“Stepping Stones”: il cambiamento è dolceamaro

Tra i titoli che aspettavo alla fine della quarantena c’è lui: Stepping Stones di Lucy Knisley, disegnatrice e autrice di cui vi avevo già parlato l’estate scorsa (qui).
“Stepping stones” sono quei sassi in fila su cui possiamo zompettare per attraversare un ruscello, una pozza d’acqua o simili. Un titolo suggestivo per una graphic novel che ha come target primario i ragazzi delle scuole medie, ma che, come tutti i libri per ragazzi di ampio respiro e di alta qualità, ha qualcosa di universale da dire a persone di tante età.
In questo caso, credo che il qualcosa di universale sia rappresentato dai cambiamenti che ci troviamo ad attraversare, scelti da noi o meno.

Si apre come un blocco da disegno pieno di scarabocchi il racconto di Jen e di un’estate carica di trasformazioni. Jen ha – credo – circa 12 anni, è cresciuta a New York e si ritrova, dopo la separazione dei genitori, a trasferirsi in una fattoria in mezzo al nulla (un nulla molto idilliaco, a dirla tutta) insieme alla madre e al suo nuovo compagno. Quello di cambiare vita ed iniziare ad occuparsi di ortaggi e animali non era un sogno nella lista di Jen; è stata la mamma a ‘trascinarla’, riluttante, a Peapod farm, e l’impatto è tutt’altro che rose e fiori.
Come è naturale che sia, Jen sta ancora assorbendo l’urto della separazione dei genitori e si ritrova catapultata in una fattoria graziosa ma isolata e tutta da avviare, lontano dai luoghi e dalle persone che conosce,  sommersa di nuove responsabilità che in città non aveva – come quella di gestire il banchetto della verdura al mercato settimanale e di occuparsi dei polli. Peggio ancora, costretta alla convivenza con il nuovo fidanzato di mamma, Walter. Saccente, irritante, invadente e sempre pronto a dire la sua e dare giudizi e ordini non richiesti, ben prima di aver conquistato un minimo di fiducia da parte della ragazzina.
Il quadro di disagio generalizzato peggiora ulteriormente all’apparire delle due figlie di Walter, che passeranno parte del loro tempo libero con il padre. La più grande delle sorelle, Andy – apparentemente saputella e tranchant come Walter – mette Jen ulteriormente in crisi, evidenziando le sue insicurezze.

Knisley esplora con realismo e onestà, in questa narrazione in gran parte autobiografica, la rabbia e la frustrazione della protagonista nell’affrontare questa nuova fase della sua vita, nella quale – essendo figlia, essendo ancora piccola – sostanzialmente non ha voce in capitolo. Una condizione pressochè universale che spesso inizia a pesare nella preadolescenza, quando si è ancora troppo giovani per avere dei veri spazi di autonomia, ma le costrizioni, le debolezze e gli errori degli adulti cominciano a dare fastidio come un maglione che punge e decisamente troppo stretto.

Jen ha dovuto subire le conseguenze – emotive e pratiche – delle scelte dei genitori, che li hanno portati in direzioni di vita diverse, ed ora deve adattarsi alle scelte della madre e di Walter, ai loro ritmi, alle loro idee, alla loro organizzazione, sentendosi spesso fuori posto in questo nuovo contesto. Il suo rifugio sono il disegno – nel quale canalizza la rappresentazione dei sentimenti più difficili – , i fumetti e i gatti da coccolare silenziosamente in un angolino nascosto del fienile.

Questa non è – Lucy sia lodata – la classica storia della ragazzina metropolitana che scopre, meravigliata, le gioie della campagna. Ci vorrà tempo – ci saranno vari sassi sui quali saltare – perchè Jen inizi a sentire la fattoria come un luogo anche suo, a trovare una sua nicchia, nuove abitudini, un senso di appartenenza nonostante lo strappo con il passato ancora bruciante. Lentamente allo scontro costante con Andy subentra il dialogo, la scoperta delle rispettive vulnerabilità, la curiosità. E la nuova solidarietà intragenerazionale con le ‘sorelle part-time’ si trasforma in un elemento chiave, per Jen, nel processo di adattamento, di accettazione della sua nuova vita. Nei suoi elementi positivi e in quelli che, per adesso, non cambieranno magicamente e con i quali dovrà continuare a confrontarsi e, talvolta, a scontrarsi.

Knisley è una narratrice ironica e gentile, che riesce a delineare con delicatezza, ricchezza di dettagli e con una trama sostanzialmente priva di grandi eventi, tutto un percorso di mutamento interiore. Una lettura deliziosa dai 10 ai 99 anni (e oltre).

Knisley, L. (2020). Stepping Stones. Random House Graphic.

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