Red Fox Road

In questo inizio d’anno segnato da una fortissima instabilità internazionale, in cui vediamo ogni minuto i leader più potenti del mondo mettere in discussione i principi base della democrazia e della convivenza civile, quindi un periodo leggermente ansiogeno, mi sono trovata a leggere un romanzo che parla di sopravvivenza.

Red Fox Road di Frances Greenslade è arrivato sui nostri scaffali nel 2020 nell’edizione di Keller. La sua protagonista e voce narrante è Francie Fox, tredicenne canadese con un grande desiderio di avventura e di contatto con la natura selvatica. La sua famiglia parte per un viaggio negli Stati Uniti, ma la destinazione finale – il Grand Canyon – non la raggiungerà mai (almento nell’arco narrativo coperto da questo libro).

Il gps che segnala la strada sbagliata, un guasto al pickup, e i Fox si trovano a dover fronteggiare un’emergenza dai risvolti poco prevedibili, isolati in mezzo ad una foresta su una strada secondaria. Inizialmente Francie sente un piccolo brivido: potrà finalmente mettere in pratica ciò che ha imparato sulle tecniche di sopravvivenza in natura. Ma la situazione diventa presto spaventosa. Il papà, esperto camminatore, parte in cerca di aiuti seguendo le indicazioni che crede lo porteranno sulla strada principale. I grandi sono d’accordo: Francie e la mamma resteranno vicino alla macchina, centellinando le provviste ed organizzandosi per aspettare qualche ora, in attesa del soccorso stradale. Ma le ore diventano giorni, e per la ragazzina e la madre reggere psicologicamente l’attesa è una sfida tanto quanto la ricerca dell’acqua e del cibo. Le due si trovano a condividere una vicinanza alla quale non sono più abituate, in un contesto di intensa tensione che mette a nudo, per ciascuna, i propri fantasmi e le proprie paure più intime.

Mentre i giorni passano, seguiamo via via i pensieri di Francie, le sue emozioni, i ricordi che questa situazione risveglia in lei. Scopriamo che la famiglia Fox sta elaborando un grave lutto, una ferita profonda per tutti e per ciascuno di loro. Alcuni anni prima, la sorella gemella di Francie, Phoebe, è morta. Veniamo a sapere che la madre di Francie ha attraversato diversi periodi di breakdown psichico, nei quali ha dovuto curarsi lontano dalla bambina sopravvissuta. Sappiamo che Francie si è sempre sentita meno amata della sorella malata, sia prima che dopo la sua morte. E che spesso la mamma cerca un po’ di sollievo fumando erba. Francie è piccola ma capisce molte cose, tra cui che la mamma, anche in questa situazione di pericolo, non è sempre del tutto presente e lucida. Si trova, così, a dover gestire anche questo aspetto, insieme alla ricerca di acqua e di erbe commestibili.
Finchè un giorno la mamma scompare, lasciando dietro di sè un biglietto nel quale le dice che tornerà a prenderla e che la ama. E Francie è davvero sola, al freddo, in mezzo ad una foresta.

Qui inizia la parte più intensa del viaggio interiore che il romanzo ci accompagna a seguire, in una scrittura intensa, carica di elementi sensoriali che ci riportano alla durezza e alla magnificenza dell’immersione in una natura potenzialmente ostile, e al contempo ricca nel delineare le sfumature del percorso psicologico della protagonista.

Perché questa ragazzina minuta e sola non dovrà solo mettere in pratica tecniche pratiche per sopravvivere, ma soprattutto dovrà attivare tutte le sue risorse mentali ed emotive per rimanere concentrata sul presente e decidere una strategia, per non lasciarsi andare all’ansia e alla disperazione, per governare il suo stesso terrore e il senso di abbandono.

Mentre vive tutto questo, Francie inevitabilmente rivive e rielabora, come in sottofondo, alcuni dei suoi vissuti più dolorosi e irrisolti, che riguardano sia la relazione con i genitori sia quella con la sorella. Ed è qui, in questo luogo fisico ma anche mentale estremo, che trova la forza di fare, via via, il passo successivo. A fare la differenza, forse ad imprimere una svolta, è lo sguardo di Francie, il suo vedere la natura come un unico organismo che ingloba tutti gli esseri viventi. Una forma mentis che la aiuta a controllare la paura e a togliersi dal pericolo in più di un’occasione. Finchè sarà una sorta di animale totem, che incarna per lei simbolicamente proprio lo spirito della sorella, a guidarla fuori dalla foresta.

L’approccio dei tre membri della famiglia Fox di fronte all’emergenza simboleggia, forse, il loro modo di vivere il dolore della perdita di Phoebe. Ciascuno dei tre cerca di tenere duro per gli altri, di salvare gli altri due e di salvarsi, anche se in ultima istanza ognuno sta lottando in solitudine contro i propri mostri. Il finale non scioglie tutti i nodi, anzi, ma si apre alla speranza che Francie riuscirà a salvarsi, non solo in senso fisico. Ad andare avanti. A ricostruire, forse, anche, il legame con la sua famiglia, tra tante incognite e fragilità. Francie porta da anni sulle proprie spalle il peso di essere la figlia sopravvissuta, ed è anche in questa foresta interiore che deve riuscire a sopravvivere e trovare la strada, integrando il lutto nella costruzione della sè del futuro.

Red Fox Road è inteso dall’autrice come il volume iniziale di una trilogia, quindi se volete veder crescere questa giovanissima protagonista potrete proseguire, per ora, con Green Mountain Academy, sempre pubblicato in italiano da Keller editore.

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