A cavallo con Edith la bibliotecaria

Le avventure di Edith la bibliotecaria Giralangolo Edt

Nell’ambito della loro bella iniziativa #albiinviaggio Gaja e Shane (rispettivamente @leggere_narrazioni e @paginetralenuvole su Instagram) mi hanno invitato a rappresentare la mia regione, il Piemonte, insieme ad altre book blogger.

L’idea di fondo proposta: raccontare, in una diretta Instagram e un post, un albo illustrato che, per le blogger, in qualche modo richiami ciò che per loro è “casa”.

Il libro che ho scelto è Le avventure di Edith, bibliotecaria a cavallo, scritto da Emma Carlson Berne ed illustrato da Ilaria Urbinati, una novità primaverile del catalogo Giralangolo.

E’ la storia di Edith, una delle tante bibliotecarie itineranti che, nel periodo della Grande Depressione, ogni giorno percorrevano molte miglia su e giù per i monti Appalachi, nel Kentucky, per consegnare libri nelle fattorie e nelle case più isolate.

A questo punto vi starete chiedendo… Kentucky? Cavalli? Anni Trenta? Ok, il contesto di questo albo è lontano nel tempo e nello spazio, e a cavallo sono salita una volta sola negli anni Novanta, ma il legame con ciò che per me rappresenta “casa” per me c’è, e ve lo spiego. 😉 L’illustratrice, Ilaria Urbinati, è di Torino, questo è un legame geografico, certo. Ma non è il motivo della mia scelta.

Questa storia contiene, tra i suoi elementi, due luoghi – in senso lato – che sono stati, e ancora sono molto vicini alla mia esperienza e alle mie radici. Le montagne, che fanno parte del tessuto geografico e, se vogliamo, anche umano della mia regione, sono anche uno dei miei luoghi del cuore. Se volete un motivo romantico, beh, sicuramente i miei antenati erano per la maggior parte pastori sulle Alpi Cozie. E anche se sono stata – e rimango – una bambina di città ho avuto la fortuna di trascorrere molti scampoli di estate qua e là per la Valle di Susa. L’estate più epica da questo punto di vista è stata quella che ho passato come sguattera in un rifugio in alta quota.

Le biblioteche sono per me sono un luogo magico, sacro perchè democratico e (in teoria) aperto a tutti, nel quale da ragazzina mi perdevo per ore.
Quando ho vissuto un anno all’estero, la biblioteca del quartiere è stata uno dei primi posti che ho individuato sulla mappa. Anche quando vado a visitare una città, se riesco ci infilo sempre una capatina nelle biblioteche locali.

Ma torniamo a Edith. La nostra protagonista ha una rigogliosa chioma rossa ed energia da vendere, cavalca un cavallo di nome Dan e ogni giorno si sveglia sapendo di avere davanti una giornata ad alto tasso di adrenalina. Le sue montagne le conosce bene, ma questo non rende meno rischiosi e duri i tragitti che percorre per fare il suo lavoro. Un lavoro nel quale, evidentemente, crede molto, e nel quale crede anche il governo guidato da Roosevelt, che ha investito in questo programma.


Queste montagne sono casa, per Edith, sono maestose e sono al contempo un luogo selvaggio, impervio, nel quale la natura matrigna di Leopardi fa capolino e dice: ciao, ragazzi, sono qui, sono meravigliosa ma se volete attraversarmi lo fate a vostro rischio e pericolo.
Edith parte la mattina presto e la sua prima tappa è la fattoria dei Caudill: il piccolo William le ha chiesto un libro d’avventura. E la strada da fare per consegnarglielo sarà, in sè, una vera avventura per Edith e Dan.

L’intreccio in sè è semplice, e rende l’albo accessibile a lettori di 3-4 anni che abbiano già un certo appetito per le storie. Ma ciò che colpisce è il grandissimo valore riconosciuto ai libri, che vengono visti come strumento di alfabetizzazione, certo, ma anche molto altro. E che vengono considerati, anche in un periodo di forte crisi economica e in un contesto geografico difficile, un bene di prima necessità. Un bene al quale i cittadini di ogni età e condizione devono, se lo desiderano, poter accedere.


La situazione degli abitanti degli Appalachi potrebbe suggerirci qualche punto di contatto, al netto delle grandi differenze, con l’isolamento che abbiamo vissuto nei lockdown degli ultimi anni. Tante persone, quelle che ne avevano la possibilità, hanno trovato compagnia nei libri o negli ebook. Sono state tante le iniziative spontanee di promozione della lettura a distanza, soprattutto per i bambini. Perchè i bambini e i ragazzi che non avevano, già prima, libri in casa, nei periodi di chiusura totale o quasi non hanno potuto accedere nè ai libri circolanti a scuola, nè a quelli delle biblioteche. E questo è solo un aspetto delle limitazioni (culturali, sociali, umane) a cui sono andati incontro bambine, bambini e giovani in questi anni.

Le biblioteche in molte città sono rimaste chiuse a lungo, poi hanno riaperto con servizi limitati (ma meno male che a qualcuno è venuta in mente l’idea del prestito sulla soglia). Fino a un mesetto fa, ci si poteva fermare a consultare i libri solo con il green pass; in questo momento, nelle biblioteche della mia città, la situazione sembra essere tornata, grosso modo, quella del servizio regolare pre-pandemia e speriamo che rimanga così.

Il programma delle bibliotecarie a cavallo è durato 9 anni; alcuni anni dopo, nuove strade sono state costruite tra le montagne del Kentucky, e il lavoro delle biblioteche itineranti è proseguito su furgoni e automobili. L’impegno delle colleghe di Edith rimane, a livello simbolico, un’esperienza dal grande valore simbolico, oltre che pratico. Una possibile fonte di ispirazione per tutte le persone che oggi si impegnano nel portare i libri in giro, a più bambine e bambini possibili e, a volte, per farlo, si inventano i modi più inaspettati.

Buone cavalcate a voi!

Carlson Berne, E., Urbinati, I. (2022). Le avventure di Edith bibliotecaria a cavallo. Giralangolo EDT

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