Una matita viola per aprire nuovi mondi

Dopo una lunga assenza dagli scaffali italiani ritorna il 14 maggio Harold e la matita viola, pubblicato da Camelozampa nella traduzione di Sara Saorin, per la prima volta in un’edizione cartonata di grande formato. Un grande classico degli albi illustrati, nato nel 1955 dalla mente di Crockett Johnson (pseudonimo di David Johnson Leisk), celebre fumettista e illustratore statunitense creatore della serie a fumetti Barnaby, marito (e spesso co-autore) dell’altrettanto poliedrica scrittrice Ruth Krauss.

La coppia, legata da amicizia e collaborazioni professionali ad un altro grande autore, Maurice Sendak,  fu sotto stretta sorveglianza dell’FBI  durante gli anni del maccartismo e della guerra fredda per il suo orientamento liberale e anticonformista. E anche il piccolo Harold, protagonista di una fortunata serie di cui questo è il primo volume (e che Camelozampa pubblicherà per intero), non è il classico bambino che ci si aspetterebbe in un libro degli anni Cinquanta. Per cominciare, fin dalla copertina scarabocchia liberamente fuori dai margini, in un ghirigoro che non viene contenuto dai confini della pagina, a suggerire da subito che la matita è sua e intende farci quello che vuole. Almeno per la durata della narrazione, non è subordinato nè vincolato a figure  o sguardi adulti. Non sappiamo pressochè nulla di lui, della sua vita durante il giorno; lo incontriamo immerso in quello spazio bianco che inizierà a prendere vita unicamente attraverso il potere della sua immaginazione. Harold ha pochi capelli sulla sua testa tondeggiante e indossa quello che, a casa mia, chiamiamo pigiamino totale, di quelli che includono i piedini. La sua età è indefinita, ma sufficiente perchè sappia camminare e maneggiare in autonomia una matita colorata (nell’originale un crayon, un pastello a cera).

harold e la matita viola camelozampa

Quando conosciamo Harold è sera, lui è già in pigiama e stringe nella manina uno strumento apparentemente quotidiano: la sua matita viola. Dopo averci pensato un po’ su, decide di fare una passeggiata al chiaro di luna. La luna non c’è, allora lui la disegna, e disegna anche una strada sulla quale camminare. Lo spazio bianco inizia a prendere vita e forma e tutto un mondo inizia ad esistere attraverso il segno viola della matita.

Dopo poco Harold si stufa di quella strada sempre uguale, allora si inventa una scorciatoia, che lo conduce in una foresta. Con molta ragionevolezza, per non perdersi, il bambino decide che la foresta debba avere un solo albero. Un albero di mele, che saranno buonissime da mature. Ed ecco che serve un guardiano: Harold dà vita ad uno spaventoso drago, così spaventoso che lui stesso si impaurisce della sua creazione e indietreggiando, tremolante…si ritrova tra le onde del mare. Il ritmo è rapido e non mancano i momenti di pericolo: in ogni situazione, il bimbo non si scompone e inventa velocemente una soluzione ai suoi bisogni, in un processo creativo continuo nel quale ciò che non esisteva appare grazie all’immaginazione di Harold.  Una barca a vela per solcare le onde, una mongolfiera per non cadere nel vuoto, ma anche un alce e un porcospino felici di sgranocchiare gli avanzi del suo picnic sulla spiaggia.

Quando il piccolo protagonista inizia ad avvertire la stanchezza e la voglia di tornare a casa, cerca la finestra della sua cameretta. La ricerca si fa più difficile del previsto, come in quei sogni erranti e un po’ inquieti nei quali si fa fatica a trovare l’oggetto o il luogo desiderato oppure, appunto, a tornare a casa o in un luogo sicuro. Harold disegna un’intera città fatta di finestre, ma nessuna è la sua. Finchè, con un espediente creativo, il piccolo trova, ancora una volta, la strada giusta. La luna è stata l’elemento iniziale del suo mondo disegnato, e sarà la chiave per il ritorno a casa.

Harold si muove in autonomia – muovendo la sua matita – nello spazio che lui stesso crea. Il suo è un mondo onirico sul quale, però, esercita un notevole controllo: è lui a inventarlo e a trasformarlo in base ai suoi desideri e alle sue necessità, e a decidere quando cercare la via d’uscita e la strada del ritorno.
Un’opera pionieristica nel suo genere, che si può leggere in tanti modi. A me piace interpretarla come un tributo a quel potere magico che molti di noi hanno conosciuto nell’infanzia (e poi di solito visto svanire), quella capacità naturale di vedere l’invisibile, di percepire come reali mondi immaginabili e immaginati, di varcare il confine tra il qui e ora e ciò che potrebbe essere.

 

Johnson, C. (2020). Harold e la matita viola. Camelozampa
Età consigliata: dai 4 anni.

 

 

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