anima. Una caverna accogliente nella quale potersi felicemente crogiolare ed esplorare, capire chi si è e dove si vorrebbe andare.
E’ rifugio una relazione d’amore profonda nella quale ci si sente a casa; un legame che diventa “il luogo dove appoggiare le valigie”, che scalda il cuore e ricarica naturalmente di energie.
Ed è rifugio il mondo del sapere: la cultura, la lettura, le idee, la possibilità di conoscere il mondo attraverso le pagine dei libri. Studiando, esplorando curiosità e paure, punzecchiando la propria fantasia, nutrendo la propria mente. Noi bibliofili senza dubbio possiamo apprezzare questa doppia tavola ambientata in una biblioteca, tra cuscinoni e lussuriosi piatti di torta con fragole e panna (perchè anche il corpo va nutrito e, qualche volta, coccolato, specie quando ci si trova nel proprio rifugio). Un rifugio che è “un riparo contro le difficoltà”: attraverso la conoscenza si possono affrontare problemi, prendersi cura di se stessi e degli altri,  riempire il proprio bagaglio (che in questa tavola è raffigurato come una sorta di cesto che sembra un po’ il cappellino di una ghianda e un po’ il guscio di una tartaruga) di strumenti, di abilità che ci renderanno più forti.
Per finire, è rifugio ogni luogo, anche inesistente, dove la nostra mente trova riparo. In un’affascinante doppia tavola, attorno ad un personaggio addormentato si affollano le ombre di una moltitudine di personaggi dell’immaginario collettivo, tra cui divinità e simboli di varie tradizioni religiose (compresa una statuetta della Dea Madre), supereroi, un Barbapapà, Pippi Calzelunghe, Santa Claus. Perchè la nostra mente, oltre che delle relazioni e delle esperienze concrete della vita di ogni giorno, si nutre anche di idee, di fantasie, di narrazioni di vario genere, da quelle delle religioni a quelle della letteratura e delle altre arti. Da tutto questo può trarre conforto, ispirazione e anche, come suggerisce Houdart, un senso di protezione. Come potete intuire – anche dal nome del blog – non potrei essere più d’accordo con l’autrice e trovo questa scena particolarmente liberatoria e quasi “empowering”: il guazzabuglio della mia testa non sarebbe assolutamente lo stesso senza il rimescolarsi continuo dei personaggi e delle storie che, man mano, si aggiungono al mio immaginario.

Rifugi è un’opera da sfogliare e risfogliare, scoprendo ogni volta nuovi particolari ed elementi simbolici e stilistici che arricchiscono ed impreziosiscono ogni tavola, non tutti leggibili e riconoscibili ad un primo sguardo d’insieme. Due motivi che ricorrono sono, da una parte, quelli vegetali – gli intrichi e le trame delle piante, ma anche i motivi floreali quasi onnipresenti – e, dall’altra, le mani, spesso avvolgenti e protettive.
Un albo che propone una lettura, a mio vedere, potente, intima, evocativa e conturbante, che può lasciare ad ogni lettore emozioni diverse.

In questa intervista realizzata da #Illustrati, Houdart spiega come l’idea dell’albo sia nata in lei entrando in contatto, attraverso laboratori che conduce nelle scuole, con molti bambini che avevano traumi alle spalle.

Voglio fare un libro che parli di protezione, di consolazione, di cose meravigliose…esiste anche questo! Poi, mentre lavoravo al libro, in effetti mi sono accorta che quello che mi proteggeva meglio e di più…[…] è soprattutto la condivisione con gli altri a nutrirti, proteggerti e consolarti delle cose tristi. Per me le persone più importanti sono il mio compagno, i miei figli, i miei amici. Sono le persone che mi circondano i miei rifugi, anche se  non devono essere soltanto dei rifugi.

Ora che ho scoperto Emmanuelle Houdart, credo che inevitabilmente la mia prossima tappa sarà Mia madre, sempre edito da Logos.

Quali sono i vostri rifugi? Vi ritrovate in quelli illustrati da Houdart?

 

Houdart, E. (2015). Rifugi. Logos edizioni.
Età consigliata: dai 4 anni.

 

2 pensieri riguardo ““Rifugi”: luoghi del corpo, della mente, dell’anima

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