Giocattoli di Alice Barberini. Di notti e di doni

Adesso manca davvero una manciata di giorni alle feste del solstizio d’inverno. Ed eccoci qui con due spuntini di lettura di quelli con dentro la luce e la meraviglia, che, per combinazione, mi sono arrivati tra le mani proprio ora. Hanno in comune l’ambientazione notturna, il freddo e qualcuno che ha qualcosa da donare – o forse un dono che è necessario condividere. E poi un incontro carico di magia, quella meno rumorosa, quella profonda.

Sono due novità fresche fresche, pronte per entrare tra i vostri libri di Natale e d’inverno preferiti.

Piccolo Yeti di Angélique Leone e Christine Davenier

Questo albo, edito da Nomos, mi aveva incuriosito. Poi è arrivato in regalo ai miei gnomi, ed è delizioso come avevo intuito.


Sulle pendici di una montagna incontriamo uno yeti bambino, che si sente solo. Si diverte a costruire piccoli giocattoli di legno, ma i suoi genitori sono troppo grandi per giocarci, e il piccolo prova una sorta di malinconia e desiderio per un qualcosa o un qualcuno che non conosce ancora. Può uscire nel bosco, ma gli raccomandano sempre di tenersi alla larga dagli umani: sono troppo pericolosi!

Un giorno, però, mentre sta per scendere il buio, il cucciolo vede da lontano tre piccoli umani, che sembrano innocui. Li segue a distanza attraverso il bosco innevato, fino ad arrivare ad un villaggio di casette di legno, con le finestre illuminate che splendono nel buio.

Dalla finestra intravede un albero addobbato, decorazioni colorate, e un profumino si diffonde nell’aria. Il piccolo yeti non riesce a resistere ed entra. Lo aspettano una sorpresa dolcissima e un simpatico malinteso. Per fortuna, gli adulti (il vero pericolo, con le loro paure?) sono tranquillamente a dormire.

La storia di un cucciolo solitario, di un desiderio di condivisione, di un incontro gentile e misterioso.

Poi vi racconto di

Giocattoli di Alice Barberini

Tra le novità di Orecchio acerbo editore, è un albo potente, giocoso, struggente allo stesso tempo. Di una bellezza folgorante, con un ritmo che ammalia e ti fa sentire il suono del vento.

Se fossi una sommelier di albi, azzarderei dire che si sentono tra queste pagine echi di altri illustrati stupendi.

Personalmente, ho ritrovato qui qualcosa del favoloso A mezzanotte di Gideon Sterer e Mariachiara Di Giorgio e anche sentori di quel capolavoro che è Casa del Tempo di Roberto Innocenti e Roberto Piumini.

La prima protagonista è la notte. Così protagonista che il giorno non ne è che una versione sbiadita, il giorno che viene a nascondere le stelle.

Nella notte vellutata, gli animali visitano un vecchio borgo, ormai quasi disabitato. C’è una casa illuminata, una finestra sempre aperta e c’è un uomo che, tanto tempo fa, i bambini conoscevano. C’è anche una bottega quasi sempre chiusa, dall’insegna scolorita.

L’uomo ha un talento (e un gatto di nome Rudolph). Non ha paura dei fantasmi del luogo in cui è rimasto a vivere. E il bosco non ha paura di lui.

Di notte, lupi, cinghiali, volpi, lepri visitano il villaggio avvolto nel silenzio. Entrano nella casa dalla finestra aperta, vanno a curiosare. Qualcuno guarda i Gremlins in televisione. Tutti lasciano qualche traccia. Quando arriva il giorno, a volte rimangono ad osservare da lontano.

Le stagioni scorrono, le stelle mutano nel cielo, annunciano l’inverno. L’uomo solitario si mette al lavoro. I piccoli lo sanno. Lo aspettano.

Alice Barberini dà vita ad una narrazione intima, dal respiro di fiaba, con occasionali incursioni pop. Fotografando i resti di un mondo quasi estinto ed il legame di simbiosi tra umano e natura selvaggia in un luogo liminale, di confine.

L’ultimo superstite del villaggio, un artigiano, è anche lui una creatura al confine. Non teme le bestie, le lascia entrare. Viene da un passato ormai scomparso, quando il suo paese brulicava di vita e la sua bottega di desideri da realizzare. Sembra tracciare, forse, la strada verso un futuro (remoto o non troppo) segnato da un nuovo equilibrio. Da un tacito patto – antico e dimenticato – tra gli umani e la terra.

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