La canzone del domani

Arriva in questi giorni, vicini all’8 marzo, sui nostri scaffali un nuovo lavoro di Sonia Maria Luce Possentini. Un libro a figure che fissa su carta e nel nostro immaginario la storia individuale di una giovane donna che si inscrive nel grande fiume della storia collettiva.

Nel 2024 lo splendido Per mille camicette al giorno, sempre edito da Orecchio acerbo, ci aveva raccontato con i testi di Serena Ballista e le illustrazioni di Possentini la vicenda tragica delle operaie uccise sul lavoro nel 1911 nell’incendio della Triangle Shirtwaist Factory a New York.

In questa nuova opera, l’autrice ci accompagna nell’Italia rurale del 1944, già messa a dura prova da anni di guerra. Qui incontriamo Oriele, 20 anni, un figlio piccolo, un marito prigioniero in Germania. Nei cieli volano le ombre degli aerei alleati che sganciano bombe. Oriele, come tante altre donne, lascia temporaneamente il suo bimbo e il suo paesino e parte per fare la mondina, come fa da quando aveva quattordici anni. Con lei c’è anche Mercede, sua amica dall’infanzia.

La vita delle mondine è durissima. Il lavoro è massacrante, il cibo scarso, i caporali prepotenti, le condizioni in cui vivono le lavoranti stagionali sono molto precarie e spesso fanno ammalare. Ma tutte loro conoscono bene la miseria e sopportano tutto, anche i morsi delle sanguisughe.

Una sera, però, Mercede ha la febbre alta. Oriele capisce che il giorno dopo la sua amica non potrà lavorare, e con ogni probabilità verrà cacciata, rimandata a casa, malata e a mani vuote. In una lunga notte senza riposo, in lei l’angoscia e lo sconforto cedono il posto alla fierezza, alla rivolta.

E la mattina dopo, nella risaia, intona un canto. Alla sua voce si uniscono, come in un rituale, quelle delle compagne, una dopo l’altra, come una voce sola che chiede dignità e diritti nel lavoro. E il loro canto sembra uscire dalle pagine.

Questo libro è ispirato ad una vicenda reale, quella delle milleduecento donne che nel 1944 rivendicarono la riduzione da 8 a 7 ore lavorative, riso, copertoni per le biciclette, abiti e parità di diritti. In Emilia, in Piemonte, in Lombardia.

Come in Per mille camicette al giorno, e prima ancora ne Gli zoccoli delle castagne, Possentini ci trasporta attraverso le sue tavole ad acquarello dal taglio fotografico – e qui anche attraverso il testo scritto, vivido, concreto e visionario al contempo – in un mondo antico. Un mondo aspro, povero, a volte brutale, riscaldato però dai legami umani, dalle persone che si vogliono bene, che tengono duro finché possono e che a volte scelgono di non rassegnarsi. Quelli che delinea sono momenti della Storia nei quali si dispiega e prende forma l’immaginario di un futuro migliore. Da costruire sfidando la violenza, le consuetudini, i rapporti di potere scolpiti nella pietra.

Queste mondine hanno poco, e tutto, da perdere. In un contesto sociale nel quale sono già persone subalterne, chiuse entro ruoli prescrittivi e tenute al loro posto attraverso un rigido sistema di controllo, in un periodo storico nel quale molti uomini sono lontani e la sopravvivenza stessa delle loro famiglie è tutta sulle loro spalle, loro decidono lo stesso di giocarsi il tutto per tutto.
Le loro voci erano, e sono, meraviglia.

Oriele è una persona reale, viveva a Canossa, è rimasta amica di Mercede per poco meno di un secolo ed era la nonna di Sonia Maria Luce Possentini.

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