Il 31 maggio è la Giornata internazionale dei sibling, cioè dedicata alla relazione tra fratelli e sorelle. Un legame complesso, che può avere tante dimensioni e sfumature e cambiare molto nel tempo, a seconda, naturalmente, dei vissuti e delle storie di ogni persona.
Vi lascio qui come spuntino di lettura un titolo arrivato in Italia nel 2024 grazie alla casa editrice Camelozampa, il primo di Eva Lindström ad essere approdato sui nostri scaffali: Niente è impossibile per noi, tradotto da Laura Cangemi. Questo è anche il titolo della mostra monografica che è stata dedicata all’autrice ed illustratrice svedese a Bologna, organizzata dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, e che si conclude proprio in questi giorni.

Protagonista è una diade di fratelli – potrebbero essere anche fratello e sorella, il loro genere non è specificato – che da poco ha traslocato da un altro pianeta, insieme alla mamma e al cane King. Potrebbe essere un altro pianeta metaforico, riferirsi ad una migrazione da più o meno lontano; quello che conta è la sensazione dei piccoli protagonisti di essere sbarcati in un luogo altro, un’altra vita e di sentirsi in qualche misura alieni, strani rispetto a dove sono approdati. Sono rappresentati come quasi identici, gemelli o vicini per età, vestiti allo stesso modo, con un onnipresente cappuccio in testa che potrebbe lasciar intendere la loro natura di “extraterrestri”
Noi seguiamo la loro voce e Niente è impossibile per noi si ripete tra queste pagine come un mantra, una formula magica di resilienza. Una formula attraverso la quale i due piccoli si danno forza ed esprimono fiducia nella possibilità di mettere radici e fiorire nonostante le incertezze che accompagnano il cambiamento in atto.

I fratellini vanno incontro alla loro nuova vita. Una città ancora sconosciuta, una scuola piena di bambini ancora estranei, un vicino di casa burbero, e il vecchio pianeta che non si riesce ad avvistare dalla finestra, chissà dov’è. Così come il papà, che è rimasto indietro, nell’altro pianeta, non sappiamo se per scelta o per circostanze difficili e non se ne hanno notizie.

La mamma è sullo sfondo, presente ma fuori dal focus narrativo, mentre un ruolo centrale nel racconto è quello del cane King, adorato dai fratelli, che investono su di lui molte cure, affetto ed energie.
I due bambini attraversano la loro nuova realtà tenendosi per mano, in senso letterale e figurato, sostenendosi a vicenda, facendosi strada forti del calore del loro piccolo nucleo familiare e della capacità infantile di vivere con un piede nella realtà materiale e con l’altro in una dimensione parallela, che trascende quella materiale e permette di sopportarne meglio le asperità. E facendo i conti, come possono, con la lontananza del papà, con la perdita di ciò che era per loro familiare, con l’incertezza di ciò che succederà, mentre si preparano per il ricongiungimento che è nei loro desideri.

Lindström ci avvicina a questa storia delicata attraverso lo stile che la contraddistingue, con tocchi surreali e sottilmente destabilizzanti, forme appiattite ed essenziali ma al contempo espressive, tavole che lasciano spazio al non detto, lasciando alla lettrice o al lettore la libertà di unire i puntini, interpretare, immergersi in profondità seguendo la traccia suggerita dal testo.