Questo è un post che è rimasto nelle bozze per un po’. Perché qualche tempo fa, finalmente, ho fatto la conoscenza di Flutti di David Wiesner. Un autore che è un mostro sacro e un’opera, comprensibilmente, pluripremiata, analizzata, commentata. Tanto che mi sembrava non avesse senso aggiungere qualcosa a quello che è già stato detto e scritto al riguardo.
Però Flutti continua a ronzarmi per la testa, e allora ecco i miei due cents, nel caso qualcuna di voi non abbia ancora incontrato questo strabiliante libro senza parole!
Flutti nell’edizione originale è Flotsam, che significa all’incirca”detriti galleggianti”. Esce nel 2006, e pochi anni fa Orecchio acerbo lo ha pubblicato anche in italiano.
È un libro a figure che ha al centro le immagini, il guardare, l’occhio e gioca a più livelli con questi elementi, nella cornice di una narrazione dal taglio cinematografico che si interseca con quello fumettistico.

Un ragazzino sta trascorrendo una giornata al mare. Più che giocare, è impegnato a curiosare, con uno sguardo scientifico – ha con sé un binocolo ed un microscopio – tra le creature che popolano il mare e la riva. Finché un’onda più intensa delle altre deposita sul bagnasciuga un oggetto straordinario. È una macchina fotografica dall’aria antica, incrostata da lungi viaggi tra le onde, che porta il nome di Melville, e che promette di rivelare segreti sottomarini a chi la troverà.

Il ragazzino corre a fare sviluppare le foto, che gli riveleranno immagini catturate dal misterioso apparecchio in quello che sembra un mondo parallelo. Creature oltre ogni immaginazione, città negli abissi, pesci meccanici, piovre che hanno arredato casa con i mobili di un relitto: è un tesoro inestimabile quello che il nostro protagonista si ritrova tra le mani. Uno sguardo su un universo inaccessibile, insondabile e fantastico.

Ma una sorpresa, forse, ancora più grande sbuca dal plico di foto: come in una matrioska o un frattale, compare la foto di una ragazza che ha tra le mani la foto di un altro bambino, che a sua volta ha tra le dita un’altra foto. Studiando l’immagine al microscopio, il ragazzino si affaccia su un gioco vertiginoso e segreto che si perde a ritroso nel tempo.

Anche la lettrice o il lettore, senza il filtro delle parole ma immergendosi nelle immagini, diventa partecipe di questo gioco che trascende il tempo e lo spazio, unendo tra loro bambini e bambine di tanti luoghi ed epoche diverse. Con in comune, appunto, il segreto della Melville e dei mondi sconosciuti che questa macchina prodigiosa disvela solo agli occhi di chi è piccolo e sa guardare.

Tante domande potrebbero affollarsi nella mente del protagonista, così come in quella di chi legge: sia sulla realtà parallela che Melville fa intravedere, sia sulle storie dei bambini e delle bambine dei quali conosciamo solo i volti e sull’origine dell’apparecchio. Ma Flutti, nel suo raffinato gioco di sguardi, non segue queste direzioni, elude queste domande.
Il mare è destinato a rimanere, in questa narrazione, un luogo di potente mistero: immenso, altro, affascinante, mai del tutto conoscibile dagli esseri umani, per quanto la scienza e la tecnologia possano dare loro l’illusione di conoscere tutto e di esercitare un dominio su tutti gli elementi naturali.
Custode di questo mistero diventa, in un certo senso, una manciata di bambine e bambini, ragazzine e ragazzini che, silenziosamente, si passano il testimone, restituendo Melville al mare perché possa continuare il suo viaggio, senza rivelarne l’esistenza agli adulti. Adulti che, nella loro alterità irreversibile, potrebbero rischiare di fare del male a quel mondo segreto. Invadere con riflettori accecanti quei favolosi abissi, snaturarli, romperne gli equilibri.
Naturalmente sono tanti i punti di vista attraverso i quali si può guardare quest’opera. Forse perché quella che viviamo è un’epoca di intensa eco-ansia, questa dimensione è quella che emerge per prima ai miei occhi. Quella dell’infanzia come terreno nel quale il contatto profondo con i misteri della vita e della natura non è ancora svanito. Come tempo nel quale lentamente sbiadisce la memoria di quanto tutte le creature viventi siano parte di uno stesso cosmo, come suggeriscono Emy Beseghi e Giorgia Grilli nell’Introduzione a La letteratura invisibile. Infanzia e libri per bambini (Carocci, 2011).
Ragazzine e ragazzini vissuti nell’arco di un secolo e mezzo diventano, qui, custodi del meraviglioso mistero del mare, proprio per la loro capacità di guardare (ancora) oltre. Di vivere a cavallo tra il positivismo dei nostri tempi ed una dimensione pre logica, aperta alla magia. Di proteggere ciò che è insondabile, e di lasciarlo vivere senza appropriarsene.